Il mondo ha avuto un’evoluzione politica diversa da quella cui siamo abituati, tanto che, in un tempo riconducibile ai nostri giorni, esiste un unico Stato: Pancrazia.
Pancrazia è la democrazia ideale. Non ci sono più frontiere, confini invalicabili, mercanti di profughi: i popoli sono tutti uguali e ognuno può muoversi liberamente. A Pancrazia le guerre sono ormai solo un lontano ricordo, perché non c’è più nulla da conquistare.
Questa situazione idilliaca in realtà è imposta dai burocrati, i quali, ebbri del loro potere, garantiscono l’ordine e la pace attraverso l’uso della forza militare. Ma non solo, dato che strumenti molto più sofisticati vengono applicati. I vertici dell’autoritario Governo centrale hanno compreso che, per continuare ad amministrare Pancrazia e godere dei benefici acquisiti, devono mantenere subdolamente le masse al livello culturale più basso possibile. L’equazione è semplice: meno le persone apprendono, meno sa­ran­no in grado di analizzare criticamente la realtà e meno problemi ci saranno per l’ordine costituito.
Attraverso l’abbandono della lettura e della scrittura – fino al pun­to che chi legge e scrive è considerato un sovversivo – le persone perdono progressivamente la capacità di formulare pensieri, di far nascere idee, di ragionare con la propria testa, narcotizzati con la continua visione di banali programmi televisivi.
In questo contesto si inserisce il protagonista, George Wallace, che un giorno, mosso da un latente senso di insoddisfazione e attingendo in quel che resta della sua memoria, dà vita alla sua rivoluzione personale che lo porterà, suo malgrado, a divenire un eroe.

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