16,00 €
Autore: Angela Sepe Novara
Editore: Genesi Editrice
Formato: libro
Collana: Cefeide, 26
Pagine: 148
Pubblicazione: 2025
ISBN/EAN:9791281996298
PREFAZIONE
Lo stupore è l’atteggiamento dominante della poesia di Angela Sepe Novara: si tratta del sentimento di stupefazione, che invade l’animo umano quasi fosse un luminoso disorientamento, legato alla visione o all’immaginazione suscitata dall’azione congiunta dei sensi e del pensiero davanti alla rivelazione della bellezza. L’artista – poeta o pittore che egli sia – resta stupefatto dalla manifestazione della bellezza: prova un sentimento di sconcerto, perché il suo animo è invaso da qualcosa che trascende la capacità umana di farsene una ragione: i cinque sensi e il pensiero razionale non sono sufficienti a prendere le misure della bellezza. Infatti, qualcosa sfugge, perché si tratta di un’entità proiettata verso un altrove di cui l’essere umano non riesce a elaborare una piena conoscenza consapevole.
Non è un sentimento nuovo. Basti citare Giambattista Marino, nel poema La Murtoleide, ove pronuncia la nota sentenza con l’endecasillabo è del poeta il fin la meraviglia. Nel corso del barocco, periodo cui appartiene Marino, autore di L’Adone, la meraviglia era insistentemente cercata. Tuttavia, va detto che essa è un sentimento comune a tutte le stagioni del tempo – richiamate nel titolo dell’intero volume di Angela Sepe Novara – e disperse lungo la sequela di secoli della civiltà umana. C’è, dunque, nella Poetessa, anche una quarta dimensione della realtà in cui noi tutti viviamo, conferita dallo scorrere del tempo. Anche il tempo diviene un insondabile enigma, testimoniato e praticato grazie alla capacità umana di estendere la vita anche attraverso l’azione immaginativa e ricreativa della memoria – come ha insegnato il poeta Jorge Luis Borges, in Il libro degli esseri inesistenti – in una dimensione che è un tutt’uno, tra la realtà contemporanea e l’antichità scolpita nelle rocce di Petra, come la Poetessa più volte fa riferimento nelle sue poesie.
L’elemento distintivo di Sepe Novara è racchiuso nella sua straordinaria creatività artistica come pittrice, prima ancora che come poeta. Anche in questo caso, la Nostra non è la sola ad avere tale duplicità creativà. Pensando solo al Novecento vengono alla mente i nomi di Filippo de Pisis, Franco Fortini, Alfonso Gatto, Carlo Levi, Mino Maccari, Giorgio De Chirico e Scipione, pseudonimo di Gino Bonichi. Inoltre, se si dovesse “vivere nel tempo” verrebbe alla mente in primo luogo Michelangelo, pittore della Cappella Sistina e autore di Rime d’amore e di vita tra le più importanti del suo tempo, nonché caro amico e confidente della poetessa Vittoria Colonna. Quasi a fare tremare i polsi, si potrebbe citare quell’unico sonetto, scritto nello scrupoloso rispetto della metrica, improvvisato su due piedi per burla da Leonardo da Vinci a Milano, al cospetto di Ludovico il Moro, riguardante il gioco linguistico e discrezionale tra le coniugazioni dei due fondamentali verbi di azione e di pensiero, “potere” e “volere”, divenuto un fondamento di celebrità delle possibilità espressive della poesia quasi pari a L’infinito di Leopardi.
Il volume della Nostra è scandito nelle nove sezioni, La nostalgia è rimpianto, Pittura mia, Mi sono occupata di un fiore, L’amore sacro e l’amore profano, Le stagioni del tempo, Processi alchemici, Stanze, Stralci da poesie, Poesie dedicate. Il numero nove non pare del tutto casuale, giacché sono esattamente nove i cieli danteschi del Paradiso, e non a caso l’ultima sezione, camuffata sotto la dizione di varie, contiene una trinità di poesie che svolgono il tema del confronto tra il potere temporale e la proiezione del potere in una misura inconoscibile di trascendenza.
Oltre al tema principale della raccolta, relativa all’enigma umano del tempo, vi sono per lo meno altri due temi trasversali che illuminano le diverse sezioni. Il primo è sicuramente l’omaggio alla natura, reso attraverso il canto delle qualità e delle bellezze dei fiori. Per la Nostra, la Natura consiste preferibilmente nel regno floreale, e assai meno nel regno animale, anche se non si possono non citare gli uccelli (vedi Il pettirosso) e ancora di più i gatti (vedi Il silenzio eloquente). Il secondo tema è quello dell’amore, che è illustrato nelle due dimensioni di amore sacro e amore profano, anche se tali dimensioni non sono affatto oppositive e contrarie fra loro, ma invece collaborative e convergenti, nel senso che l’una è sponda vicendevole con l’altra: per la nostra Poetessa non è dato concepire l’amore per il sacro senza avvertire una ricaduta nella dimensione umana di amore verso le persone, con l’identificazione di una fra tutte; viceversa, l’amore verso la persona amata, conduce anche a una trascendenza di continuità oltre la vita che sfocia nelle forme di amore sacro.
La vastità e la complessità della produzione poetica di Angela Sepe Novara è specchio di quella stessa ampiezza e profondità espressiva da lei realizzata in pittura: in ambedue le forme artistiche, emerge un’impronta decisamente personale e riconoscibile di nettezza ed essenzialità delle forme espressive, che sono tanto incisive, quanto rappresentative della complessità dei temi trattati, a volte consistenti in enigmi inestricabili, esattamente quanto lo è la vita ordinaria nei suoi momenti più indecifrabili e contraddittori: Angela Sepe Novara è una pittrice e poetessa altamente significativa del nostro tempo e della memoria delle nostre antiche origini.
Sandro Gros-Pietro
| Dimensioni | 210 × 150 × 7 cm |
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| Anno Edizione | |
| Mese Edizione | Maggio |
| Autore | |
| Collana | |
| Data di uscita |
15,00 €
12,00 €
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