Prefazione

Elio Granillo sviluppa una poesia rappresentativa dell’ambiente culturale da lui vissuto, relativo principalmente al periodo centrale dello scorso secolo. Negli archivi della memoria enciclopedica della cultura italiana non si trova una specifica indicazione della sua opera letteraria e neppure del suo ambiente di vita. Ed è questo un dato indicativo del livello di disattenzione se non di autentica sciatteria in cui si lasciano cadere molte delle opere di ingegno aventi indubbio valore artistico, ma che non hanno incontrato, per motivi di mancato clientelismo culturale, un pertinace favore della critica in grado di segnalare all’attenzione pubblica l’Autore e la sua produzione. Dobbiamo all’affezione della figlia Eliana se la poesia di Elio Granillo ritorna ora ad avere una riproposizione in chiave storica, come documento agli atti delle stagioni evolutive della Poesia italiana, e si rinnova in tale modo il prestigio che ricevette a suo tempo da un editore di sicuro fiuto letterario come fu Bino Rebellato di Padova, presso cui venne pubblicato. Tutti sanno che Bino Rebellato non solo fu un significativo poeta in proprio, ma anche un importante amico dei Poeti italiani del suo tempo; egli si trasformò in editore e pubblicò molti autori di alto profilo culturale, tra i quali basti ricordare Aldo Palazzeschi, Diego Valeri, Dino Buzzati, Giovanni Comisso, Lalla Romano, Carlo Sgorlon, Andrea Zanzotto e Biagio Marin. Nel 1971, due anni prima del ritiro a vita privata e della cessione della casa editrice al figlio Pier Luigi, Bino pubblica tra le sue ultime opere selezionate con cura la Chiave cifrante, raccolta di poesie di Elio Granillo, che oggi viene riprodotta in nuova edizione, in tutto fedele alla primaria apparizione in stampa, stante l’introvabilità dell’edizione originaria.
Dai testi contenuti nella silloge, si può facilmente desumere che il Poeta abbia fatto un importante viaggio ovvero abbia trascorso un periodo in Arabia Saudita. D’altro canto si ricava che egli frequentasse abbastanza continuativamente la Val Chisone. Elio Granillo deve essere stato un grande amante della natura, in particolare modo della flora, piante, fiori, erbe officinali e non solo. Il fil rouge dei suoi testi è sostanzialmente un canto d’amore dedicato a una figura femminile che è certamente schermata dietro l’anonimato, come è tipico nei poeti della tradizione d’antan italiana, fin dal Medioevo o dai tempi di Cielo d’Alcamo. Del resto, l’unico obbiettivo sensato che chiunque possa proporsi nella vita non è forse quello di riuscire ad amare un’altra persona? E di riuscire a superare la propria egoità? Esiste qualcosa d’altro da fare al mondo.
La raccolta Chiave cifrante si potrebbe collocare in un’eco ancora di Gabriele d’Annunzio, con innovazioni più spinte verso la colloquialità, più vicine a Vincenzo Cardarelli e con sperimentazioni linguistiche che ricordano Tommaso Landolfi (quest’ultimo è apertamente omaggiato nella poesia Erbario segreto). Granillo è un poeta dal linguaggio accuratamente fondato sulla tradizione, in cui trovano cittadinanza poetica solo vocaboli ed espressioni di sicura e selezionata vocazione letteraria. Il suo è un lessico ricco e molto raffinato da un esercizio di lettura vasto e profondo; si nota anche un anelito di sperimentalismo lessicografico sui significanti e decisamente un’impostazione esercitata sul verso libero (ci sono molti neologismi di marca dannunziana, sebbene realizzati per lo più per fusione di due vocaboli contigui, cioè con semplice criterio di fantasia).
Da questo insieme di elementi e caratteristiche di stile, si potrebbe azzardare che Granillo sia stato vicino all’ambiente di La Voce, cioè Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini e Giuseppe De Robertis. Ne deriva una valutazione di consistenza e di pienezza della produzione poetica di Elio Granillo, che richiama alla mente gli echi e i continuatori dell’Art Nouveau, non fosse altro per l’insistenza e per l’importanza del tema floreale. Appare chiara la datazione sfasata rispetto ai tempi attuali della Poesia moderna, quest’ultima così giocata sull’efficacia immediata della trasmissione del messaggio, con rifiuto di ogni forma di intermediazione stilistica letteraria, e relativa abolizione dei canoni ornamentali e stilistici. Proprio per questo motivo, la poesia di Elio Granillo assume la significanza di un atto di documentazione di valore storico-letterario molto rappresentativo di un’epoca bene individuata: quella della trasformazione in atto di un’Italietta povera e poco acculturata, di stampo ancora giolittiano, in una nuova Italia della modernità, forse sorella minore delle grandi potenze mondiali, ma certamente già maestra di tradizione letteraria e divenuta anche espressione di una borghesia dai costumi internazionali, più colta e sensibile.

Sandro Gros-Pietro

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