L’universo poetico di Antonio Pileggi possiede i due principali astri della Poesia occidentale, cioè il Sole e la Luna, che fino dai tempi della mitologia greco-romana illuminavano il cielo e le pagine dei libri. La differenza, tuttavia, sta nel fatto che anziché essere rappresentati dalle divinità pagane di Apollo e di sua sorella Selene, i due astri di Pileggi sono rappresentati dallo Ius Pacis e dal precetto non uccidere, quest’ultimo non solo è contemplato come quinto comandamento della religione più condivisa al mondo, ma è anche stabilito come fondamento del diritto penale nell’Art. 27 della Costituzione italiana. Un tale universo poetico, illuminato dal Sole dello Ius Pacis e dalla Luna del precetto non uccidere, si impone con assoluta chiarezza come un sistema creativo declinato e coniugato da un contenuto e da un orizzonte di eticità: il bene individuale, che nasce dalla libertà, si deve hegelianamente trasformare in un bene collettivo. È questo il passo e il passaggio dell’intero percorso compiuto da Antonio Pileggi nella sua magistrale e operosa vita: affermare i fondamenti del bene del singolo individuo, che nascono dal seme della libertà, e farli evolvere e trasformare nella loro infiorescenza assoluta e trionfante di bene collettivo. Dal singolo al collettivo, nella luce del Sole, nel chiarore della Luna: questo è il percorso. Questo è sempre stato il passaggio trasformativo e creativo di Pileggi; è l’arcobaleno, che ha illuminato la sua operosità in molteplici impegni di lavoro e come studioso di diritto costituzionale, autore di numerose opere di documentazione e interpretazione giuridica, di disciplina etica e filosofica, infine, anche di Poesia. Come poeta, Pileggi si è dato un solo ma fondamentale esempio, a cui attingere: nientemeno che il Virgilio delle Bucoliche. Cioè, il Poeta che spiega letterariamente le cose con intento didascalico, divulgativo e documentativo. Dante ha insegnato che in Poesia basta una sola guida, purché sappia esporre le tematiche in modo semplice e profondo, affinché appaiano chiare, ma anche con significati plurivalenti. Così il lettore si chiederà: in quale codice è previsto lo Ius Pacis? Si chiederà: non uccidere esclude l’eutanasia? Il lettore troverà nel libro Il ripudio della guerra la guida che conduce per mano il discente negli enigmi e nelle problematiche della vita e della morte, in una grande lezione di saggezza e di onestà trasparente, svolta con libertà, fraternità ed uguaglianza, che dal 1789 in avanti contraddistinguono l’altezza etica della civiltà occidentale.

Sandro Gros-Pietro

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Novembre

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