EDITORIALE

Nel 1819 e nel 1919, a cento anni di distanza, due singolari esponenti della letteratura, diversissimi fra di loro per temperamento e inclinazione poetica, Giacomo Leopardi e Franz Kafka, scrissero al padre una lettera, che è una sorta di disamina dei loro rapporti con il genitore. Queste lettere, affidate rispettivamente al fratello Carlo e alla madre, non raggiunsero il destinatario e vennero pubblicate postume.
Paola Grandi, con solerte indagine psicologica, rileva le discrepanze e i parallelismi degli scritti, dovuti alla diversità dei caratteri, all’educazione anche religiosa ricevuta, alla formazione umana e culturale. L’ampia requisitoria di Kafka è cruda e impietosa, mentre Leopardi cerca di giustificare il suo tentativo di fuga che non avrebbe avuto successo. Ma, oltre ogni attrito, nell’Ottocento Leopardi finì con l’ottenere comprensione e appoggio anche economico dal padre, mentre nel Novecento Kafka mantenne fino alla fine una situazione di tensione con il genitore, che si valeva spesso del cardine dell’ironia per denunciare e irridere la supposta nullità del figlio. Particolarmente dolorosa per Franz era l’indifferenza alla sua scrittura da parte di chi ne era, senza rendersene conto, l’occulto ispiratore e destinatario. Per Leopardi invece l’operazione letteraria non era considerata come un tentativo di evasione dall’oppressione paterna, ma l’aspirazione a fare valere le sue capacità oltre le mura della gretta Recanati.
Paola Grandi, oltre a presentarsi come precisa e chiara traduttrice, prende in considerazione lo stile delle due lettere: Leopardi usa il “lei” e un canone elevato con grande attenzione alla musicalità e alla correttezza delle frasi; Kafka invece si rivolge al padre con un “tu” confidenziale e un tono familiare senza ricerche di eleganza formale.
Nel lavoro, particolarmente interessanti, benché concise a piede pagina, appaiono le note che non solo danno indicazioni storiche e bio-bibliografiche, ma con sapienti tratti offrono occasioni di più approfondita lettura strutturale e di meditazione sulle difficoltà ancora oggi persistenti delle relazioni fra le generazioni.

Liana De Luca

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