PREFAZIONE

Il sentimento di appartenenza alla cittadina di Val della Torre, sita nella Val Casternone, inserita nel complesso delle Alpi Graie, è il motivo principale del libro di Alessandro Colombatto, industriale del luogo, discendente da antenati di origine montanara. I valtorresi hanno alle spalle un’antica storia che risale con sicurezza comprovata fino agli insediamenti romani, ma conservano vestigia preistoriche ritrovate nel territorio, databili all’età del bronzo: sono abitanti selezionati e acculturati dalla teoria di sopravvivenza e di sviluppo civico elaborata in almeno venti secoli di storia documentabile, ma con radici che affondano in una lontana preistoria di cui restano poche tracce, ma anche sicure testimonianze. Questa antica sapienza, istruita nel mestiere di sopravvivere con caparbietà e di sapere vivere con dignità e con piacere, illumina ogni pagina del libro di Colombatto. L’Autore, forse, avrebbe voluto limitarsi a scrivere un libro dedicato alle sue memorie, ma in verità, seppure parlando di sé, egli rivolge sempre lo sguardo alla sua gente e ai luoghi natii, con dolce tenerezza e con un sentimento di nostalgia che celebra l’amore dello scrittore per la sua terra e per l’incanto di bellezza del luogo, anche meta turistica, circondata dalla chiostra dei monti Musiné, antico vulcano spento, e le altre vette Curt, Arpone, Lera e Barone. Il torrente Casternone attraversa il territorio e confluisce nel torrente Ceronda, che a sua volta alimenta la Stura di Lanzo. L’incanto del luogo è aumentato dalla presenza diffusa di laghetti di montagna, specchi d’acqua frequentati, oltreché dai turisti, anche da diversificate specie avicole e da selvaggina.
Gran parte del libro si riferisce agli anni eroici della fine della Seconda Guerra mondiale, quando tutta l’Italia scontava il pesantissimo fardello di un conflitto perduto e dei focolai di guerra civile protrattasi nel confronto finale fra fazioni politicamente avverse, prima del trionfo civile della libertà e della democrazia, avvenuta nel 1946. Leggiamo le storie ricche di umanità, di dedizione al lavoro, con vibrazioni sentimentali e passioni erotiche di Domenico e Luigia, chiamati per soprannomi Mini e Vigi. Sono vicende di balli di Paese, eseguiti con grandissima passione; c’è la fatica del lavoro del montanaro, che vive raccogliendo legna da ardere e castagne con cui riscalda e nutre l’intera famiglia, nonché del pascolo di mucche e capre, con relativa fabbricazione dei formaggi; l’allevamento dei maiali e l’ottenimento dei salumi; la coltivazione del terreno per la produzione di frumento e di granoturco, cui si aggiunge la raccolta del fieno per gli animali.
Molte pagine sono destinate a rappresentare le tipologie di carattere della popolazione, dal massimo della generosità e del sacrificio rappresentata dalla vita di Mincota, che perde il fidanzato caduto in Prima Guerra mondiale con i ragazzi del ’98 e si consacra al sacrificio per allevare i fratelli orfani; al massimo dell’avarizia, rappresentato da Battista, l’uomo più ricco della cittadina, con palazzo in piazza del Municipio, attaccatissimo al danaro, ma quando una vedova si toglie il pane di bocca per restituirgli un debito contratto dal marito defunto, con aggiunta degli interessi, ecco che Battista la ferma, dicendole schiettamente che “alle vedove non si devono chiedere interessi”. Ogni pagina è un omaggio alla civiltà dei montanari, ma è anche un fremito erotico rivolto alla bellezza delle donne, che sono veramente il “sale della terra”, il massimo delle emozioni di gioia e di piacere concesse agli uomini e vicendevolmente, accade l’inverso per gli uomini sempre desiderati e adocchiati dalle fanciulle in fiore.
Gran parte del libro è dedicata all’educazione burbera dei genitori, che ricordano le pagine del noto libro di Gavino Ledda, Padre padrone, ma che poi si illuminano nel riscatto del figlio maggiore, dicasi Alessandro, cioè l’Autore stesso, che insieme ai fratelli promuoverà il miracolo economico italiano, vissuto all’interno della sua famiglia, trasformata da montanari in industriali.
Alessandro Colombatto scrive con sincerità e partecipazione la storia della sua vita e della sua famiglia che si identifica nell’intera storia nazionale, di un’Italia povera, contadina, montanara, che attraverso la grande forza di volontà, l’assiduo lavoro e l’imponente sforzo di darsi una meditata e vasta istruzione, risolleva le proprie condizioni e arriva a portare l’Italia ad essere la quinta potenza economica del mondo intero. È un libro appassionante e istruttivo, ma è soprattutto un libro molto divertente, perché scritto in modo semplice e solare, come il racconto di un amico davanti al caminetto, in un ambiente di domestica familiarità.

Sandro Gros-Pietro

Peso 0,3 kg
Dimensioni 150 × 210 × 16,7 cm
Autore

Collana

Anno Edizione

Mese Edizione

Aprile

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