I Murazzi per l’inedito 2020
(Primo premio assoluto Narrativa)
 

Motivazione di Giuria:

I nove racconti riuniti nel libro Le forme della notte sono collocati in tempi e luoghi diversi, talvolta anche immaginari o comunque non facilmente individuabili e descrivono vicende umane enunciate sempre sul filo surreale di una falla della realtà, come se si aprisse un varco che conduce all’invalidamento delle nozioni che noi abbiamo elaborato circa la concretezza dei fenomeni che ci circondano. Il titolo del libro è una metafora dell’oscurità che avvolge ogni nostra conoscenza e percezione oggettiva e soggettiva del mondo. Per parafrasare Hegel non è possibile tracciare la “fenomenologia dello spirito” che conduca al “sapere assoluto”. Ne deriva che alleggia sul libro un’atmosfera nietzschiana e celiniana di nichilismo accettato come condizione universale, tuttavia superabile attraverso il sogno nell’evasione onirica. Ma anche il sogno prevede una coscienza di disincanto dovuto al risveglio. Lo stile espressivo appare curato, efficace, scorrevole e filante, con un rigoroso esercizio di rispetto delle forme.
La Giuria de I Murazzi all’unanimità attribuisce il Premio della pubblicazione.

 

 

 

Via via si susseguono nelle pagine il fantasma di un Cardinale che occupa il palazzo nobiliare dell’antico casato da cui sarà scacciato per far posto all’insediamento di una banca d’affari; un incognito Don Chisciotte che sogna il rientro sulla scena epica delle battaglie contro il Male in compagnia di una decina di supereroi; un vecchio scrittore nichilista, disincantato, burbero e inoffensivamente cinico, che è divorato dall’invidia per i colleghi di penna con più mercato di lui; un paziente lampionaio che riesce ad accettare la noia avvilente della vita e a salvare un giovane suicida, decantando la bellezza della città in cui vive; il tuffo di Antonio nel passato che risveglia il ricordo di Laura uccisa dai tedeschi in quanto staffetta partigiana e forse beneficiata dalla noia di subire il disincanto delle illusioni; il medico sfiduciato che trova nella bellezza della natura e nella lotta contro la sofferenza le possibilità di riscatto della propria vita divenuta senza scopo; il racconto surreale di un diavolo di bassa categoria; il ritorno al passato di una scienziata che ritrova per caso un amico dell’adolescenza; la metafora di Caproni (ma anche di Leopardi) del passeggere che scende dal treno per con­cludere il viaggio della vita o forse per rifondarne una nuova: nei racconti di Mauro Ursino tende ad affermarsi una concezione pessimistica ed esistenzialista della vita, tuttavia mitigata da due formule di spesso vigore e di memoria letteraria. La prima, si rifà a Calderon de la Barca e al capolavoro Se la vita è sogno. La seconda è un omaggio al Principe Myškin e all’augurio aleggiante ne L’Idiota di Dostoevskij contenuto nella formula “la bellezza salverà il mon­do”, ma con un’ulteriore restrizione applicativa, cioè a patto che sia la bellezza della sola flora e dei paesaggi, con esclusione della bellezza artistica e della fauna in genere. Pagine ricche di fascino allo stesso tempo di raffinata cultura e di tradizione popolare, che meritano una meditata attenzione.

Sandro Gros-Pietro

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