PREFAZIONE

Walter Chiappelli rappresenta una delle voci più note della Poesia italiana a cavallo del XX e XXI secolo. Musicista e musicologo, Poeta per naturale immedesimazione in Sé e nel Mondo, ha consacrato la sua vita ad azioni differenti e interdipendenti: studio, meditazione, contemplazione, armonia, bellezza, scrittura, musica, immaginazione, vita e morte, ragione e fede. Nel linguaggio poetico di Chiappelli vi è una sola parola che riassume in sé tutte le azioni umane appena descritte, e altre ancora: amore. Il canto dell’amore è la voce del paradiso, voce degli angeli: suono del silenzio. Infatti, il silenzio è la somma di tutte le voci possibili, come il bianco è la fusione di tutti i colori esistenti. Il silenzio è la parola e il bianco è il colore, entrambi per antonomasia: uniti insieme costituiscono la Luce, più poeticamente diremmo la visione.
Sono diciotto i volumi di Poesia pubblicati da Walter Chiappelli, a partire dall’opera prima Vivi (1977) a pervenire all’opera presente, Se non t’ami non riesci ad amare (2025): sono trascorsi quarantotto anni -mez­­zo secolo a cavallo dei due secoli, per non dire enfaticamente dei due Millenni- e insieme costituiscono una testimonianza di volontà e di amore nei confronti della cultura occidentale, il come eravamo e il come siamo. L’intera opera di Walter Chiappelli è un atto di amore e di accettazione della creazione del mondo e del suo continuo defluire, in un’eterna corrispondenza biunivoca e identitaria tra il Tutto e il Nulla, la Vita e la Morte: infine, il Bene e il Male. I duemila anni di storia cristiana sono riflessi nei quarantotto anni dei diciotto libri di Chiappelli. Nel libro che si intitola Dolce solenne parola (2013) Giorgio Bárberi Squarotti saluta quasi con enfasi il Nostro, di lui scrivendo che è il copiosissimo poeta della gioia, della vita, gratuità assoluta della bellezza, della verità del cuore e dei sensi, delle colme venture delle stagioni, delle meditazioni pure e appassionate. Walter Chiappelli abbraccia i duemila anni del Cristianesimo con umiltà, consapevolezza, grazia e devozione. Canta l’amore di La carne e lo spirito, crede nell’eternità ma anche nel Qui e ora, abbraccia insieme Realtà e fede, vive di Passione e pensiero; Dentro il tempo egli ausculta Il palpito del mondo. Tutto ciò ha inizio da la Vampa celestiale (2002), opera che connota la parola umana come impronta primordiale ispirata da Dio, una sorta di rivelazione e di promessa risalente al roveto ardente, di cui si parla nel Capitolo 3 dell’Esodo. I riferimenti delle visioni poetiche di Walter Chiappelli, quindi, risalgono a prima della venuta di Cristo e si innervano direttamente nella Bibbia.
Prima di Bárberi Squarotti è stato Alessandro Parronchi, suo professore di Storia dell’Arte, a sua volta sensibilissimo poeta, contraddistinto da un insaziabile bisogno di infinito, a scrivere di lui che “la sua poesia senza tempo è come una bevanda che quotidianamente disseta e mette in sordina il dolore”, nella prefazione a Il dolore disarmato (1979). È Fulvio Castellani a sottolineare acutamente che il respiro poetico di Walter Chiappelli assume l’ampiezza di un concerto di voci e la profondità di un messaggio di speranza che parte da lontano e che in lui è ognora presente, vivace, motivato da quel suo sapersi mettere in discussione e ascoltare, per quanto possibile, la voce dell’Oltre, di chi, in pratica e con generosità, ci consente e ci ha consentito di catturare in qualche modo la bellezza e l’armonia della vita, dello stare assieme, di amare, di comprendersi, di aprire il cuore al sogno evitando, per quanto possibile, il buio che solitamente appare alle nostre spalle (da Realtà e fede, 2008). La studiosa, critica letteraria e valente poetessa, Franca Alaimo scrive che “è la gioia lo stato d’animo che la poesia di Chiappelli trasmette e, con essa, una fede incrollabile nella vita: non c’è elemento della natura o situazione esistenziale che non diventi oggetto di canto, in quanto degni di attenzione e ri­spetto; del resto, anche in questa sua età avanzata, l’autore resta un grande innamorato della vita, un’anima ardente, un osservatore che sa vedere nella ma­teria l’immaterialità, tanto che intorno alla vecchiezza scrive versi come questi: “Diventare vecchi è alta fortuna […] sia lunga nostra vita!: / fortuna vera è diventare bella / vecchiezza, potenzialmente dotata! -oh grazia!- di non ultima speranza” (in Il palpito del mondo, 2019).
Se non t’ami non riesci ad amare, già nel titolo, coniuga insieme l’amore dentro Sé e l’amore fuori da Sé, come dono rivolto al prossimo. Sono queste le due direzioni, “in” e “verso”, che l’amore deve sapere esprimere. Sia chiaro che l’amore dentro Sé non ha nulla a che vedere con il cosiddetto amor proprio, cioè quel supponente esercizio di manifestazione del culto di sé stessi, rivolto agli altri come una proiezione dell’Ego su chi ci conosce. Al contrario, chiarisce Chiappelli, l’amore dentro di Sé consiste nella meditazione, conoscenza e approfondimento amoroso del mondo interiore in misura pari al mondo esteriore che ci circonda: dapprima si esercita il nosce te ipsum, inciso sul tempio di Apollo a Delfi, per poi potere aprirsi, con sicurezza e con generosità, al mondo che ci circonda.
La prima lezione del Poeta consiste nell’imparare a gustare lo splendore della vita: significa aprire lo sguardo sul mondo inondato dalla Luce e dal Sole, che sono due categorie della Poesia, cioè sono parole che contengono l’impronta di Dio. Scrive il Poeta “Anche stamani ho aperto gli occhi al sole / ringrazio il punto interrogativo / come primo impulso naturale / eh il pensiero impresso da ragione / e fede ancora dormicchia incosciente / quasi innocente purificazione / in celestiale assopimento / se anche per qualche attimo fuggente”. Un poco più avanti, nella poesia I vecchi, si legge l’elegia all’età avanzata, cui si unisce l’amore per la Natura “sì, vecchi ma giovani spiritualmente / se amiamo genuinità gentilezza / quattro battute di musica celeste / un tocco di giallo solare sulla fronte / il pulsare d’ogni cuore gioviale / ah, il volo degli uccelli in libertà / incanto supremo di Natura […]”.
C’è un inno alla gioia che si innalza a musicare in armonia ogni stagione della vita: “Che meraviglia l’ardore dei vecchi / se accendono in sé la grazia che trascende / … ma sovente sbruffa giovinezza / pensa forse che l’ardore appassionato / sia per natura suo appannaggio […] i vecchi che percepiscono eternarsi / a breve la sacra propria vita / pregano spesso per la vita vostra, o giovani”. La diffusione della gioia può essere favorevolmente contagiosa: “I tanti pensieri benigni / esternati da un qualsiasi mortale / effondono energia radiosa / nel cuore sanguigno del mondo”.
Il mondo della Natura riempie di fascino incantatorio la conoscenza del mondo in cui viviamo e suscita in noi amore, come scrive il Poeta “Commuove anche il cielo il brillio dei suoni / armonia toccante irradia la terra / addolcisce ogni frutto ogni cuore… / Il creato stupore umanizza l’Amore”. Altrove leggiamo “Alitano le rose il loro profumo, / trasparenza più del suono mistica / lo annusi respiri sensualmente / e tanto l’anima s’inebria oh rose…”
La coscienza sia ragionata sia emotiva di amare il prossimo conduce automaticamente ad avere orrore per la violenza assurda e sanguinaria della guerra, come viene affermato “È perversità sfrenata la guerra / sferza-uccide senza remissione; […] verità mai smentita dal suo fare / distruttivo”
Anche il gioco è un’attività che caratterizza le fasi della vita e che accompagna i viaggi nel tempo, le leopardiane ricordanze degli anni di gioventù, come leggiamo in Giocatori di boccette, ove si dice “Il verde dei panni dei biliardi / suscitò in me innamoramento / belli i giochi con gli amici d’allora, / e ora qui al Bar Renzo contento guardo / i giocatori di boccette”.
Non va sottaciuto il tema squisitamente pascoliano del nido, che viene da Walter Chiappelli ripreso e rifondato, come si riscontra nella poesia Casa mia, che va citata interamente, “La gioia di casa dentro il mio cuore / echeggia quasi ad ogni suo battito: / il bambino che fui è / ed è sempre stato radioso in me / fino ad ora sulla rampa che salgo”, ove ancora una volta viene sottolineata la continuità del canto d’amore al variare delle fasi della vita, dalla prima adolescenza fino alla maturità e alle fasi più avanzate dell’età, nell’unione congiunta dell’amore verso sé stesso -che si consustanzia con l’amore della casa avita ove il Poeta è nato- con l’amore verso il mondo esterno, che circonda la casa, raggiungibile con una rampa, quasi fosse un movimento ascensionale dello spirito, oltre che un impegno fisico, più sensibile con il passare degli anni.
Leggere Walter Chiappelli, da circa mezzo secolo ad oggi, produce l’effetto di bearsi in una giornata di sole, nella Luce dei suoi versi, che ci regalano visioni di serenità e di pace, nonché di amore per la bellezza della Natura e in particolare per la grazia delle donne. Proprio la donna, quasi con una scelta stilnovistica, viene individuata dal Poeta come il simbolo gentile e fiducioso di rinnovo e di continuità, proiettato verso il futuro a garantire l’eternità dell’essere umano, destinato a rinnovarsi nel concepimento d’amore, finché Dio lo vorrà, sotto la volta del cielo stellato.

Sandro Gros-Pietro

Peso 0,2 kg
Dimensioni 135 × 205 × 6 cm
Anno Edizione

Mese Edizione

Ottobre

Autore

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