Prefazione

La Poesia di Giorgio Colombo si sviluppa come canto solare dedicato alla bellezza dell’universo che affascina il Poeta sia per le grandi dimensioni stellari del cosmo sia per le dimensioni tangibili e più vicine della natura terrestre, con la sua “bella d’erbe famiglia e d’animali”, per citare l’espressione poetica di Ugo Foscolo tratta da I Sepolcri. Certamente la chiostra delle montagne è lo skyline più suggestivo e ricorrente in queste luminose e ariose pagine, ove vengono descritte le creste a partire dal Monte Rosa, proprio davanti ai suoi occhi dalla finestra dell’ufficio, per arrivare alle crode delle Dolomiti, che rappresentano una delle destinazioni preferite dall’Autore per concedersi un incontro con la natura. Tuttavia l’autentico protagonista di questo stupendo libro di parole e immagini è la luce, in quanto è dalla luce che si sviluppano la vita, i colori, le temperature degli ambienti, le grandi visioni paesaggistiche e quindi anche gli sconfinamenti con la fantasia al di là e al di sopra del cielo visibile, verso i mille e mille mondi che ci sovrastano. Dunque, se la luce è l’argomento del canto prediletto del Poeta, lo diviene anche di conseguenza l’ombra, come attenuazione della luce, il crepuscolo e la notte. Se c’è il canto per il Sole, necessariamente c’è il canto per la Luna, la celeberrima Casta diva, che Vincenzo Bellini ha musicato nell’opera lirica Norma, sul libretto di Felice Romani. Infatti, noi vediamo già sulla copertina del libro la citazione simbolica dei due astri che hanno ispirato per una temperie di secoli e di civiltà gli uomini, cioè il Sole e la Luna: sono le due forme di luce – diretta e riflessa – che permettono all’uomo di osservare con gli occhi i panorami esterni del mondo per poi spingersi ad esplorare i panorami interni dell’animo umano. Vi è dunque un differente raggio di luce che illumina il mondo interno e che riscalda il mondo interiore, anche se all’origine della vita sulla Terra c’è solo e soltanto la luce, che – come si è detto – è la protagonista primaria del canto poetico.
Si intuisce più facilmente, allora, il significato simbolico del titolo del libro di Poesia di Giorgio Colombo, poiché Dagli occhi all’anima significa compiere con la mente e con il cuore il viaggio che conduce dall’osservazione stupefatta delle bellezze del mondo esteriore allo splendore delle ricchezze custodite nel mondo interiore, serbato da ogni essere umano nei precordi del proprio cuore. Ed ecco, allora, la congiunzione necessaria tra le tematiche della natura e quelle degli affetti familiari, l’amore per la donna della vita, per i figli e per i nipoti diventano una cosa sola e si uniscono nel concento del canto dedicato alla natura e al mondo della creazione. Tutto ciò serve a sottolineare che ogni essere umano è a sua volta un attore partecipe della creazione e non si limita a essere uno spettatore incantato dalle bellezze dell’universo. Ogni uomo crea anche il suo personale universo dell’anima, i suoi straordinari valori interiori, che poggiano sulle sicurezze dell’affetto, sulle sue relazioni umane di amicizia, di compartecipazione sodale alle vicende del mondo, ai grandi eventi umani di cui si è testimoni nel corso dell’esistenza: le grandi tragedie o le grandi conquiste dell’umanità diventano fasi dello spettacolo incommensurabile della creazione.
Giorgio Colombo non si limita a essere un affabulatore – detto per usare un termine caro a Pier Paolo Pasolini – cioè un abile descrittore di vicende e di sentimenti umani, ma è anche un appassionato fotografo, amante dello scatto istantaneo, dell’immagine autentica, originale e in un qualche modo “primitiva”, come si dice del buon vino proposto senza arrangiamenti o addirittura adulterazioni. Il libro è costellato di luminose vedute, sovente affiancate in parallelo con i versi di poesia, tutte colte al volo senza uno studio complesso di posa e di montaggio, ma quasi estratte d’acchito dalla realtà fenomenica delle cose e trasferite d’incanto negli archivi della memoria. In tale modo Giorgio Colombo diventa un artista a duplice dimensione, in quanto adopera, con la stessa capacità di espressione efficace ed essenziale sia la parola sia l’immagine.

Sandro Gros-Pietro

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