Il cammino senza posa è la condizione vitale della multiforme poesia di Emilia Bisesti, in viaggio dentro la vita, fra la sua gente e in mezzo alla natura, nella devozione familiare ai genitori e ai nonni, nell’ammirazione estatica dello spettacolo delle stagioni, del cielo e del mare, nel dono continuo di sé e del suo calore di madre rivolto ai figli, nella fede devota verso il Padre celeste che sovraintende al miracolo continuo della creazione e al Bambinello che rinnova ogni anno nel cuore dei fedeli il legame di coesione tra Dio e l’Uomo. È una poesia scritta con il cuore, sull’onda di un’emozione ragionata e all’interno di un sogno compiuto ad occhi aperti. Il sogno si colloca in una città giovane e antichissima, Pomezia, fondata nel 1938, ma già esistente come insediamento in evi più antichi. Tuttavia, è la cittadinanza poetica, ricostruita dalla Poetessa, a fornire a Pomezia una storia antichissima, quasi primordiale, perché nei versi di Emilia Bisesti la città dell’Agro Pontino diviene l’ombelico del mondo nonché l’esempio perfetto di fondazione di ogni città, con contadini, coloni, marinai, artigiani, e mille e mille altri uomini e donne di buona volontà che, nel tempo, concorrono all’edificazione della loro civitas, nel senso latino del termine, ossia con il doppio significato di civiltà e di città. Emilia Bisesti rivolge alla sua città uno sguardo colmo d’amore, di profonda affezione e identificazione. Ma è lo stesso sguardo, con l’uguale tavolozza di sentimenti, che ella rivolge verso il mondo intero, a cominciare dagli affetti più cari di famiglia, per poi allargarsi come un sole irradiante verso il prossimo vicino e lontano. Da questo amore nasce la sua sensibilità ferita e il suo dolore partecipato per gli atti di violenza e di guerra che funestano oggi la storia umana nel mondo e che i moderni mezzi di comunicazione ci fanno sentire come eventi tragici che ci toccano e ci coinvolgono direttamente. Così, nell’animo della Poetessa, la condizione di gioio­sa contemplazione del bene del creato si alterna all’orrore di testimonianza del male e della violenza com­piuta nell’eterna lotta dell’uomo contro l’uomo. È poi sempre la fede che, come un arcobaleno dopo la tempesta, riporta il sereno nell’animo della Poetessa, la quale – come si diceva all’inizio – non interrompe mai il suo cammino senza posa nella vastità e nella bellezza del mondo creato, affinché si rinnovi sempre il tempo delle ciliegie e af­finché non finisca mai il cerchio della vita, come nelle famosissime tele di Giorgione, di Tiziano e di molti altri pittori, che rappresentano il succedersi delle età dell’uomo. Emilia Bisesti rappresenta, Nel cerchio del tempo, il significato profondo delle sue pagine erranti, mettendo a vicino contatto i nonni, i genitori, lei stessa e la sua amatissima figliolanza, in una delle pagine più splendenti scritte nella poesia d’attualità, dedicate al valore degli affetti casalinghi, come preziosa pisside e minuscola cellula che rappresenta in sé il germe dell’umanità intera, presente, passata e futura.

Sandro Gros-Pietro

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