I racconti di Domenico Defelice sono sviluppati sul modello di un autobiografismo venato dall’immaginazione artistica, dal sogno e dalla memoria della letteratura. L’atmosfera che si sviluppa sulla pagina è quella di un realismo palmare, in cui tuttavia non manca il ricorso alla metafora letteraria. La parola scritta possiede una capacità di “trasferimento” dell’intreccio in una dimensione che è altra cosa rispetto all’esposizione denotativa della prosa. C’è sempre il sogno di un mondo parallelo alla realtà che vive nella memoria dell’Autore, come è magnificamente rappresentato nel racconto esemplare In viaggio con Google, nel quale lo spartito su cui si compone il concento possiede le due chiavi distintamente bene connotate: la prima è data dal realismo schietto della visione documentaristica d’attualità come appare nelle videate dello strumento audiovisivo, mentre la seconda consiste nella ricostruzione evocativa della memoria dell’autore, così ricca di emozioni, di simboli, di ricorsi letterari. Il mondo è il presente in cui si vive, così come viene documentato dagli occhi elettronici delle telecamere, dei droni, dei satelliti artificiali. Ma l’occhio umano possiede una profondità di lettura e una facondia di rielaborazione evocativa del passato, nonché di proiezione verso il futuro capace di moltiplicare la realtà e di trasferirla nella dimensione della memoria, del sogno, della speranza, della fede. Questa sorta di meravigliosa diplopia della vista umana, portata a vedere in contemporanea ciò che c’è nel mondo e ciò che c’è fuori dal mondo, cioè in metafora, rare volte è stata così bene valorizzata e messa a fuoco come riesce a Domenico Defelice nel suo prezioso libro di racconti Non circola l’aria. Il titolo è tratto dal racconto eponimo ove si narra una storiella simbolica che fa riflettere il lettore: lo stesso roseto assume ai nostri occhi un valore assai diverso a seconda della persona e dello scopo per il quale viene piantumato. In un caso potrà crearci un sentimento di soffoco e di tormento, mentre in altri casi potrà essere fonte di gioia e di libertà, eppure il roseto è sempre lo stesso, ma è diversa l’osservazione elaborata dalla mente dell’essere umano.
Tutto il libro ricostruisce, attraverso lo scheletro autobiografico ricavato dalla vita dell’autore, un ricco mosaico che racconta la personalità comune a tutti gli uomini di buona volontà: essere alacri sognatori onesti e straordinariamente operosi, impegnati a difendere e diffondere la giustizia, la libertà, l’uguaglianza nel tentativo assai difficoltoso di fare circolare aria nuova nel mondo in cui viviamo, continuamente osservato per ciò che è nella realtà e prospetticamente vagheggiato per ciò che potrebbe essere nella ricostruzione che noi rielaboriamo con la nostra cultura.
La forza narrativa di Domenico Defelice sta nell’incanto delle sue descrizioni di ambienti della natura, della campagna, del paese e anche della città. Il mondo che lui ritrae a parole richiama un quadro di Pieter Bruegel che descrive il contrasto tra il lasciarsi andare tipico del carnevale e la rinuncia alla tentazione, cioè il cosiddetto digiuno cristiano. Si tratta pur sempre di una ripresa del tema caro ad Ambrogio Lorenzetti, sviluppato nella Allegoria del buono e del cattivo governo: anche in ciò consiste la memoria letteraria e culturale di Domenico Defelice.

Sandro Gros-Pietro

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