Presentazione

La poesia di Teresa Capezzuto si distingue, nel panorama poetico d’attualità, per il multiforme carattere che sviluppa attraverso l’adozione di differenti registri di scrittura: la lirica interiore, la fabula, la novella, la canzone, la filastrocca, il nonsense, il refrain, il gioco canterino delle rime. Ha perfettamente ragione la Poetessa a mostrare nel suo Epilogo che la poesia è ovunque: “linguaggio universale / apollineo o dionisiaco / dice l’essenziale”, identificandosi come icona e fra le massime espressioni della bellezza. Tuttavia, la distinzione principale del canto di Teresa Capezzuto sta sostanzialmente nella brezza ariosa e scintillante di allegria e di gioco anche ironico che emanano le sue poesie. Per dirla con Friedrich Schiller è un “inno alla gioia”: la convinzione che l’universo si illumina di un sorriso. Francamente, è una gran cosa, data la geremiade di poeti lamentosi, pessimisti, disperati, cinici, caustici, cimiteriali e lacrimosi che hanno abitato e tutt’ora prolificano nelle patrie lettere. Riempie il cuore di speranza vedere che Teresa Capezzuto affida al valore della parola poetica messaggi positivi e pare di vederla illuminarsi di gioia, per parafrasare l’illuminazione di immenso, specialità poetica riservata a Giuseppe Ungaretti. Vi sono altri echi oltre l’allegria di naufragi del poeta d’Alessandria d’Egitto. Occorre fare riferimento a Palazzeschi, a Dossi, a Noventa e an­che alle sottili ironie e alla nitida concretezza che emer­ge spesso dai rappresentanti della linea poetica lombarda, a cominciare da Giuseppe Parini per arrivare fino a Franco Loi e Luciano Erba. Il carattere lombardo, in un certo qual modo, si manifesta nella bergamasca Poetessa, celebratrice della Città dei Mille, d’apostrofe garibaldina. Fra le poesie di questo filone si segnalano Millegradini, l’omaggio al Maestro Gaetano Donizetti in Matto per la musica, e, in Lungo le Mura, l’ammirazione per le secolari Mura Venete dichiarate Patrimonio Mondiale Unesco.
La gioia di vivere manifestata da Teresa Capezzuto, come si è detto, illumina i suoi versi, ma non per questa ragione essa poi mai degrada in forme di grezza comicità o in espressioni puramente carnascialesche. Ancora una volta conviene citare Ungaretti, il quale asseriva come l’allegria nasca dai filtri del dolore e della sofferenza. Consiste nella capacità di sapere rischiare e riuscire a predominare sulle insidie sottili o clamorose che la vita continuamente ci dispone sul cammino. E proprio nell’esistenza umana trovano grande fonte d’ispirazione le parole poetiche, come viene esplicitato in Ciao noi. È la poesia introduttiva che dichiara il titolo Particolare della silloge: “Le parole generative / di particolari a vicenda / si nutrono”; e ancora “Particolare e unica ci par­la / la nostra vita.” Nel libro tripartito di Teresa Ca­pezzuto – nelle sezioni Passioni, Stupori, Slanci – il concetto ungarettiano di cui si diceva è evidente, come è bene esplicitato nella poesia No Limits: “Le più alte cime al mondo ho scalato / Desiderandoti Tu proprio strepitoso / Foresta pietrificata ho attraversato / Cercandoti Tu sempre più prezioso”. Sono dei versi che rimandano con chiara metafora al processo lirico di anabasi, vale a dire il lungo viaggio di ricerca interiore ed esteriore che la Poetessa compie per giungere alla significazione del suo I’m happy.
Nasce di conseguenza un dialogo chiaroscurato tre le ragioni dell’allegrezza e gli abissi della disperazione, come bene fa intuire la Poetessa, con la levità di accenni di una concatenazione di distici e terzine per lo più in rima baciata, in Sotto le foglie: poesia che incentra l’attenzione contro la violenza sulle donne e il coraggio di ricominciare; tematica presente, con toni differenti, anche in Siamo grati al sarto e in Piume di stelle.
Autentiche prove di delicata lirica interiore, che aprono paesaggi dell’anima opalescenti di fantasmi indefinibili, ma vibranti di autenticità e colmi di emozioni, sono le liriche come Invito, Gioia, Bagno di vita, L’eco di cose lontane, Vivere nell’ombra, Piume di stelle, Dentro la bolla e ancora non poche altre composizioni della raccolta che splendono di baluginii lirici – anzi, di “barlumi”, per usare un vocabolo caro a Montale – intensi e scintillanti di atmosfere sospese di melanconia e bellezza. Quanto al fondamentale utilizzo dell’ironia, sottile e tuttavia implacabile, si leggano, fra le altre, le poesie Domani a pois, Camere con vista, Nome buffo, Attacco al panico, Fammi il preventivo.
Questa seconda silloge poetica, come si è potuto intuire, si caratterizza ancora per la vastità delle tematiche affrontate fra le quali, oltre a quelle già citate, l’amore, come il potere fascinatorio dei videogiochi e della realtà aumentata in Play, l’antimafia in Missione compiuta, il ripudio della guerra in Profumi di strade battute.
Dopo la riuscita e molto apprezzata prima opera in versi della Poetessa Teresa Capezzuto, che si chiamava Autentica, questo nuovo e attualissimo libro viene a confermare una vocazione a intendere per poesia il linguaggio universale delle cose e delle emozioni umane, fra oggetti e sentimenti, tratti sia dall’uso quotidiano, ma anche estratti dai cassetti della memoria e dagli scaffali della libreria: cose e parole che si rifrangono a specchio nella profondità dell’animo viandante e indagatore della Poetessa.

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