22,00 €
Autore: Gianni Ponta
Editore: Genesi Editrice
Formato: libro
Collana: Novazioni, 103
Pagine: 288
Pubblicazione: 2025
ISBN/EAN: 9791281996441
Prefazione
Quando il mio amico Sandro mi ha chiesto se volevo leggere un libro sul Toro che si apprestava a pubblicare con la sua Genesi ho pensato “Oddio, un’altra opera sulla leggenda granata. Ne sono state scritte a decine, e non casualmente. Perché il Torino, non è solo una squadra di calcio, ma un mito, celebre e celebrato in tutto il mondo. Però, dopo sì tanto diluvio di testi, quale novità mai potrà ancora esserci nell’ennesimo testo che racconta l’epopea torinista?”
Ma potevo forse rispondere no all’amico di una vita? Così, eccomi sfogliare Granata colore del mito di Gianni Ponta. Subito perplesso, dubbioso, rassegnato a scorrere fogli su fogli che ripetono il già detto, scritto, ridetto e riscritto, dalla fondazione del club al principio del secolo scorso ai giorni nostri purtroppo ingoiati dal grigiore della mediocrità.
Poi, a poco a poco, di pagina in pagina perplessità, dubbi e rassegnazione si sono diradati per infine essere spazzati via dal cuore dell’autore. Sì, cuore, perché Gianni Ponta ha narrato la storia del Toro con l’amore tifoso che vince su qualunque delusione e chi tiene per le maglie granate di delusioni, torti, disgrazie ha esperienza alta sino al cielo.
Cuore e unicità. Granata colore del mito è una miniera di pepite che si scoprono avanzando di capitolo in capitolo dai tempi eroici al primo scudetto all’epopea degli Invincibili vinti solo dal fato a Superga agli anni difficilissimi dopo la tragedia, alla resurrezione grazie a Orfeo Pianelli, il presidente del più grande Toro dopo il leggendario squadrone di Valentino Mazzola, all’ultimo Toro capace di regalare gioia, quello di Emiliano Mondonico conquistatore della Coppa Italia nel 1993 e derubato del trionfo l’anno precedente in Europa, la Coppa UEFA rapinata dalla storica sfortuna granata che ad Amsterdam si manifestò nei tre pali che negarono la vittoria sull’Ajax. Che esultò sulle note di We are the Champions dei Queen e tifosamente Gianni Ponta scrive “Non posso sentire quella canzone. Assolutamente.”
Tra le pepite, l’omaggio agli eroi nascosti della leggenda torinista: l’anima del settore giovanile, l’avvocato Sergio Cozzolino, che tanti giocatori ha regalato alla serie A, la riserva del grandissimo Lido Vieri, Franco Sattolo, l’allenatore e valorizzatore di innumerevoli talenti, Ercole Rabitti, il preparatore dei portieri, e prima guardiano della porta granata, Paolo Di Sarno, il fido aiutante di Giancarlo Camolese, Antonio Pigino. Nomi, ma non sono i soli, tanti altri sono ricordati dall’autore, che non erano mai stati illuminati, e di quale potente luce, nella piramide di libri sul Torino.
Con il cuore, vale ripeterlo, Ponta ha raccontato il Toro. Il cuore di un tifoso che la notte di Bilbao, l’unico bagliore di gloria nel ventennio grigio dell’era Cairo, la visse lontano “Ero a Stoccarda, per lavoro, quella sera rimasi al telefono con mia moglie che mi informava, guardando il Televideo che dava aggiornamenti di minuto in minuto, come stavamo andando, la gioia del vantaggio, la paura dopo il 2-2 dei baschi, l’esultanza al gol del 3-2 di Darmian, la sofferenza sino all’urlo liberatorio per l’impresa, l’Atletico Bilbao eliminato dalla Coppa UEFA, battuto nel suo fortilizio, dove mai aveva perduto da una compagine italiana (e mai più ha perso).”
Tra le tante delusioni, gli scudetti rubati. Furti ricordati senza furore, “nel 1972 due errori arbitrali ci privarono del tricolore”. Chiamali errori. D’altronde, allora e ancora per decenni, funzionava così e fulminante, oltre che esemplificativo del malcostume arbitrale dell’epoca, è il ricordo di Giobatta Moschino, il regista del Toro guidato da Nereo Rocco “Eravamo a San Siro, contro l’Inter, il direttore di gara non ci fischiava mai un fallo a favore, come capitano glielo feci presente e lui mi rispose ‘Ue’, Moschino, lei gioca solo nel Toro e qui siamo davanti a un grande club’.”
Del grigiore degli ultimi venti anni Granata colore del mito si occupa pochissimo. Purtroppo la Leggenda è solo un ricordo. Che pur sbiadendo di anno in anno continua a far innamorare del Toro. Che tenerezza leggere dei derby, quelli veri non le demoralizzanti prestazioni di oggi che garantiscono alla Juventus di cominciare il campionato con 6 punti già sicuri. Che bello quando vincevamo i derby, e quella domenica era veramente il “dì di festa”. Negli anni di Cairo il “dì di festa” è stato uno solo. Su 31 derby. Condivisibile dunque la desolazione di Ponta nel riportare il de profundis del tifosissimo Massimo Gramellini che nella sua rubrica Granata da legare scrisse in occasione dell’ennesima delusione “La Cairese rimane a marcire in serie B e io non riesco nemmeno più a provare rabbia. Quando torna il Toro fatemi un fischio.” Commento di Ponta “Molto triste, ma tornammo poi in A. Sembra poco ma è tanto.”
E tanto è questo ennesimo libro sulle maglie granata, che arando un campo arato a dismisura, si è rivelato felice sorpresa per quanto è ricco di aspetti inediti (notevoli al riguardo anche i due album di immagini) e di amore. Il cuore appunto tifoso dell’autore. Un tifoso sempre equilibrato, mai furente, saggio. Della saggezza di chi, navigando un oceano sempre tempestoso, tra innumerevoli dolori ha trovato anche non poche gioie. Che è poi il privilegio di chi ama il granata, il colore del mito.
Claudio Giacchino
| Peso | 0,5 kg |
|---|---|
| Dimensioni | 150 × 210 × 20 cm |
| Autore | |
| Anno Edizione | |
| Mese Edizione | Settembre |
| Collana |
15,00 €
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