PRESENTAZIONE DELL’EDITORE

Giovanni Stella ha compiuto trentaquattro visite programmate a Parigi, di cui ci riferisce nell’opera antologica Flâneur a Parigi: i percorsi, i luoghi, le persone, i locali, nonché le emozioni, i fascini, gli incantamenti e anche i disincanti e i turbamenti. Non ci dice mai quale fosse la durata di ogni visita, ma sapendo che lo Scrittore è sempre stato un ricercatissimo professionista di successo, occupato da impegni e da cariche rappresentative, possiamo immaginare una media di circa due settimane per ogni visita e azzardare una permanenza complessiva a Parigi, sia pure spalmata nell’arco di tempo che va dai suoi ventidue anni all’attuale raggiunta età della quiescenza, di circa un anno o anche di più. Un intero anno dedicato ad esplorare Parigi, usando le due coordinate del tempo e dello spazio, rendono l’idea del valore culturale, ideologico e poetico del libro raccolto in antologia dallo Scrittore e Poeta. Come raffronto fra scrittori, teniamo a mente che Goethe impiegò due anni per compiere il suo Viaggio in Italia, ma a dispetto del maggiore tempo impiegato, il Tedesco ci sembra essere stato un visitatore fin troppo svelto da apparire quasi superficiale, perché si spostava con la diligenza a cavalli, anziché in treno o in aereo o col metro o il taxi, inoltre, aveva da esplorare un Paese ricchissimo di storia e di natura, che se lo si confrontasse con la sola città di Parigi, quest’ultima ci apparirebbe come il Cortile del Belvedere Vaticano messo a confronto con lo spropositato spettacolo di opere d’arte e della natura che sono contenute nell’intero Bel Paese, là dove ’l sì suona, di dantesca nominazione, poi ripresa da Petrarca, fino a divenire un’espressione gergale, adottata universalmente per indicare la feroce aiola, ossia tutta l’Italia.

Perché un uomo di alta cultura, come è Giovanni Stella, nato e cresciuto in quella che ufficialmente è riconosciuta come l’isola più bella del Mar Mediterraneo, cioè la Sicilia – ma probabilmente è anche la più bella e la più ricca di storia fra tutte le isole del Pianeta intero – decide di dedicare un anno della sua vita, a una città che noi italiani a fatica potremmo considerare superiore a un cortile del belvedere, se la paragonassimo ai nostri patrimoni di bellezza naturale e di testimonianza culturale, a partire dagli Etruschi per venire fino ad oggi?

Il perché risiede nel fatto che Flâneur a Parigi, come sapientemente Salvatore Salemi induce a concludere nella sua elegante e curatissima postfazione al libro, non è affatto un baedeker e neppure una colta ed esaustiva guida meditata all’incontro rivelatore con la capitale della Francia. Il libro, invece, altro non è che una metafora della vita interiore del suo Autore. La Parigi di fine Ottocento, connotata dai Poètes Maudits e dai pittori impressionisti, avvolta nel suo mito di Ville Lumière, sospesa kafkianamente in una realtà immaginaria, in un caleidoscopio di visioni e di dialoghi con il mondo, dal clochard sull’angolo dell’hotel a quattro stelle, a Marcel Proust che conversa con Giovanni Stella nella caffetteria prediletta, per arrivare a Ernest Hemingway che invita il Poeta ad ubriacarsi con lui di whisky, ovviamente un blended americano; agli incontri luminosi con l’amico studioso Jean-Paul Manganaro, nella di lui inarrivabile cripta eburnea e sotterranea, foderata di libri quasi fosse il vestibolo della biblioteca di Alessandria: la metafora è evidente, Giovanni Stella sta illustrando la sua vita immaginaria, quella che egli ha realmente e quotidianamente sempre vissuto, in ogni istante della sua vita reale, pur facendo tutt’altro ogni giorno, pur applicandosi in un’attività professionale che è tutt’altra cosa da ciò che descrive nella sua metafora edificata con realismo immaginario, che sarebbe piaciuto a Franz Kafka, per la pertinenza contaminante tra realtà e finzione.

Chi è questo Flâneur? Giovanni Stella è un amico di pelle di Giorgio Bárberi Squarotti, detto il Professore, critico letterario di punta, poeta tra i massimi del ventesimo secolo, probabilmente il più grande di tutti, uomo di fede religiosa, in una sua poesia descrive Dio impegnato in una partita a tennis, ha in mente Jorge Luis Borges, ma ha anche in mente Ungaretti, così pubblicherà un libro che è un ponte intitolato Finzione e dolore. I due amici – il Flâneur e il Professore – si scrivono lettere in continuazione, ma si danno compuntamente del “Lei”, essendo uno piemontese e l’altro siciliano, per cui per loro la forma viene prima della sostanza. Anche il Professore sogna una realtà immaginaria e va a Parigi, ove tiene corsi alla Sorbonne e vagheggia una Galatea, la statua di Pigmalione, che prenda vita reale: poi scrive una lettera in più al Flâneur. E il libro continua, come propaggine di un dialogo infinito fra loro due e non solo loro.

È questa, dunque, la metafora di Flâneur a Parigi: un libro stupendo, che racconta con esattezza tutto ciò che è realmente la perfetta visione di un poeta dell’immaginario.

Sandro Gros-Pietro

Dimensioni 150 × 210 × 18 cm
Anno Edizione

Mese Edizione

Maggio

Autore

Collana

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