Introduzione

Nell’ultimo libro della Bibbia -l’Apocalisse, lemma che in greco significa rivelazione o scoperta– si parla dell’espansione del Male in Terra a tal punto diffuso da provocare la battaglia finale con l’intervento di Dio e degli Angeli e con la definitiva e perenne vittoria del Bene. Seguendo una certa interpretazione teosofica dell’Apocalisse di Giovanni, si è portati a pensare che lo sviluppo storico delle umane vicende sia destinato a svilupparsi con un continuo e progressivo diffondersi silenzioso e strisciante del Maligno, come se fosse un’erba infestante che, poco alla volta, soffoca il grano e moltiplica la gramigna, fintantoché l’impoverimento del raccolto arriva a decisamente preoccupare il Pastore e lo costringe a intervenire per estirpare in toto il Male e, quindi, a fare trionfare il grano, cioè il bene per tutti.
Per uscire dalla teosofia e per entrare in letteratura, diciamo che, nel mondo moderno, il progressivo e strisciante diffondersi del più nero pessimismo sia letterario sia filosofico, corroborato dal più roseo esistenzialismo e dalla moltiplicazione delle forme e dei modi di attuazione del principio del piacere hanno finito per svilire e per soffocare i valori spirituali coltivati dalla tradizione, a tutto vantaggio dei beni concreti e materiali, rappresentati e numerati dal denominatore del denaro, che, alla fine della fiera, è l’unico e possente numeratore universale degli ideali del materialismo.
Il più notevole effetto che universalmente si riscontra è l’appannamento dei valori spirituali e il soffocamento della fede religiosa, che attribuisce alla destinazione umana il raggiungimento della vera esistenza oltre la vita biologica: l’ultima meta è divenuta una luce di riferimento sempre più diafana rispetto alle accecanti illecebre dell’hic et nunc. L’impoverimento ideologico degli ideali religiosi porta con sé anche l’esalazione e la dispersione dei valori spirituali quali il sentimento di fratellanza e di comunanza destinale per l’intero genere umano, sostituito dai vari gradi di empatia soggettiva promossa tra individui che si differenziano gli uni dagli altri; la totale perdita di significato della verità assoluta, sostituite dal relativismo opinabile delle credenze di parte, tra loro in duellante opposizione; la negazione dell’uguaglianza tra gli uomini sostituita dalla celebrazione delle diversità destinali e inalienabili; l’impossibilità di distinguere in modo catechistico tra il Bene e il Male e cioè di differenziare Caino da Abele, poiché la distinzione sfuma nell’analisi dialettica delle relatività circostanziali, in base alle quali qualsiasi gesto di violenza, anche assassina, può essere considerato “un fiore del male” e quindi potrà essere assimilato, se non proprio a una virtù, per lo meno sarà ascrivibile a una responsabilità del collettivo e sfumerà nell’indeterminabile.
I valori spirituali, nei secoli dei secoli, hanno sempre funzionato come la bussola di orientamento di cui ogni persona di buona volontà era dotata fin dall’apprendimento basico ricevuto negli anni della prima infanzia, per lo più in chiave religiosa, secondo la magistrale raccomandazione del sinite parvulos venire ad me, per ricevere quell’imprinting di fondamento consistente nella prima bussola capace di guidare l’inizio dei passi della nuova creatura venuta al mondo, la quale poi potrà sempre incamminarsi, in base alla sua vocazione, in percorsi di vertiginose altezze spirituali o scegliere di rimanere nel piano di una quotidianità più semplice e rasserenante. Oggi non sorprende che molti genitori si comportino come fecero a suo tempo i discepoli di Gesù e che tengano lontani i bambini dalle scuole di insegnamento religioso, nella convinzione di agire a vantaggio dei loro figli: ciò accade perché non si vuole mettere in tasca ai bambini alcuna bussola di orientamento dei primi valori spirituali. Ma, successivamente, si colgono i risultati negativi della mancanza di orientamento verso il bene collettivo e verso il prossimo, che danno vita al fenomeno quasi incontrollabile del bullismo in età scolare.
La letteratura italiana riceve il suo battesimo dalla Poesia, specificamente dal Cantico delle creature di Francesco, che trasmette i valori spirituali fondanti e che tali sono rimasti nei secoli, identici a sé stessi. Per otto secoli di storia della letteratura italiana, si è trattato di una Poesia, talvolta apertamente confessionale, ma più sovente organizzata in un dialogo diretto o indiretto, col ricorso a forme di intermediazione, tra Uomo e Dio, con un’esaltazione dei valori spirituali. Così fu fino ad arrivare a Giacomo Leopardi, il quale per primo tende a definire l’Infinito come una categoria dell’Immaginazione, al punto di concepirlo nelle caratteristiche dell’Indefinibile. Tuttavia, anche il Recanatese ha ben chiara l’assoluta necessità degli uomini di impostare il dialogo con l’altrove e di non accontentarsi dell’hic et nunc.
Nel Novecento brillano alcune voci della poesia italiana di tendenza religiosa. Al riguardo, vanno fatti almeno i nomi, ormai affidati alla memoria storica della letteratura italiana, di Nicola Moscardelli, Domenico Giuliotti, Giulio Salvadori, David Maria Turoldo, Clemente Rebora, Cristina Campo, Carlo Betocchi, Mario Luzi, Alda Merini, Alessandro Parronchi, Giorgio Bárberi Squarotti e sicuramente molti altri. Tra i poeti oggi in vita e attualmente operativi si debbono citare almeno tre, per ordine alfabetico, diciamo Elena Bartone, Deborah Cristina Borca e Cosimo Schena.
Elena Bartone è una scrittrice con un’intensa e vasta esperienza poetica che l’ha condotta a pubblicare quattordici libri distribuiti fra primari editori di poesia italiana, come Lietocolle e La vita felice: sono testi premiati dalla critica in diverse occasioni e risultano distribuiti lungo un arco di circa vent’anni di attività di pubblicazioni. Nella vita Bartone, che ha conseguito le due lauree in Giurisprudenza e in Lettere, è docente di Lettere nei Licei. La sua produzione letteraria ha uno sviluppato orientamento religioso, ed è caratterizzata da una luminosa serenità e da una profonda partecipazione di pensiero e di opere al collettivo sociale in cui è inserita come docente negli anni di formazione superiore degli alunni, prima della continuazione universitaria o dell’inserimento nel mondo del lavoro.
Il libro «Francesco, oltre Silenzio e Dialoghi» è in verità un duplex, in quanto è formato da due differenti linee di comunicazione con Francesco, Patrono d’Italia. Precisamente, si tratta della riedizione del libro Francesco, nel silenzio, edito da Lietocolle nel 2015 -edizione ormai introvabile in commercio- con prefazione di Martha L. Canfield; il secondo libro è una novità della Poetessa e si intitola Dialoghi con Francesco d’Assisi, con prefazione di Carmine Chiodo. Le due opere sono riunite insieme ed escono per celebrare gli Ottocento anni trascorsi dall’ascesa di Francesco, Patrono d’Italia, al di sopra delle stelle. In contemporanea, il duplex celebra anche gli Ottocento anni della Letteratura italiana, che nasce con il Cantico delle creature -o Laudes Creaturarum– edito per la verità nel 1224, cioè 802 anni or sono.
L’intenzione della poetessa Elena Bartone è quella di stabilire un ponte di continuità e di corrispondenza sia letteraria sia dei valori spirituali e religiosi, tra il mondo dell’attualità e il cosiddetto Basso Medioevo, che va dal XIII secolo fino alla scoperta dell’America. Si tratta di una continuità basata essenzialmente su due fondamenti essenziali. Il primo è sicuramente l’incanto della Natura, nel suo stadio di purezza, conseguente al progetto della creazione, tra acque del mare e dei fiumi, terre con piante e animali, venti con nuvole e splendori di sole, cieli stellati a dismisura. Il secondo sono i valori della spiritualità umana: il dolore, la nostalgia, la compassione, la semplicità, la povertà, la fratellanza, l’uguaglianza, la speranza, come massimo apice di valore possibile, la fede nel progetto della creazione e nella continuità dell’essere.
I titoli dei due libri sono entrambi riferiti a Francesco -per celebrare i suoi otto secoli di presenza nella storia umana- ma hanno entrambi una derivazione biblica. Infatti, il Silenzio non va inteso come assenza di voce, ma come concento di tutte le voci possibili: la somma delle voci è il silenzio degli angeli, come la somma dei colori è l’assenza-fusione dei colori nel bianco, che li contiene tutti. Nel secondo libro, invece, i Dialoghi si ricongiungono al canone della narrazione evangelica, anche se il lemma greco-latino viene celebrato alla fine del VI secolo d.C. da Gregorio Magno con i quattro libri dei DialoghiDialogi de vita et miraculis patrum italicorum– e trattano dei miracoli dei Santi italiani fino alla fine dell’anno 594 d.C. I quattro libri di Gregorio Magno espongono in forma di dottrina divulgativa, attraverso la vita dei Santi, in un dialogo esplicativo tra Gregorio Magno e il suo diacono Pietro, i valori fondanti dello spirito cristiano. Si tratta esattamente dell’obiettivo sviluppato dal libro doppio di Elena Bartone: celebrare i valori spirituali di Francesco d’Assisi. Il duplex è avvalorato dalle sapienti prefazioni, rispettivamente di Martha Canfield e di Carmine Chiodo, che illustrano i contenuti e lo splendore intellettuale e anche religioso dell’opera poetica di «Francesco, oltre Silenzio e Dialoghi»: un titolo che apparentemente sembrerebbe contenere un ossimoro, ma che in realtà esprime una perfetta identità, tra la voce degli Angeli, specchiata nel silenzio di Dio, e la voce degli uomini, diffusa in una babilonia incontenibile di linguaggi diversi.

Sandro Gros-Pietro

Peso 0,2 kg
Dimensioni 135 × 205 × 14 cm
Anno Edizione

Mese Edizione

Aprile

Autore

Collana

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