PREFAZIONE

La poesia di Walter Chiappelli si colloca in modo eccentrico rispetto alla produzione letteraria contemporanea e non solo per la novità dell’impasto linguistico, sebbene, nel suo caso, non si possa parlare di ricerca sperimentale, quanto, piuttosto, di una pulsione verbale di origine emozionale. Bisogna, infatti, tenere anche conto di quel qualcosa di eccedente nella dimensione interiore dell’autore, così prossimo all’ardore di un mistico, che, mentre mira a un’assolutezza incandescente, guarda le cose del mondo con quella concreta e ferma, a volte quasi feroce, sensibilità morale che distingue nettamente il bene dal male.
Tra dolente consapevolezza, ironia, sdegno, Chiappelli mette a nudo l’erranza di un processo co­noscitivo che, separato dalla presenza del mistero, non riesce a leggere il senso segreto degli eventi. Per il poeta, di fatto, non esiste apprendimento del mon­do che non sia stupore di fronte al bello, riconoscimento dell’impronta divina in ogni creatura vivente e negli stessi sentimenti buoni e nobili dell’uomo, finanche nell’eros se motivato da slancio autentico verso quel tempio di carne-spirito che è il corpo dell’amato/a e non solo.
In un mondo diverso da quello contemporaneo (“ah umani non ancora Umanità”) – quello a cui tutti dovremmo tendere, se solo si accogliesse la lezione della Storia temporale e della Storia sacra, se solo si riflettesse sulla terribile devastazione del Male- questo pensiero di Amore e Luce (e “luce” è senz’altro il lemma più ricorrente nel versificare di Chiappelli e non solo in questa silloge) sarebbe destinato a trionfare e a rendere gli uomini davvero eredi della Pace e della Giustizia divine.
In altre parole, il sogno, la speranza nel futuro dell’autore hanno poco a che fare con un’ideologia politica e sono, invece, strettamente legate ad una pro­mes­sa di inveramento dell’annuncio evangelico e al­l’idea dell’uomo-cristo, che in uno dei suoi testi egli definisce “in coma”.
Da qui prende le mosse anche il discorso che oggi definiremmo ecologico, ed è, invece, più vicino allo spirito delle laudi francescane che ai vari movimenti contemporanei: la terra, con tutte le “Creature a Sua immagine e somiglianza” va salvata, rispettata, ama­ta, in quanto “sacra e santa”, “ostia d’amore vero”, “prima Madre/ Madre d’ogni madre e d’ogni padre”, al di là di ogni giusto allarme lanciato da più studiosi. Non stupisce, allora, che alcune poesie di questa raccolta terminino con un “Amen”, che ne sottolinea la prossimità alla preghiera, alla ritualità di una liturgia incessante celebrata attraverso la Poesia.
È interessante vedere come il discorso sulla poesia si inserisca con grande naturalezza all’interno della visione spirituale di Chiappelli, che lo affronta direttamente in cinque testi molto significativi.
Innanzitutto l’autore tiene a sottolineare come la poesia non sia (allineandosi con la posizione del Foscolo: Sdegno il verso che suona, e che non crea) soltanto “armonia”, ma debba raccontare “l’ardua passionata realtà”, aderendo ad una sorta (ed è, questa, una definizione davvero molto bella e nuova) di “grazia civile”, evitando quella che egli chiama “l’inutilità assoluta”. In secondo luogo egli si dichiara ostile verso la diffusa cultura del pessimismo, condannando senza tentennamenti i “testi di quei poeti / che pare siano risorti / dal regno delle ombre / -loro sede ispiratrice- / (…) belli d’incenerita luce/ d’amorevolezza luciferina”; proponendo una poesia che segua la “sua vocazione umano-divina: / salvaguardare l’Amore”. E, infine, condanna l’egotismo che, bruciando “il sacro sguardo” della Poesia, rischia di farne “solo polvere dorata”. Tutti i temi di questa nuo­va raccolta di Chiappelli non sono nuovi. Conosco e leggo i testi di questo artista così appassionato e generoso da molti anni e, dunque, non posso non sottolinearne la coerenza, la sincera fedeltà ai principi etico-religiosi, l’estrosità dello stile dettato da un tale impeto emotivo-intellettuale da travolgere regole e schemi, nell’ansia innamorata di nominare ogni cosa, di abbracciare la totalità del mondo, il visibile e l’invisibile, di annodare legami d’amore fra cose lontane, ricorrendo a inconsueti agglutinamenti di parole, a neologismi o ad ampliamenti semantici di molti lemmi. Spesso il testo non finisce, sospeso com’è su una virgola, come per dire che il canto non può arrestarsi, che ci sarà sempre un dopo in cui gustare la dolce necessità di vivere e celebrarla. E però, all’interno di tale continuità di contenuti e di stile, sorprendente è la variazione, alla ricerca di lampeggiamenti analogici, sonorità, risonanze sentimentali, sfumature del pensiero, che dilatano suggestioni e riflessioni.
Così, nonostante i risentimenti, gli scoramenti, la polemica anche incalzante, è la gioia lo stato d’animo che la poesia di Chiappelli trasmette, e, con essa, una fede incrollabile nella vita: non c’è elemento della natura o situazione esistenziale che non diventi oggetto di canto, in quanto degni di attenzione e ri­spetto; del resto, anche in questa sua età avanzata, l’autore resta un grande innamorato della vita, un’anima ardente, un osservatore che sa vedere nella ma­teria l’immaterialità, tanto che intorno alla vecchiezza scrive versi come questi: “Diventare vecchi è alta fortuna […] sia lunga nostra vita!: / fortuna vera è diventare bella / vecchiezza, potenzialmente dotata! -oh grazia!- di non ultima speranza,”.
In ogni caso, come accade in ogni poesia autentica, ciò che viene fuori è il ritratto di un uomo (in questo senso la poesia può dirsi sempre autobiografica), sempre immerso nel movimento dell’esistere, in cer­ca di un’ideale armonia, di una luminosa verità, che ama la parola palpitante, innocente, quasi sgorgante da una fontana di purezza archetipica; che non ama molto interrogare la realtà, ma osservarla e, con l’occhio sereno di chi obbedisce al messaggio cristico, comprenderne la qualità etica, l’errore, la devianza, senza per questo lasciarsi sopraffare dal pessimismo, ché la sua luce interiore lo indirizza naturalmente alla letizia, dinnanzi alla quale fugge ogni tenebra. L’anima di Chiappelli sorride alla vita (Il sacro vivere / m’avvince), ricca com’è di passioni: la poesia, la musica, la natura, l’amore, la gioia dei sensi, la bellezza, la fede.
È davvero difficile trovare, nella letteratura contemporanea un universo interiore così intatto, così gaudioso, così fanciullo, e per tutto questo non si può non provare verso Chiappelli un’infinita gratitudine.

Franca Alaimo

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