PREMESSA DELL’AUTRICE

E lì la nostra vita, ci sorride e ci aspetta, pronta per essere vissuta. Ma noi, diffidenti, facciamo scelte diverse di cui, già dal primo passo, non capiamo niente. E ciò comporta una fondamentale conseguenza: tutto il percorso cambia rispetto a quello che Dio, il caso, il destino ci aveva messo dinanzi.
A distanza di decenni ricerchiamo il bivio preso senza altra consapevolezza, se non la sussiegosa sicurezza che fosse quello giusto. Fatichiamo a riconoscerlo e perciò a riprendere l’analisi partendo dalla corretta ipotesi: continuiamo a non capirci nulla.
Poi giunge, spesso imprevisto, il momento del redde rationem: abbiamo davanti un muro grigio, sgretolato, e senza sporgenze a cui attaccarci. Prendiamo la rincorsa per saltare dall’altra parte, ma ci sbattiamo contro. Più niente e la vita assurda, incredibile, grottesca, in un aggettivo, meravigliosa passa la mano a un’altra creatura, per la quale si prospettano gli stessi affanni pesanti come rocce, le stesse piccole gioie, quasi indecifrabili agli occhi affetti da strabismo natale, visibile o invisibile. Noi intanto non siamo più niente. Neanche la soddisfazione di avere, davvero, “conosciuto” gli amici, i parenti, neppure gli stessi genitori, che abbiamo amato ma di cui ricordiamo appena qualche frase particolare. Di mio padre in questo momento mi viene in mente un proverbio: una noce sola in un sacco non fa rumore, dettomi con dispiacere a proposto di un’allieva rimandata malgrado la sua raccomandazione, o forse proprio per quella. Ora sono dispiaciuta di avergli dato quel dolore.
Di mia madre mi è rimasto impresso questo concetto: Quella cosa lì è una seccatura, ma bisogna farla per dovere. Per fortuna dura pochi minuti. Da quei pochi minuti siamo nati cinque figli, quasi sei. Ma la frase mi impedisce di raffigurarmi i miei genitori che fanno l’amore.
E, quando ci sorprende il momento fatale, tutto è molto diverso da come ci si aspettava (molto più difficile o forse molto più facile, comunque diverso).
Allora pensiamo con rammarico e nostalgia: dovevo scegliere un altro bivio. Ma anche se nessuno si intromettesse tra noi e il nostro destino o ci fosse dato di tornare indietro, alla fine, lì ci troveremmo, nella stessa incertezza, anzi nello stesso buio.
Da queste considerazioni è nata la seguente poesia

Pellegrina

Nel pallido sole
timidamente acceso
in un cielo di petrolio
coglievo un’ansia di chiarore
che abbracciava la mia vita intera

Volli procedere all’indietro,
ma presto m’accorsi che aveva la meglio
il buio sulla mente e sugli angoli
della vecchia casa, dietro i grandi occhi
ingoiati dal muro screpolato
simili a ferite inferte dagli anni
distruttori; e mai sanate

Frenai allora la nostalgia del passato
che sfuggiva e tornai decisa
sulla strada del presente.

***

E quest’altra intitolata:

Forse la Poesia…

Ogni vita è una pianta solitaria;
ogni singhiozzo è una parola
all’interno d’una frase
detta con ritmo nuovo

E caro è il prezzo della difficile
lezione: è davvero inquietante
la bellezza della poesia
che canta il vuoto scavato dal dolore;
sepolto dietro un muro screpolato
che osceno fa da separé
Ma il muro c’è e urla,
la Poesia lo svela.
E non c’è più il mistero.

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