Prefazione

LA TUA COMETA S’INCAMMINA ALTROVE…

 

Sonia cara,
ti senti felicemente Dalla parte del tempo, d’accordo: e questo già m’intriga non poco, perché in genere ogni poeta (o poetessa che sia), ama sempre sentire la propria produzione lirica, quasi fuori del tempo – dono per una categoria insieme dell’esistere e del pensiero che rifiuta steccati, canoni, misure… E non parlo del Tempo immaiuscolato a categoria filosofica, ma preferirei limitarmi a quella cognizione eternamente contemporanea dell’Esser-ci (oddìo, senza volerlo sto già citando Heidegger), del godere o soffrire, scriveva Pasolini, che già ci catechizza e assegna La religione del mio tempo
Dalla parte del tempo , allora, cosa significa? Non pretendere che il proprio Ego riformuli od esiga un’ora legale “altra”, rispetto ai ritmi, alle cadenze, alle consuete, maldestre ubbie, o inesorabili, impertinenti (e annoiate) attese del vivere?… (Sempre il Tempo torna e si macera nella tua poesia, nella tua poetica: dal Tempo vuoto del 2013 – con cui da Tracce hai vinto lo “Scrivere donna”; a Un altro inverno del 2015: “La notte è il tempo del risveglio”)…
“Sì, la stanchezza / torna addosso la sera,” – confessi e intoni – “quando le finestre / sono aperte / i posacenere vuoti / e tutto al giusto posto / e non abbiamo / che i nostri gesti lenti / fatti di niente.”…
Gesti lenti fatti di niente … Curioso a dirsi, ma è già una dichiarazione di poetica, un dichiararsi insieme dimessi e vitali, caparbi ma con l’eleganza, giammai affettata, d’una suprema, sapienziale indolenza…
(Tu certo non la ricordi, una canzone splendida ma misconosciuta di Gino Paoli: “Indolence”… L’odore della tua indolenza stanca / il profumo mai finito / di una donna come te… / Ti muovi, mi sorridi pigramente… ).
Scrivi, impetri versi, “Abbracciando l’ombra del possibile”…
Brava… Doveva essere nell’aria… Pochi mesi fa il mio amico Sabino Caronia ha scritto insistite, cadenzate poesie neo-petrarchesche: La ferita del possibile
Il possibile è fra noi, come gli Ufetti in libera uscita sulla Terra. Ma non troppi poeti se ne capacitano… Loro che sognano tutti d’essere orfici epocali, impegnati a rimisurare e rifare il lessico e la psiche stessa del Mondo…
È una poesia – invece – strenuamente e dolcemente inattuale, la tua: e per squisito paradosso, considero questo un buffo e caro titolo di merito, in un periodo come questo, che fa finta d’essere sempre interconnesso con tutto e su tutto, invischiato (ma non certo redento, né esorcizzato!) da sedicenti poeti presuntuosi di modernità, anzi di accelerato, esasperato modernismo, che si sentono – si spacciano – per progressisti nati, infebbrati (no, non come l’impennato, esemplare Pasolini di Passione e ideologia), e comunque temprati da un inesorabile, accanito impegno irrinunciabile, dentro il teatro (occupato) o il tempio (già crollato, bombardato) della Storia e di tutte le sue gesta maldestre…
Niente di tutto questo nella tua personalità, nonché bioritmo, eleganti e moderati… E neanche l’estetismo “alessandrino” (alla Penna, per intenderci!), di buttare tutto in massime eterne:
                  Io vivere vorrei addormentato
                  entro il dolce rumore della vita.
Oh, tu proprio no, cara Sonia: mai immagineresti – stando dalla parte del tempo – di mettere all’incasso belle e fastidiose cambiali d’egocentrismo, o di (in)quieto narcisismo affettato, sniffato di Lirismo…
La prima terzina di La cometa sembra l’anàmnesi conclamata d’una delusione; amorosa, usuale… è inutile, ozioso e ininfluente accertarlo (ozioso perché quel “tu” retorico potrebbe perfino mascherare il tuo proprio Io, dunque tu rivolgerti, incredibile dictu, proprio a Te Stessa:
                  Abbracciando l’ombra del possibile
                  ho vissuto il desiderio inespresso
                  e i tuoi vedremo e faremo.
Bello, quest’attacco affettuoso alla pigrizia più pigra della tua, ma senza il minimo risentimento, la minima acredine: anzi con un affetto inossidabile, giudizioso e caro… Il che è già un punto d’arrivo della saggezza, anche nei rapporti, nella vita e, giocoforza, nell’amore:
                  Non abbiamo visto, non abbiamo fatto.
                  Sei ancora lì, legato alla realtà apparente
                  e domandi alle stelle: sarà oggi, domani, tra un mese?
Che meraviglia: si parla di realtà apparente (distinguo direi leopardiano!) e niente affatto della realtà virtuale condita in tutte le salse dal più insopportabile giornalismo della notizia, dell’inchiesta, e finanche della depressione…
Domandi alle stelle … Ma di chi stiamo parlando? Oh, non del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia… Stiamo parlando forse d’un buffetto amoroso pienamente ricambiato: oggi, domani, tra un mese?
Accadde domani era un celebrato film di René Clair, vagamente surreale, nel cruciale e terrifico 1944… Qui il nuovo secolo (e millennio) ha virato a tutti i giri di boa… Ma in realtà il c.d. Secolo Breve (cioè il ’900) ancora prosegue 18 anni dopo la sua fine, e forse è resuscitato secondo le scritture. Altro che breve: è un secolo interminabile! Già si riparla, in questi giorni pensa, della Guerra Fredda! Un conflitto di Spie…
Oh, Sonia, che perfida e squisita battuta da teatro intimista prestato alla poesia, quell’affilatissima (forse anche un po’ languida) sprezzatura: La mia cometa s’incammina altrove
                  La mia cometa s’incammina altrove.
                  Stanca e fatta cenere, riprende la scia
                  e fugge da ciò che non è stato
                  verso il luogo dove, in qualche
                  modo, continuerà a brillare.
Stanca e fatta cenere … La tua cometa insomma sei tu medesima, che incarni le figure retoriche, una dopo l’altra, come seriche mises per una bella donna, anche in tempi di moda un po’ avulsa, sdoganata e dissipata al prêt-à-porter
Il prêt-à-porter della Poesia è una delle cose più sciocche e melodramatiche degli ultimi anni, con questo corrivo e impostato “poetichese” che, davvero come un virus, un herpes che punisca le parti intime, s’infiamma on line, chiede insomma alla Rete rivalse intimissime e insieme epocali…
Ma… come suol dirsi?… Tutti poeti… nessun poeta…
Lasciamoglielo credere. Per molti, ahiloro, è una gasatissima ragione di vita.
La tua quiete, invece, che adorabile punto d’arrivo… Quel continuare a brillare (stai parlando della stella di turno o di te stessa?), ma così, senza crederci troppo, né agli astri né alla maiuscola, indolente Beltà di cui, volente o nolente, ti fai femminea ambasciatrice, direi interprete e fruitrice introiettata.

***

                  e fugge da ciò che non è stato…
 
Ahiahiahi (ma in fondo che bello!): questo è Gozzano:
 
                  Non amo che le rose che non colsi,
                  le cose che potevano essere e non sono state …
Insomma, Sonia, “ma che cosa mi dici mai” (così parlò Topo Gigio – per almeno una quarantina d’anni, eh sì, più popolare del Così parlò Zarathustra…), tu sei una crepuscolare e non lo sapevi?
Ecco, ti chiedo seriamente… Ma esiste un gruppo sanguigno della propria poesia? A-RH positivo – o negativo… Preparate la trasfusione… basta col vampirismo d’accatto del post-post-ermetismo, o peggio con la spocchia permanente delle neo-neo-avanguardie…
                  Io sono il tuo crepuscolo – non avrai
                  nessun altro crepuscolo al di fuori di me…
Scherzo. Ma il secolo l’ha già espresso, catalogato, glorificato perfino, questo dolce e caro vibrione… Marino Moretti… il povero Corazzini (ma lui era tisico, morì giovane)… Perfino il primo Palazzeschi, il primo Govoni… Moretti e Palazzeschi morirono vecchissimi. Da giovani, facevano i damerini a teatro, gli attor giovani – lo sapevi?
Ma vado a chiudere, non voglio rifilarti disquisizioni da critici on line, di quelli usa e getta, 10-15 pagine al giorno di digressioni sul Nichilismo del Nulla, o sulla coincidentia oppositorum dell’ossìmoro… Tautologie à gogo …
L’ossimoro permanente è già avvenuto ed esistito –: così Montale stigmatizzava Pasolini, che in un certo senso, giovane ed engagé, gli rubava la scena…
Ma Pasolini si poteva permettere tutto, anche i rimbrotti di Montale (o viceversa), perché sono stati due grandi poeti che hanno preceduto, e non saccheggiato lo Spirito del Tempo… Non sono stati dunque per niente Dalla parte del tempo
Tu no, carissima, tu non hai velleità o pretese né tuttologhe né ermeneutiche e profetiche… di ridondante o esagitato lirismo à la page
Tu ti guardi vivere, con pazienza, con rettitudine, senza la tristezza o il dramma lacerante che sacrificò, martirizzò la giovane Antonia Pozzi (che giustamente citi e riverisci); e t’autoironizzi, in fondo, con la stessa, più o meno inconscia verve medio-borghese che recitava, ammetteva la giovane Patrizia Cavalli, quando da ragazza, negli anni ’70, intonava: Le mie poesie non salveranno il mondo.
Aggiungo io: e nemmeno ingorgheranno i social
Brava Sonia, inattuale (lo stesso aggettivo, reggiti forte, che Nietzsche usò per le sue Considerazioni inattuali, appunto, quando ancora amava Wagner, e chiedeva a quella grande musica di recuperare una civiltà tragica…).
Ma qui, oggi, bisognerebbe recuperare una civiltà consumistica e vieppiù tragi-comica: consumista, intendo, anche con la poesia… Buona o cattiva non possono essere le sue stesse “scuole” a doverlo dire, decidere… Non può, uno juventino, o un romanista, o un interista, decidere qual è il calcio migliore…
Sarebbe davvero una pessima boutade pseudo-sociologica… E tu reagisci sùbito in controtendenza psicologica:
                  C’è un luogo incantato
                  dove ci incontriamo.
                  Ho un corpo inerte da portare
                  al tuo cospetto, mente mia.
Beh, insomma andiamo a chiudere (to be continued… senza fine… à suivre… ad libitum)…
Il tuo libro strepitosamente inattualeassolutamente non-moderno (ribalti perfino Rimbaud!), è invece misteriosamente bello, riuscito, calzante, struggente di melanconìa (non è la malinconia: è altra cosa!): diciamo pure Melanchólia…
Ogni bene allora per questa collana, anzi collier (e corollario) del Grigio che sembra tornare a dare finalmente colore alle bizze e ai travagli in progress della nostra amata poesia, non tanto fuori del tempo, quanto finalmente Dalla parte del tempo… In molte più che 50 grigie sfumature!
E che fatica essere collocati così, incollocabili eppure perfetti (e dolenti) d’Indolenza…
                  Ora che l’animo s’attarda
                  in rimembranze lontane
                  è bello ripensare a tutto questo
                  nell’approssimarsi d’un dolce tramonto
Mi piace anche ritrovare (mai tu lo sospetteresti!) una scheggia condivisa d’una poesia mia: “Luna di giorno”…
Che per la Sonia che sei, morbida e dolce, diventa (nella nuovapietas religio d’un Avvento laico – Luzi dicevaAvvento notturno) “Luna mattutina”; bellissimo e originaletuo componimento, che è un compimento tuoLuna mattutina:
                  È apparsa così, Selene, nell’aurora,
                  tra l’incerto celeste del cielo
                  e il tenue giallo di un sole esordiente.
Che sonetto bello e strano, come bella e strana, in fondo, è la tua poesia… Come una gonna d’antàn, plissettata ed elegante a iosa…
Non due quartine e due terzine, ma quartine e terzine alternate. Per meritare, accogliere e riscoprire (variando Penna:Una strana gioia di vivere) quell’intima gioia di vivere che fortuna ancora ci salva, ci esorcizza tutto: il virtuale e il reale, il digitale nato e l’ipersensibile… connaturato.
                  e riscoprire l’intima gioia di vivere
                  ancora felici, come i fanciulli spettinati
                  che oggi correvano al sole.
Ciao, Sonia. Un abbraccio a Te e a tutto quello che scrivi, senti, cullata dal lento eclissarsi di una luna impigrita.
“Indolence” forever. E mille auguri a Te, al tuo autoritratto in marcia di bella Luna mattutina

Plinio Perilli

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