Nota dell’editore

Tempo a ritroso è un libro multiruolo, scritto con sagacità e tecnica di narrazione, in chiave d’autoanalisi, con aspetti confessionali e con tematiche di natura etica, politica, religiosa. In soldoni, si tratta di un’autobiografia romanzata, scritta in prima persona da un Io narrante che si confonde con la Scrittrice, sulle cui orme cammina, senza mai congiungersi e identificarsi. Elda Biagi mantiene libera la facoltà di immaginazione della scrittura, che è allusiva e referenziata al mondo reale, ma che ne è una soggettiva interpretazione. Il tema centrale è dato dalla fatica di vivere che debbono sviluppare le persone portatrici di handicap, il più delle volte causato dalla poliomielite, ma non necessariamente solo da quella. Anche a loro, come a tutte le altre persone, è richiesto di acquisire coscienza e consapevolezza della realtà del mondo e di loro stessi, ma a loro tocca fare una fatica infinitamente superiore rispetto agli altri perché non solo hanno dei limiti operativi più laboriosi da fare funzionare, ma anche e soprattutto perché debbono affrancarsi dal prossimo che, sia dentro la famiglia sia all’esterno dell’ambiente casalingo, sviluppa comportamenti di asfissia nei loro confronti vuoi per l’eccesso di ingerenze nell’intimità del loro mondo oppure, esattamente al contrario, vuoi per la mancanza di sensibilità umana rispetto alle loro aspettative. L’aspetto soggettivo dell’handicap, tuttavia, nell’economia del libro, è di gran lunga una visione collaterale dell’avventura della vita, perché ciò che conta è l’analisi del rapporto creaturale tra l’individuo e il mistero enigmatico della creazione, risalente a Dio o, forse, al Diavolo, oppure alla rielaborazione e mistificazione delle teorie religiose. L’enigma delle nostre origini è al centro della lunga avventura umana di Lia, soprannome di Tullia, derivante dalla zia morta a trentatré anni per un banale incidente domestico, fulminata nella vasca da bagno da una stufetta elettrica, diabolicamente tenuta in bilico sul bordo della vasca. Fu un femminicidio camuffato come incidente? Non è certo questo il solo enigma del libro, che è una cavalcata nei tempi lunghi della vita della protagonista, a principiare dall’allunaggio del 20 luglio 1969 per giungere all’attualità, con un riferimento temporale calamitante sull’invasione Russa dell’Ucraina e sulla pandemia del Covid, che paiono divenire l’occhio del ciclone capace di risucchiare tutti gli eventi e le speranze umane, annichilite in una folle esplosione di morte. Le sorti dell’eterno confronto tra il Bene e il Male sembrano ombre cinesi di un teatrino effimero, perché c’è un sifone che risucchia tutta la vita e la trasforma in cenere, senza fare alcuna distinzione. Similmente, gli scienziati sanno che esiste un colossale e fosforescente buco nero al centro della nostra galassia, la Via Lattea: si chiama Sagittarius A*, con una massa di quattro milioni di volte superiore a quella del Sole, distante 27.000 anni luce dalla Terra. È quello il sifone che inghiottirà l’intera Via Lattea, come le nostre vite saranno inghiottite dalla morte. Pur avendo questa desolante consapevolezza, Lia trascorre la vita in continuo rapporto creativo col prossimo, con una totale dedizione a partecipare, con ragione e con emozione, ogni evento occasionale, dalle gite a Parigi ai pellegrinaggi a Lourdes. La personalità di Elda Biagi richiama alla mente il lascito testamentario della poetessa e ballerina Maya Angelou, che disse “La mia vita non è sopravvivere, ma crescere nell’esercizio di passione, compatimento, umorismo e stile”.

Sandro Gros-Pietro

Dimensioni 210 × 150 cm
Anno Edizione

Mese Edizione

Dicembre

Autore

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