Prefazione

Il percorso poetico di Davide Steffanone, scrittore torinese, si è andato definendo e consolidando negli anni, in quanto la sua opera prima, L’uomo allo specchio, è uscita nel 2008, seguita quattro anni dopo da L’equilibrio del lupo, che ha visto la luce nel 2012; si arriva, in tal modo, al tempo attuale, in cui esce, nell’atmosfera del Santo Natale, la nuova silloge intitolata Mater.
Seguendo la tradizione del “flusso di coscienza”, che ha caratterizzato in modo egemonico la Poesia del Novecento e che sta marcando anche quella del XXI secolo, Steffanone pone al centro del discorso l’Io Poeta, attraverso il quale prende forma il racconto di sé stesso; si addipana anche l’analisi psicologica della sua personalità, che diviene illustrazione di una condizione dell’Io collettivo, proiettato in luoghi e in tempi generalizzabili e polivalenti.
Circa la polivalenza del discorso poetico, va detto che Steffanone, attraverso la sua felice esperienza di figlio avuta con la madre, ricostruisce e idealizza il ruolo della donna in una sorta di risalita al monte di Giovanni della Croce, per giungere a evocare la figura della Madonna, nei suoi contenuti non solo umani, ma di divinità odigitria, cioè di divinità che “indica la strada” per la salvazione e per il Paradiso, come viene rappresentata anche nei quadri, in cui si vede la Madonna indicare Gesù, per indicare la giusta strada, cioè il Salvatore che rappresenta e che mostra ai credenti il cammino da seguire.

Tuttavia, sarebbe assolutamente fuorviante indicare in Davide Steffanone un autore chiesastico, come lo è stato il sopracitato Giovanni della Croce, autentico mistico, che entrava in corrispondenza diretta con il Divino, oppure come successe ad Agostino, nelle sue Confessioni – forse tra i libri più letti al mondo – o ancora come avvenne in Francesco d’Assisi, il quale nella vita sperimentò un autentico processo di “conformità con Cristo”.

Dunque, niente di tutto ciò, perché in Steffanone esistono due piani ben distinti e rappresentati anche graficamente in modo diversificato: c’è il piano terreno e naturale della mater, e poi c’è il piano divino e religioso della Mater, con la maiuscola. Il primo è espressione del mondo reale della vita terrena, nel quale la mater è la Mamma del Poeta, indicata, in forma di riserbo, con un appellativo generico, senza mai usare il nome di battesimo. Il secondo piano di espressione, invece, è quello della Mater, che certamente appartiene alla Storia, alla Religione, alla Teologia, alla Filosofia, nonché alle arti, in primo luogo alla pittura, ma anche alla letteratura e in particolare alla poesia. Va detto che il secondo piano, quello della divinità, diviene un’escursione nel tempo che trova la principale espressione nella Madonna, madre di Gesù, ma a volere spingersi ancora più indietro, troveremmo la Grande Madre, divinità femminile primordiale, anche detta Grande Dea o Dea Madre, in quanto capostipite di tutte le divinità, che precede Zeus, anche identificata con Gea, con Cibele, con Tetis, ma ovviamente, in tempi più attuali, con Maria, madre di Gesù.

Se ritorniamo alla nozione terrena, la silloge di Poesia Mater è un poemetto monotematico suddiviso in più stanze sostanzialmente dedicato a celebrare la più alta virtù esercitata dalla Donna, consistente nell’avere messo al mondo l’intera umanità, a cui ha fornito come dono tratto dal proprio corpo la carne e il sangue, offerti ai figli, nonché i primi alimenti somministrati attraverso l’allattamento, oltre i fondamenti dell’educazione e della consapevolezza di esistere.
Nel richiamare questo concetto – di per sé elementare, ma estremamente emotivo – è tanta la commozione suscitata nell’animo del Poeta, che egli quasi viene preso dallo stordimento: lo stesso sbigottimento, che il Poeta trasmette ai lettori attraverso i suoi versi. In ciò consiste la grandezza di questa poesia, tanto elementare, quanto profondamente meravigliosa, come sanno esserlo le opere magistrali: semplici, ma sconvolgenti per lo stupore che suscitano.

L’accostamento della visione terrena della mater con quella divina della Mater in “maiuscola”, realizzato da Davide Steffanone, è reso non già rivolgendosi al cammino mistico dei religiosi, ma invece citando il percorso creativo degli artisti, ai quali è da sempre concesso trattare tematiche religiose senza perciò dichiararsi credenti e professanti. Così, se il lettore vorrà documentarsi sugli aspetti della vita privata intrattenuta dai grandi pittori autori delle note Madonne Rinascimentali scoprirà che quelli citati da Steffanone – Giovanni Bellini, Piero della Francesca, Raffaello Sanzio, per non parlare di altri pittori di Madonne come Leonardo, Perugino, Cellini o Masaccio – nel dipingere la Sacra Vergine hanno avuto un’ispirazione nietzschianamente Umana, troppo umana.
Buon ultimo, è doveroso notare che il percorso poetico proposto da Davide consiste nei due tempi della lettura e della riflessione, secondo una nuova formula inaugurata da alcuni autori moderni in base alla quale il libro si presenta in guisa di un Leggi & Scrivi, come si usava fare un tempo, lasciando lo spazio per le “note a margine”, che oggi viene ripreso con le riflessioni a piè di lettura.

Sandro Gros-Pietro

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Novembre

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