Prefazione

Il volumetto di Poesia di Barbara Panelli, Giornata di bagatelle rasoterra, inizia con una dichiarazione perentoria di disfacimento dei valori in cui credere: tutto è saltato per aria. È una sentenza senza appello, come bene si potrà evincere proseguendo nella lettura che illustra i termini dello sfacelo di principi, significati, autorevolezze, levature, norme: ormai non resta che vorticare / scontrarci come pulviscolo spaziale / inetti e sbrindellati / quel poco di pelle e ossa / e odore di fogna che resta / ignorare i corpi che sfrecciano / si scontrano e maciullano / e consumano uguali a noi / che non siamo altro / che medesima sostanza / da piovere a terra e sparire. Si tratta di un’ambientazione poetica, in chiave di metafora, adattabile alla descrizione dell’apocalisse; addirittura, si può immaginare una sorta di Armageddon biblico, con tutti i Re della Terra (leggi tutti i Dittatori) schierati con Satana a combattere contro Dio e gli Angeli (leggi gli uomini virtuosi e giusti) per la lotta finale del trionfo del Male sul Bene (leggi il trionfo della dittatura nel mondo e la sconfitta delle libertà). Forse, una simile interpretazione, forza troppo le intenzioni della Scrittrice che, ci anticipa nel titolo – sia pure in tono sarcastico – solo delle bagatelle rasoterra, a intendersi delle frivolezze, cose di poco conto, ripicche di puntigli, beghe per un nonnulla. Ma anche questa interpretazione non pare si adatti alle intenzioni critiche corrosive della Poetessa, che chiama il prossimo suo con il vocabolo amorfo di gente, perché è finito rasoterra il processo di identificazione della persona, che definisce la personalità distintiva di ciascun individuo, la sua umanità, le sue ragioni di esistenza e i suoi obiettivi da raggiungere. Tuttavia, nel grigiore assoluta della poltiglia fangosa in cui si è trasformata la civiltà, ecco che i voli di tre aironi cinerini rinnovano queste piccole perfezioni / sospensioni dall’apnea. Mi conferma infatti l’autrice che il titolo è più che altro un monito rivolto a sé stessa. I momenti di sconforto e disillusione, di frustrazione e acredine, devono restare tali: solo momenti. Quindi, in sostanza, solo bagatelle. Giornate cupe da cui sempre e comunque risollevarsi.
La dedica iniziale ai disperati amanti della primavera, e cita l’amico e poeta Giuseppe Conte, è un voler dir loro: la disperazione, in tutte le sue declinazioni, c’è. Rispettiamola, accettiamola, esprimiamola, quindi usiamola quale sprone. Non lasciamoci, tacendo, sopraffare da essa. Soprattutto quando l’urgenza dello sfogo, anche brutale, si fa fisiologica, perché altrimenti la disperazione potrebbe radicarsi in noi e diventare malattia, annichilendo irrimediabilmente la nostra capacità di cogliere la bellezza e il bene che esistono e continuare a lottare per essi con speranza e dedizione.

La scrittrice cubana Marilyn Bobes ha recentemente pubblicato il libro bilingue in italiano e spagnolo che si chiama Cancellare il Tutto e che propone una sorta di autodafé da imporre alla Poesia come fosse la sentenza del tribunale dell’inquisizione: o l’abiura o il rogo! Non c’è alternativa! Basta, perché non se ne può veramente più. Sembra dirci la Bobes, è mai possibile che dopo la grandezza inarrivabile della scrittura poetica di Jorge Luis Borges, fatta di immaginazione e di documentazione, nel tempo liquido tra passato e presente, in mondi paralleli, con il trionfo dell’immaginario, ma sorretto dai vertici di una cultura enciclopedica inesauribile: è mai possibile che la poesia contemporanea sia decaduta in una diaristica minimalista di bagatelle rasoterra delle frivolezze del quotidiano?

In Barbara Panelli coesistono i due confini di intolleranza. Infatti, da un lato ella dà sfogo alla sua coscienza civile e sociale di attenta Scrittrice che testimonia l’epoca in cui vive, e osserva esterrefatta un mondo violento in cui il fratello uccide il fratello, i potenti mortificano la democrazia, i violenti uccidono donne e bambini, i ragazzi divengono assassini prima ancora di sviluppare la virilità: tali orrendi delitti vengono compiuti nell’indifferenza generale dei crimini che quotidianamente vengono perpetuati. Ma d’altro canto, in Panelli c’è anche lo spirito della Poesia che coltiva i valori dell’anima, ed esplora il passato, ma si protende verso il futuro, immagina un tempo che non c’è più, ma già vive in un tempo che non c’è ancora, per cui inorridisce per la pochezza di bagatelle rasoterra di cui si occupa la poesia contemporanea.

La Poesia di Barbara Panelli ha una dizione meditata e colta, che costruisce il discorso poetico attraverso la creazione di visioni e immagini, in un gioco di parole e riflessioni che si rincorrono in un affastellato deposito di pensieri ed emozioni, come onde di mare capaci di integrarsi, interagire e coagire, in un continuo avvicendarsi di incontri e scontri, nel tentativo tutt’altro che facile da raggiungere di scuotere le coscienze: Come dire a un’umanità / sazia del troppo / sfiancata tramortita / d’inutile sapere / come comunicare / una qualunque verità?

Sandro Gros-Pietro

Dimensioni 135 × 205 cm
Anno Edizione

Mese Edizione

Giugno

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