Prefazione

Il titolo Mantra della Sera ci porta in oriente, verso le atmosfere rarefatte e misurate di culture sgombre da orpelli e inclini alla meditazione e alla riflessione sulla natura. Mantra come preghiera buddhista, suono viscerale, vibrato e insistente, che ci culla nelle serate domestiche e media il ritrovamento della purezza attraverso l’elevazione della mente.

                   Indulgo
                   nella litania vibrante
                   del mantra della sera.
                   Accompagno ogni pensiero
                   all’entrata della servitù.
                   Ripongo l’Es
                   nel cassetto dei pigiami.
                   Il freddo dell’inverno
                   è una condizione della mente.

In questa terza raccolta poetica riprendo con rinnovato vigore il lavoro di indagine sulla natura, con una chiara influenza della letteratura del sol levante. Penso agli haiku di Bashō, imperniati su principi cardine quali il Kigo (l’elemento stagionale, l’osservazione della natura) e i quattro stati d’animo dell’autore: Sabi (il distacco, la pace, il raccoglimento in solitudine), Wabi (l’incanto e lo stupore per la semplicità dell’essere), Aware (il rimpianto, la no­stalgia) e Yugen (il mistero ineffabile). Il genere Haiku, che sta riscontrando rinnovato interesse e apprezzamento, risponde necessariamente a queste esigenze formali nelle quali non volevo imbrigliarmi. Poesia breve quindi, ma libera, e mi auguro immaginifica. Ho voluto che ciascun testo dipingesse una e una sola emozione nella costante ricerca di un’armonica e grafica semplicità.
Immagine e ritmo: questi sono gli strumenti che ho utilizzato nel mio laboratorio compositivo.

                   Voglio aspettare
                   ogni piccola foglia
                   che stanca di aspettare
                   abbia il coraggio di pronunciarsi
                   e rendere omaggio alla madre
                   con una danza allegra.

Senza dover necessariamente arrivare al Giappone, anche il vicino oriente ha esercitato negli ultimi anni la sua fascinazione su di me, attraverso la lettura di Abu Nuwas, Mahmoud Darwich, Maram Al Masri, tra gli altri.
La natura e il cosmo si presentano nel loro equilibrio primordiale e fondante, mai invasivo né opprimente. L’uomo si cala nella natura come spettatore, in qualità di attore solo in maniera circostanziale e contingente, perché il ciclo del cosmo lo trascende e si perpetua a prescindere da esso. La natura si offre quindi agli occhi del poeta come tavolozza di colori (e profumi, suoni, materia…) dalle infinite possibilità compositive, in cui la leggerezza del tratto e il dosaggio della luce sono alla base della tecnica impiegata.
La natura è il cardine di questa raccolta ma emerge al contempo la mia dimensione urbana: Ro­ma indubbiamente, ma anche molte città della Francia e degli Stati Uniti, i miei paesi di adozione negli ultimi anni. Ho la­sciato che queste tracce inquinassero la matrice portante del testo, perché così è nella natura – purtroppo – e così è nella mia vita – inevitabilmente –. Del resto non era neanche mio interesse quello di restituire un’opera di rigorosa tradizione bucolica.
Assieme ai luoghi e ai paesaggi, presento una galleria di personaggi ridotta rispetto alle precedenti opere Stella di Seta e Via Parini 7, in cui albergavano molti tipi umani. I protagonisti di questa raccolta vi rientrano in quanto funzionali a un discorso di più ampio respiro: non è l’uomo che mi interessa qui ma cosa riesce a evocare.

                   Akos

                   Questi occhi
                   che ora si aprono
                   in un sorriso flagrante
                   con le rughette che si stringono
                   in un abbraccio malizioso

                   sono gli stessi
                   che ho visto chiudersi
                   nella risacca di una marea triste
                   con le rughette che fluttuavano
                   come legni consumati dall’acqua.

Nella breve sezione Altre Altri Menti, quasi un’appendice, mi sono concesso il divertissement di esplorare gli stessi temi in altre lingue. Un lavoro di scrittura stimolante, volto al superamento del limite imposto dal mio vocabolario nei diversi idiomi. È sta­ta anche l’occasione per confrontarmi con amici e colleghi di altri paesi e assaporare insieme a loro il gusto della dissertazione sulla semantica. Vorrei che i testi, che pure ho deciso di presentare con la traduzione in Italiano a fronte, venissero letti dapprima nella lingua in cui li ho concepiti, indipendentemente dal grado di conoscenza che si ha della stessa. È una questione di suoni.

                   Si tu m’avais dit l’autre jour
                   que pour ce fleuve
                   il n’y a pas de digue,
                   je n’aurais pas tenté
                   fou comme un castor
                   de ramener des rames
                   à la hauteur de ton bassin.

                                      Se l’altro giorno mi avessi detto
                                      che per questo fiume
                                      non c’è diga possibile,
                                      non avrei tentato
                                      folle come un castoro
                                      di portare dei rami
                                      all’altezza del tuo bacino.

Con Mantra della Sera ho inteso dare nuovo spazio alla trama di stampo prettamente apollineo della mia poetica. Un ritorno alle origini, con le contaminazioni proprie della società contemporanea e di quel post-modernismo con il quale ci troviamo a fare difficoltosamente i conti, alla ricerca di una direzione da seguire in quest’epoca di transizione nel nuovo millennio. Riscoprire la natura come chiave di accesso al nostro tempo: sembra un paradosso. È Mantra della Sera.

Roma e altri luoghi, Febbraio 2015
Flavio Scaloni

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