L’antologia Voci dai Murazzi ha raggiunto la decima edizione annuale: a principiare dal 2013 per giungere fino alla presente del 2025 sono state pubblicate oltre 1500 poesie scritte in dodici anni da circa 500 autori diversi, con una leggera predominanza delle donne rispetto agli uomini e con un’età media di poco superiore al mezzo del cammin di nostra vita. La cultura media di chi scrive Poesia, in Italia, è decisamente elevata: si tratta di persone che, quasi di regola, posseggono una o più lauree, svolgono per lo più attività di insegnamento, di libera professione o di comunicazione a contatto con un vasto pubblico. Sono osservatori del mondo, vivono tra la gente comune, e sono dei lettori costanti di libri attinenti i più vasti campi, non solo di letteratura, ma di varia, dalla filosofia, alla matematica, alla medicina, agli sport, al giardinaggio, alla natura e via di seguito. Nel gran numero dei casi sono anche persone che conoscono in modo diretto molti luoghi diversi, oltre a quello natio, perché hanno viaggiato nella vita vuoi per l’Italia vuoi all’estero, nei paesi del Vecchio Continente, ma in una certa percentuale anche negli altri continenti.
Si può affermare senza paura di essere smentiti che l’ambiente sociale in cui è coltivata la Poesia in Italia è sicuramente uno dei più civili, educati e progressisti contesti sociali operativi del popolo italiano, composto da persone di cultura decisamente superiore alla media nazionale, con mentalità devota alla democrazia e al libero confronto delle idee, senza pregiudizi di religione, di razza, di sesso. In aggiunta, è anche un nucleo sociale di natura trasversale dal punto di vista del censo economico, poiché è composto sia da persone decisamente benestanti sia da persone che esercitano un attento controllo circa l’uso delle loro non inesauribili risorse economiche. Nel complesso, i frequentatori del mondo della Poesia rappresentano una crema sociale e culturale, in cui si riesce sempre a provare piacere quando si conoscono nuovi cultori, perché la Poesia affina la mentalità, il gusto, la dolcezza d’animo e, in generale, l’empatia verso il prossimo, in tutti coloro che la esercitano.
Tuttavia, per frequentare il mondo della Poesia con proprio agio, è richiesto l’esercizio continuo di doti attinenti all’etica, estetica, documentazione, riflessione e sensibilità verso il prossimo. E qui casca l’asino, perché l’esercizio di tali doti, benché sia liberamente praticabile da tutti e non richieda affatto un eccezionale impiego di risorse economiche, è tuttavia prerogativa di una ristrettissima minoranza delle persone.
Sorge spontanea la domanda: perché in Italia solo un pubblico potenziale di 10.000-12.000 persone si interessa al mondo della Poesia? È una percentuale pari allo 0,02% della popolazione, mentre, per rappresentare degnamente un Paese come l’Italia, che vanta una tradizione poetica tra le più eccellenti dell’intero mondo, ci si aspetterebbe una componente di appassionati ben più elevata. Va tenuto a mente che la Poesia, come la matematica o la filosofia, suscita l’interesse solo delle persone più intellettualmente dotate, e poiché il proverbio più cinico del mondo – e probabilmente anche il più blasfemo – recita che “la madre degli sciocchi è sempre incinta”, ne deriva che le persone meno intellettualmente dotate costituiscano presumibilmente la maggioranza o quasi della popolazione mondiale. Ma anche se ciò fosse vero, lo 0,02% della popolazione italiana rappresenta una percentuale di molto al di sotto di tutte le persone di genio e di buona cultura del nostro Paese. Motivo per cui sarebbe opportuno che ogni appassionato di poesia si industriasse a sua volta per diffondere tra amici, conoscenti e anche persone estranee alla sua cerchia di amicizie la passione per la Poesia.
A cosa serve interessarsi di Poesia? Rimane celebre l’ironia drammatica pronunciata da Eugenio Montale nel corso della sua lectio magistralis tenuta nel 1975 alla Konserthuset (Sala dei Concerti) di Stoccolma davanti al re Gustavo V di Svezia, nel corso della cerimonia di assegnazione dei Premi Nobel. Montale, in quell’occasione, si chiede a cosa serva la poesia e si risponde che “La poesia è inutile, ma ha il vantaggio di essere una delle poche attività umane non nocive, escluso talvolta per lo stesso poeta”. Probabilmente Montale aveva ancora in mente il suicidio di Cesare Pavese, avvenuto 25 anni prima, a mezzo di barbiturici o anche quello di Vladimir Majakovskij, con un colpo di rivoltella al cuore, avvenuto ben 45 anni prima, ma entrambi i due gesti colmarono di struggimento le menti degli scrittori di tutto il mondo. Si finì per pensare che, seppure in modi e con circostanze molto diverse, entrambi i due massimi poeti perirono per l’eccesso d’amore che il loro animo non riuscì a contenere. Quasi come una centrale nucleare che esplode da sé per l’eccesso di energia che sviluppa. L’allegoria è molto poetica, perché allude a un dono di amore sacrificale espresso dal poeta, che è già una eco di paragone cristologico.
L’Associazione Culturale Elogio della Poesia consiste esattamente nel diffondere il prodotto energetico delle centrali di scrittura che convivono dentro a ogni poeta, e che lavorano in un connubio tra la mente e l’animo; cioè, sono alimentate unicamente dal solo cervello, con un continuo lavorio di unione e di contrapposizione tra le estese attività della memoria e della riflessione da una parte, e le complesse attività emotive ed affettive, dall’altra parte. Potremmo anche semplificare le due parti, limitandoci a chiamarle il pensiero e la sensualità: sono queste le due gambe con cui cammina il poeta o, meglio, con cui fa camminare le sue poesie. Si compongono di espressioni linguistiche, formalmente molto curate da ogni poeta. Tali composizioni sono concepite come dei doni, cioè non sono utili a fare nulla, come dovrebbe essere ogni autentico dono, ma potrebbero assumere un valore immenso in chi li riceve.
Forse, dire che la poesia è un dono d’amore significa spingersi ad un’espressione troppo alata, magari ad un azzardo. Certamente, potremmo dire che la Poesia è una manifestazione di empatia rivolta al prossimo. Tutta l’antologia Voci dai Murazzi è una strada lastricata da pietre d’inciampo – le singole poesie – che conducono i lettori a sperimentare un sentimento di empatia verso l’umanità. L’umanità cammina con quelle due gambe, continuamente illustrate dai poeti: il pensiero e la sensualità. Non disponiamo di altre gambe per camminare. Questa ricchezza – che è anche una limitazione – è comune a tutti gli esseri animali. Ciò che distingue un animale dall’altro, alla fine della fiera, è unicamente la quantità elaborata in vita di pensiero e di sensualità. La Poesia è l’archivio ove si conservano tali inutili doni, che da soli potrebbero valere quanto vale l’umanità tutta intera.

Sandro Gros-Pietro

Anno Edizione

Mese Edizione

Marzo

Collana

Curatore

Sandro Gros-Pietro

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