Il libro di Vittorio De Chiara, Lascia che il fiume scorra ancora, già nel titolo demanda a Eraclito, il quale non solo affermava che tutto scorre, ma anche che noi possediamo null’altro che i ricordi. Dunque, viviamo per un semplice refolo di tempo, poi tutto di noi scompare. Tuttavia, in quel refolo di tempo siamo in grado di immagazzinare nei nostri ricordi la storia non solo della nostra fugace vita, ma dell’intera umanità che ci ha preceduto. Scrive Umberto Eco che “noi ci ricordiamo di avere attraversato il Rubicone insieme a Cesare, di avere combattuto a Waterloo con Napoleone, di avere viaggiato con Gulliver e incontrato nani e giganti, perché leggere e scrivere è il compenso che riceviamo per non essere immortali”. Nessun altro essere vivente gode di una simile facoltà.
Lascia che il fiume scorra ancora è l’elegante monito che Vittorio De Chiara raccomanda ai discendenti, come l’unica vincita possibile da perseguire in una elegante soirée trascorsa al Casino dal nonno Raffaele. Una galleria di personaggi d’epoca sia lontana nei tempi sia di prossimità attuale: uomini e donne che appartengono alla storia collettiva o al contrario che sono anonime figure singole che solo noi abbiamo conosciuto; luoghi meravigliosi di benessere e campi di battaglia mortiferi; paesaggi ricchi di fascino esotico e angoli di pace casalinga. La fluviale ed elegantissima narrazione di Vittorio De Chiara scorre come il fiume di Eraclito e, attraverso la lettura, ricostruisce nel lettore il riscatto della mancata eternità: resteremo vivi finché sapremo ricordare il fiume che scorre, come una serata di gioco col destino, in cui l’unica vincita che diverrà nostra sarà il ricordo che manterremo.

Sandro Gros-Pietro

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Febbraio

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