Prefazione

Conosco Giorgio Colombo dal 2018, quando mi fece omaggio del suo primo fotolibro È luminoso l’Universo (Editore Mnamon), composto da immagini e poesie, che recensii sulla rivista “Sìlarus”. Negli anni successivi mi ha fatto dono di tutte le sue pubblicazioni premiate nei concorsi a cui sono state iscritte. Qualche settimana fa mi ha chiesto di scrivere la Prefazione alla silloge Pianeta grigio che ha ottenuto la Dignità di stampa alla X edizione del Premio “I Murazzi” di Torino.
I versi di questa silloge, nel complesso, sono meditativi, che nulla concedono all’autobiografia, se non a quella per interposta persona. Per questa ragione la sua poesia si è fatta icastica e rigorosa; spesso si sviluppa come in una intensa spirale all’interno di un io fortemente appercettivo.
Come poeta ha esordito nel 2018. Il suo è stato un esordio lirico. Con questa silloge si allontana da questa sua iniziale esperienza, ovviamente senza rinnegarla, e si avvicina, anzi si consegna, alle istanze etiche, sociali e religiose degli ultimi anni, fatta eccezione per alcuni testi, Città eterna, Cattolica, Tramonto irpino, Estate di San Martino e Crepuscolo invernale, in continuità col suo iniziale percorso poetico. I protagonisti della silloge sono il recente passato e il presente: il crollo del Ponte Morandi, l’incendio di Notre-Dame, le celebrazioni dei giorni della memoria, la crisi di governo dello scorso anno (2021), il Covid-19, con tutte le sue implicazioni e conseguenze, il 25 aprile del 2021, la guerra in Medio Oriente, l’Afghanistan, i femminicidi, sempre più diffusi, il lavoro come speranza, la scomparsa di David Sassoli, l’invasione dell’Ucraina.
Per i temi trattati, questa volta i versi sono più disposti a farsi prosa, senza che perdano le qualità e le caratteristiche fondamentali della precedente silloge “ Covid -19 Ho il cuore gonfio” edita da Pegasus Edition e delle poesie dei tre fotolibri. Nei testi di questa nuova silloge, il ritmo, la cui presenza considero fondamentale in ogni poesia, “come il battito di un cuore e il respiro di un essere umano, che rompe il silenzio del cielo e della terra”, per usare una felice definizione di Gabriella Sicari, conferma la sua ineludibile e insostituibile presenza, e non lascia per niente il passo a un andamento incerto e meno sicuro tipico del verso-prosa.
Da poeta lirico a poeta civile. Un itinerario inevitabile il suo, considerato che Colombo, come uomo e come imprenditore di successo e di valore, non ha mai trascurato la sua attenzione nei riguardi delle questioni sociali e dei lavoratori.
Grazie a questa scelta, di partecipazione attiva agli eventi politicamente e socialmente calamitosi, la poesia di Colombo ha cambiato gradualmente passo; si è fatta più netta, più affilata, di chiaro stampo politico, sociale, civile, con profili etici e religiosi. In questa fase della sua ricerca poetica appare più evidente il suo tentativo di ragionare in termini civili sulle materie e sulle questioni con cui si misura giorno dopo giorno il nostro inadeguato tempo della storia. Per le esposte ragioni, mi sembra particolarmente riuscito il testo Luna rossa lombarda, per intensità lirica e semplicità di dettato:

LUNA ROSSA LOMBARDA
Sorgi sfumandoti al rosso / dal nero orizzonte / del mio cuore contrito / anche oggi / per il solito numero / sottratto al Covid. // Corpi assaliti distrutti / sino al sacrificio / sono stati annientati / tolti dal mondo, / anime in pena / partite, dissolte. // Alla sera, triste da sé, / hai donato un sorriso / un barlume di luce / calda materna / riflesso nel mio triste / pensiero, // molto più di una pennellata / di luce nel quadro scuro / una sfumatura geniale / di Caravaggio / che stravolge il buio / del rassegnato destino // come raggio Divino / nell’umano vissuto. / Col tuo rosso discreto / mi rallegri la sera / m’inviti al sorriso / Luna Rossa Lombarda. (gennaio 2021)

In questi versi, il poeta racconta e descrive con serena tristezza e partecipato dolore le tante vittime sottratte alla vita dal Covid. A questo testo fa da controcanto Luna rossa barca volante con cui Colombo ci restituisce alcuni momenti di felicità e di speranza umana e sportiva fatta propria da tutti gli italiani nel mondo per la straordinaria avventura di Luna rossa:

LUNA ROSSA BARCA VOLANTE
Luna Rossa barca volante / plani sulle pinne alate / ti sollevi dal mare / lontano un giro del globo / spinta dal vento e dal tecnologico ardore / dell’uomo testa e cuore pulsanti. // Avvolta di speranza tenacia vittoria / sei il Tricolore il virtuoso l’amato, / tricolore di sentimenti illusioni certezze / sventolante alle brezze nei giorni migliori / sbattuto dai venti nei tormenti peggiori / penzolante in quelli tristi rabbuiati di morte. // Coesa con l’uomo / la prua rivolta al traguardo / le vele tese dal vento, / Luna Rossa sfrecciante / ci innalzi nello spazio del cielo, / nell’azzurro del nostro riscatto. (febbraio 2021)

Quest’ultima raccolta rappresenta a mio avviso non solo uno dei vertici della sua ricerca, ma raggruma intensamente le spinte etico-sociali, e le linee guida che hanno ispirato la sua poesia sin dall’esordio.
Da qui il rispecchiamento nel presente con uno sguardo al futuro e, contemporaneamente, una triste “felicità” nascosta tra le parole ch’è possibile trasformare in “felicità” vera, autentica e duratura solo con il superamento definitivo delle sciagure che abbiamo costruito o subito. Colombo lo fa col pensiero, con le idee, e con le parole che, in questa silloge, diventano preziose reliquie.
In gran parte dei versi della silloge, il lettore troverà il senso doloroso dello sdoppiamento della vita, e l’appassionato risentimento civico del poeta. E toccherà sempre al lettore, quale cittadino del mondo contemporaneo, dover far propria la consapevolezza del suo attuale smarrimento e, al contempo della sua impotenza per scavalcarlo. Colombo ci invita a farlo, nonostante in questa silloge siano presenti i momenti più amari e taglienti, i più tesi e intensi, i più “personali” e disperati di questi ultimi quattro anni.
Giorgio Colombo è essenzialmente un poeta anche quando decide di fare altro, il fotografo o l’autore di cortometraggi, ne ha realizzati 160. La sua poesia, anche quando si occupa di questioni “civili”, ha sempre un particolare “sapore” e “colore”, con risultati davvero “felici” perché riesce in ogni caso a far convivere, in ragionevole e opportuna sintesi, speranze e ideali, presente e futuro, sogni e delusioni, amarezze e utopie. E lo fa più affidandosi al significato che al significante. Colombo scrive per dirci qualcosa, per comunicarci non tanto quello che pensa il suo io, che pure è presente nei suoi versi, quando ciò che accade nel mondo e nei luoghi che frequenta e dove vive. Colombo ha capito che le contraddizioni che ci circondano e con le sue prole, i suoi versi e le sue poesie, vuole riempire il vuoto che hanno costruito. E quando non ci riesce vuole dirci che è comunque disposto a denunciarlo e a rifiutarlo. È un poeta che riesce a tenere insieme le notti e le albe delle nostre vite.

Alessandro Di Napoli