Prefazione

“Spero di cogliere nel suo vero significato la tua raccolta” – espressi ad Alda Fortini la prima volta che me la presentò – “sembra un forziere ben serrato!”. Eppure dal momento che l’ho aperto, ha riservato inaspettate e significative sorprese.
Distaccandosi dalle sue usuali forme espressive, la poetessa ha voluto sperimentare una nuova modalità strutturale, sviluppando per ogni pagina un argomento, attraverso tre brevi componimenti, collegati fra loro sul piano emotivo piuttosto che razionale.
Nella comunicazione poetica, lo sappiamo, la lingua è usata in tutte le sue potenzialità ed ambiguità da un definito emittente, che vuole dire e che si rivolge ad un destinatario indefinito: a questo lettore sconosciuto, che assume spesso anche aspetto “corale”, la nostra poetessa attraverso il quaderno scritto a matita, affida dei messaggi, in questo tempo caratterizzato da incertezze: “… sotto questi alti rami bizzarri dove la canzone è voluta e dietro a tempi incerti e furiosi tradurrò una favola nuova”. Sono riflessioni semplici, ma senti­te, sulla quotidianità, caratterizzata anche da aspetti contrastanti e talvolta oscuri, che rappresentano la vita nei suoi risvolti, dalle difficoltà alle gioie.
Alda, infatti, va alla ricerca del Sé, del proprio esistere consapevole, mediante un cammino che si presenta anche difficile, su un terreno arido e che solo con l’im­pegno del provare, del voler superare sassi, oltre il pos­sibile inciampo e sudore, può portare a scoprire ciò che è prezioso e simbolo d’amore puro: la “rosa del deserto”.
Pagina dopo pagina si disvela il segreto di voler esistere intensamente nel reale tra le cose comuni; la casa con gli oggetti che contiene, il giardino con la panchina, la siepe, il pozzo, fino al borgo ed al viale rappresentano l’incontro con il quotidiano, come atto d’essere presente: “Il viale alberato del borgo / conduce al vec­chio ponte / e nel silenzio di queste ore / l’acqua scorre per una fuga…” (da Borgo in La soffitta è buia e alta). In questo iniziale monologo e raccontare i propri ricordi, vissuti e stati d’animo, che progressivamente si aprono al dialogo col lettore, viene dato rilievo anche alla natura, all’ambiente, soprattutto alla campagna, assai cara alla Fortini. Ne Il cielo dipinto di stelle, per esempio, fra “voli di libellula e passeri … ascolto una voce impedita / e nella brezza gelida e nuova / un ramo di pesco in fiore … sotto questo terrazzo fiorito / nascondo una fuga improvvisa / nell’incontro che mi condusse alla via…”: ogni elemento naturale diventa espressione di simboli e temi quale, in questo caso, il desiderio di libertà e di aprirsi all’esterno e all’incontro con l’altro.
Il cercare di evocare sensazioni ed il profondo, consente di cogliere l’impercettibile nesso emotivo fra i tre componimenti di ogni pagina; tale intertestualità immette chi legge in un più ampio contesto culturale, affiancando al senso denotativo quello più sottile di tipo connotativo.
Proprio questo secondo livello interpretativo, aperto a più significati, fino a coinvolgere anche l’aspetto fonico e ritmico, porta a scoprire collegamenti fra le tre parti testuali, superando divari di spazio e tempo, individuando reciprocità tra reale e fantastico, vecchio e nuovo, passato e presente: “Nascondo una memoria antica / nel vento che mi scompiglia i fogli / sulla scrivania vecchia e lucida / e dietro ad una insegna luminosa / un folle ritorno al campo di grano” (da Traccia in La casa dell’angolo abbandonata).
La Fortini che, non dimentichiamo, ama dilettarsi anche nella pittura, in queste poesie spesso usa le parole come fossero pennellate rapide sulla tela e dal tratto non definito, che stimolano il lettore ad intuire sensazioni e sentimenti più che a capire, in una sorta di partecipazione emotiva, che muta l’iniziale incomprensione razionale nella strana scoperta di coinvolgenti immagini e significati.
Ed allora… buona lettura e scoperta a voi tutti.

Alessandra Bertelli

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