Agostino Gandolfi è nato nel 1938 a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. Laureatosi a Bologna in Lingue e Letterature straniere, per anni ha affiancato alla sua attività di docente quella di traduttore. (Ha tradotto in italiano poeti come Keats, Coleridge, Baudelaire, Verlaine, Goethe, Trakl, ecc.).
Il suo primo libro di poesia, La notte alta, esce nel 1984. Segue L’enigma, che vince nel 1988 il primo premio al Concorso internazionale “Il Gallaratese” Città di Milano. Nel 1991 la Genesi Editrice di Torino pubblica la sua nuova silloge di liriche, Idee assolate, che nello stesso anno vince il premio di poesia “Città di Pompei”. La sua più recente raccolta, Troppa luce, è uscita – sempre per i tipi della Genesi Editrice – nel febbraio 2001.
È morto nel febbraio 2012.
“La mia frequentazione della mistica cristiana (Meister Eckart, Edith Stein) e di Emily Dickinson (il mio poeta preferito in assoluto), ha reso ancora più impervia la mia poesia recente e attuale, l’hanno portata ai casi estremi dell’esistenza spirituale. Ho appreso il senso del nulla che perfora tutto il cervello e la natura, facendone il protagonista della mia poesia. Da Emily ho mutuato un certo modo di fare ‘nonsensical’, come in Scena decisiva (E poi svegliamo il cane – per salutarlo).
La mia è una poesia astratta, metafisica, con sorprese spirituali ad ogni verso (Noi siamo poco più che rumori d’anima, in Salvare il senso); è meditativa, calcolata, anche nel numero delle sillabe (i versi sono quasi sempre endecasillabi): c’è una ricerca oculata di aggettivi e sostantivi molto audace che rasenta talvolta l’assurdo. Si tratta di una vera e propria ‘filosofia di vita’, tutta assorbita in un senso poetico scarno, ma molto partecipe”.
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