Il filo conduttore del romanzo è la ricerca dei valori profondi della vita. Fabiano inizia a gustare il lavoro, il successo, l’ebrezza della velocità, della moto, le dolcezze avventurose e contrastate dell’amore insieme a Francesca. Un episodio drammatico lo riduce in una condizione di totale impotenza. Quando sembra che la sua vita sia condannata a consumarsi lentamente e inesorabilmente fino a spegnersi, avviene un autentico mi­racolo che gli consente di riguadagnare terreno poco alla volta, uscendo dalle tenebre per ritornare alla luce, nel rinnovo del piacere e delle attrattive del­la vita, che saprà ora gustare in modo armonioso. Accanto a Marina avrà i figli Roberto e Lucia. La sua vita sarà lunga, ma non priva di sofferenze, perché conoscerà la solitudine della vedovanza. Un nuovo amo­re, ancora più felice, lo attenderà al fianco di Alice. La vicenda si spinge oltre i confini della vita del protagonista, il cui ricordo è mantenuto vivo dai due figli.
Il romanzo è scritto tra il sogno e la realtà, tra il documento e la narrativa e più di tutto tra la prosa e la poesia. Fabiano, infatti, è un bravo poeta che si pone come obiettivo la conservazione del grecanico, la lingua greco-calabra parlata nella provincia di Reggio, minacciata dall’estinzione a causa della perdita della tradizione d’uso quotidiano. Si intuisce che la scrittrice vuole attribuire all’obiettivo di conservazione della lingua anche la difesa dei valori fondanti della vita: l’amore, la bellezza, l’armonia, il fascino della creazione. C’è un filo continuo di citazioni letterarie che conduce il lettore a interpretare le vicende della vita attraverso il pensiero di grandi scrittori, poeti, filosofi, musicisti e addirittura cantanti. Il libro sviluppa in modo convincente una formula di dantesca “vita nuova” in quanto è architettura letteraria ad arcobaleno che coniuga la descrizione della narrativa con l’interpretazione della poesia.

Sandro Gros-Pietro

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