Prefazione

Ho finito in questo momento di leggere il manoscritto. Mi ritorna una frase delle ultime pagine: “Il viaggio che Consuelo sta compiendo non è solo fisico, ma anche metafisico.” Il libro è così: si muove su diversi livelli, mi ricorda la piramide dei bisogni di Maslow.

E per ogni livello di bisogni presenta gli estre­mi opposti. Insiste sul mangiare, ma si sposta dal tradizionale sofisticato al cercare il cibo tra l’immondizia. Parla di abitazioni e si va dall’albergo a sette stelle alla lamiera e cartone. Parla di persone ai vertici della scala sociale e di persone in basso, che più in basso non si può.

E tutto questo mentre i protagonisti girano il mondo per danzare. Il tango, allora, è la metafora più profonda (o, per mantenere la piramide di Maslow, la più alta), e contrapposta a quella della guerra, dolorosamente introdotta nelle ultime pagine.

Sento questo tango vicino a quelle scene di danza della morte che si trovano in tante pitture medievali.

Allora che facciamo? Ci lanciamo nel turbine di una danza gioiosa e sensuale o ci immobilizziamo, oppressi dal dolore, che continuamente ci si para davanti?

Ecco, il libro impedisce proprio di fare una scelta tra i due estremi: li ruota, li mescola, li inserisce uno nell’altro. Non si può considerare uno solo, ci sono sempre tutti e due e in ogni parte del mondo, dappertutto si ritrovano.

E qui si riprende la metafora del tango: abbraccio e stacco, incontro e separazione, muoversi con il partner e muoversi da soli. Mettere assieme gli opposti e renderli parte di un unico disegno.

In questo il tango non rispetta la realtà che ci circonda, le cose non vanno così nel mondo. E allora il tango diventa profezia: lo staccarsi, il muoversi da soli non è per lasciarsi, ma per rinnovare tante volte la gioia dell’incontro. È un tipico gioco d’amore, dove si fa un gesto che nega l’amore, ma solo per ritrovarlo subito dopo, con più forza e più gioia.

Per leggere con piacere questo libro bisogna avere il coraggio di lasciarsi gioire e soffrire in alternanza, e a volte con rapida continuità, rallegrarsi e rattristarsi. È il gioco che gioca il mondo. Nella gioia, la consapevolezza del dolore è inevitabile. Nel dolore la certezza che la gioia non è persa per sempre: ci sarà ancora.

Don Ezio Risatti Preside Emerito IUSTO

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Mese Edizione

Marzo

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