Che cos’è quello che chiamano “amore”? Molti Ateniesi si posero questa domanda, forse per la prima volta, insieme al personaggio di Fedra. Era il 428 a.C. e nel grande teatro di Dioniso veniva rappresentato l’Ippolito di Euripide. Il dramma parlava di un caso particolarissimo di amore – un amore impossibile, colpevole e respinto. Eppure, tutti sentivano che, in qualche modo, li riguardava.
Sulla scena, un’eroina disarmata affrontava la propria passione, la scandagliava, ne subiva e respingeva le ondate. La sua mente era un campo di battaglia: un’esperienza universale, che mai era stata illustrata con tanta precisione.
Entrando nelle pieghe del testo di Euripide, questo saggio ne indaga gli intenti espliciti e quelli nascosti e rintraccia i riferimenti antropologici e culturali che fanno da sfondo alla tragedia.
Ripercorre, quindi, attraverso una lettura comparativa, alcune delle principali rivisitazioni del mito, esplorando la trama di rimandi e divergenze che lega i vari testi e il contributo di ciascuno alla comprensione dei risvolti più oscuri e inquietanti del sentimento che chiamiamo “amore”.

 

 

I Murazzi per l’inedito di Saggistica 2026 (Dignità di Stampa)

Appassionata della letteratura dell’antichità classica, Livia Artuffo, ne L’amore di Fedra, affronta il grande mito della passione proibita della moglie di Teseo per il figliastro Ippolito, confrontando l’ideazione originaria di Euripide con un ampio ventaglio di reinterpretazioni letterarie e drammaturgiche, da Seneca al teatro contemporaneo, che il saggio invita a scoprire e riscoprire.

Dimensioni 210 × 150 × 7 cm
Anno Edizione

Mese Edizione

Giugno

Autore

Collana

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