Premio I Murazzi per l’inedito 2018
(Primo premio)

Motivazione di Giuria:

La lirica di Francesco D’Episcopo si svela come un discorso che muove dai precordi dell’anima e che è direzionato agli incantamenti naturali del mondo circostante, alla bellezza della natura, alla levità e rarità delle occasioni di intravedere, anche attraverso il sogno, un valore fondante di pace e di gioia per lo spirito. La Giuria, anche dopo avere rilevato la profondità e la dolcezza dei sentimenti e degli affetti d’amore che sgorgano spontanei come approdo definitivo della raccolta, ha attribuito all’unanimità il premio dell’inedito.

Prologo

Scrivo da sempre poesie, libere, forse troppo libere, per chi ben conosce le regole della metrica e della prosodia italiane. Ma nascono così, come fiori di campo o erbe di muro, il cui seme è giunto lì non si sa come, certamente portato dal vento della vita, che non conosce né metrica né prosodia, ma risponde a una esigenza, naturale, si direbbe biologica, l’unica forse capace di spiegare il mistero della vita stessa.
Dicevo: scrivo poesie da sempre, quasi mai a tavolino, a differenza dei miei molti lavori scientifici. Le parole arrivano da lontano, da vicino, anche qui non si sa da dove, e, nei casi più fortunati, riesco, come delle farfalle, ad acchiapparle nella rete di una scrittura im­mediata, intima e intensa, che, in quel particolare mo­mento, mi fa felice.
Ho sempre pensato che la poesia è, sostanzialmente, una forma di risarcimento nei confronti di una vita, che non sempre riesce a trovare le parole giuste per esprimersi, per raccontarsi, rappresentarsi fino in fondo, come forse ognuno di noi vorrebbe che fosse.
Le mie sono parole che nascono per caso e poi si mettono, sempre casualmente, insieme, per un risultato apparentemente calcolato, ma che calcolato mai è. Ave­va ragione Pirandello quando sosteneva, sorprendentemente, che noi non scriviamo, ma siamo scritti, per dire che la nostra mano segue impulsi lontanamente vicini, che la guidano e la portano a vergare parole inconsciamente consapevoli, che appartengono alla nostra vita più vera.
Violentato da amiche, amici, conoscenti, fedeli e affezionati (forse troppo!) ascoltatori delle mie lezioni, conversazioni, presentazioni, nelle quali spesso si è svelata questa mia antica e segreta passione, ho ceduto, non senza qualche perplessità, alla tentazione di pubblicarne qualcuna, anche sulla scia di qualche non trascurabile, ufficiale, riconoscimento.
Non so se ho fatto bene. Ai curiosi e pazienti lettori l’ardua sentenza!

Francesco D’Episcopo

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