Opera fondamentale della letteratura barocca spagnola è La vita è sogno di Pedro Calderόn de la Barca, con la vicenda di Sigismondo, rinchiuso nella torre del castello dal padre, re Basilio, perché gli indovini hanno previsto che il giovane da adulto sarebbe divenuto un tiranno malvagio. Resosi adult­o, viene messo alla prova, e addormentato con un sonnifero, si risveglia a corte nei panni del principe ereditario. Subito egli dà sfogo alla sua vendicativa cattiveria, per cui viene riaddormentato e nuovamente si risveglia nella torre. Sigismondo, a quel punto, si rende conto che la vita è comunque apparenza, una sorta di falsità e di recitazione, esposta ai capricci della sorte e l’unica possibilità consiste nel procurare il minore dolore possibile a sé e agli altri. Salvatore Pristerà fa dire a Dimitri, l’amico sognatore e mentore del protagonista Vici Albi, che non è possibile tracciare un chiaro confine tra il sogno e la realtà: “Non vi è differenza tra questi due mondi se non una… e ciò che li tiene uniti li separa allo stesso modo… tra loro solo un ponte sotto i cui archi scorre la linfa dell’esistenza”. Dimitri muore e Vici Albi inizia una complessa peregrinazione di avventure fantasiose, sempre colpito dalla maledizione di non riuscire mai a prendere sonno: si mette a fare il rilegatore di libri, ne realizza a migliaia, ma pur ammazzandosi di lavoro non riesce mai a dormire. Fintantoché avviene una sorta di positivo sortilegio e l’avventura che egli sta vivendo in quell’istante si rivela essere un sogno incantatore, in cui gli sembra che sia tornato a vivere Dimitri o una sorta di suo clone. Dunque, cosa ha fatto Vici Albi? Ha sognato l’intera avventura della vita ovvero ha vissuto nella realtà la sua storia fantastica? Nello stupendo racconto di Salvatore Pristerà il confine tra il sogno e la realtà rimarrà per sempre un enigma inestricabile.

Sandro Gros-Pietro

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