Premio I Murazzi per l’inedito 2015 (Dignità di stampa)
Motivazione di Giuria

La Giuria del Premio I Murazzi attribuisce la dignità di stampa al romanzo filosofico e letterario A ciascuno il suo, che rappresenta un sontuoso quadro dell’impotenza dell’intellettuale nel mondo d’oggi, tracciato con mano sicura e in chiave romanzata da parte dell’Autore, il quale immagina l’autobiografia confessione di un ideale protagonista, incapace di assegnare un significato positivo all’evoluzione entropica della sua vita, rappresentata a specchio nella decadenza contraddittoria del mondo contemporaneo occidentale.

 

 

Il titolo del libro (unicuique suum, A ciascuno il suo) ha un’origine che si perde nella notte dei tempi, risale fino alla Repubblica di Platone o anche prima, e similmente il sottotitolo (Zibaldone) ha un’origine ben precedente alla celebrità assoluta che gli conferì Leopardi. Proprio di questo Gianni Giolo voleva parlarci: di questioni così antiche che fanno il brodo primordiale dentro cui è stato nutrito e lessato l’uomo dai primordi ellenici della splendida civiltà occidentale per arrivare ad oggi, tempo dell’attualità, nel quale Atene si pronuncia New York o alla peggio, con la dizione della sua matrice storica in salsa monarchica, che si pronuncia London. È la riflessione sull’ubi consistam: che cosa siamo oggi? cosa siamo stati in passato? è possibile pensare a cosa saremo domani? e in quali termini? C’è un artificio letterario per iniziare il “discorso dei discorsi”. E l’artificio è il “romanzo”, motivo per cui il libro inizia con una concreta vicenda umana da raccontare, la vita di un anonimo vicentino, che nasce nella città-progetto di Andrea Palladio e che già subito dalla nascita sperimenta, per varie cause che il lettore scoprirà, il disagio di essere al mondo, per cui si rifugerà nel mondo delle idee e vivrà alimentandosi principalmente di libri e di parole. Vivrà la realtà come la vive Il dormiglione risvegliato di Jean Bertrand Portalis, cioè nella fantasticheria che riluce dai libri stampati, di cui è un gran divoratore. Una volta scoperto che il romanzo è morto all’inizio del Novecento, il nostro protagonista, dunque, vivrà la sua condizione di alfiere del pensiero del No­ve­cento stando totalmente al di fuori della sua personale vi­cenda che tanto non c’è più, esattamente come l’isola di Peter Pan: la vita del protagonista è divenuta una favola per bambini sognatori e pustolosi, teneri adolescenti, è un’isola che non c’è. Ma c’è il leggio incantato delle sue letture, che noi non abbiamo nessuna difficoltà a intendere che si tratti delle letture dello scrittore Gianni Giolo, e non già del protagonista. Le letture passano al vaglio i fatti e le idee del “secolo breve”, quello che in meno di cent’anni rivolta la vecchia Europa come un calzino bucato, fa scomparire mo­narchie e imperi, crea la rivoluzione del proletariato, fa scomparire la dittatura del proletariato, introduce la prassi del Dio Morto a sé stesso, l’ideologia di una scienza onnisciente, per poi ritrovarsi nel fanatismo religioso più acerbo dalle epoche medievali a oggi e nell’impotenza della scienza e della tecnica a difenderci dalle bombe d’acqua e dalle trombe d’aria. Al centro del discorso, c’è un’unica stella polare o bussola d’orientamento: che è l’unicuique suum, cioè un grido di libertà e di giustizia, forse una fede, magari una speranza. Ma che va saputo interpretare e collocare, con le giuste coniugazioni e significati. Gianni Giolo ha il grande dono di una straordinaria documentazione dei fatti che si unisce a una spontanea umiltà delle idee, unite insieme fanno di questo libro un autentico capolavoro di saggezza e di fascino del racconto, un monumento alla bellezza del pensiero umano.

Sandro Gros-Pietro

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