La versione di Flok è una sorta di documentario irragionevolmente ragionato sulla storia dell’umanità sia quella più recente sia quella di un passato prossimo che affonda le radici nella notte dei tempi. È scritta con gioiosa rassegnazione dettata dalla follia umana che tuttora imperversa a ogni latitudine del mondo e che ha segnato ogni secolo della storia, con una visione delle cose che è superlativamente distorta e surreale per riuscire a traguardare gli schermi mentitori e di diffrazione della verità. Flok, dunque, potrebbe essere il nostro cane domestico che ci osserva quotidianamente ovvero un alieno che ci spia di soppiatto al di là delle stelle del cielo. Ma con più approssimazione è la fantasia inesauribile di Luca Camberlingo che non è mai paga di amare e di esplorare la stupenda e contraddittoria scena del mondo in cui siamo stati calati a vivere la nostra vita di passaggio, tra millanterie e ritegnose umiltà, tra povertà e sfrenate ricchezze, tra genialità e impavide asinerie, tra meschinità e nobili sentimenti, nel profumo continuo della speranza per un futuro migliore che ci possa attendere dietro l’angolo, cui tutti noi tendiamo. È un libro brioso e fantastico, che suscita un vivido interesse nel lettore sia per l’originalità delle trovate sia per lo stile schietto ed efficace della scrittura, così corsivo e ruscellante, nonché arricchito da barbagli linguistici inopinati, vocaboli ricercati della tradizione accostati a un profluvio di inclusioni linguistiche proveniente da quell’inglese strapazzato dall’internazionalizzazione degli idiomi, come ormai si sente masticare in ogni angolo del mondo.

Sandro Gros-Pietro

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