La grande commedia umana di Carla Spinella rivive in questi racconti assai diversificati e movimentati da una pluralità di orientamenti narrativi. La scrittrice tratta i versanti descrittivi degli ambienti sociali, per luoghi topografici, per categorie psicologiche, per scene di vita quotidiana, per ideazioni oniriche o surreali. I personaggi si muovono tra levità e improvvisazione. Le vicende scorrono tra stasi e ripartenze, avanzano rapide come le gocce di pioggia sulla superficie di una vetrata, fino alla conclusione inevitabile, quando escono dalla visuale del Lettore. Allora, vediamo le traslucide figurine umane procombere fuori scena e scomparire nel limbo dei fantasmi, lasciando l’orma incerta di chi abbandona la vita. Forse, sopravanza una breve eco, una rattenuta esalazione di umori vitali. Più fortunatamente si configura una parola evocativa e celebrativa che potrebbe ringaggiarli a nuova vita, quella della letteratura. I racconti di Carla Spinella si gustano come una bevanda ristoratrice, che alimenta lo spirito e rinfranca l’animo, perché ci riconcilia con l’ineluttabilità del destino umano, sempre uguale per tutti nei termini di una sonata magistralmente eseguita su due sole corde: l’amore per la vita e la paura della morte.

Sandro Gros-Pietro

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