Mi è stato chiesto diverse volte come nascano le idee per un romanzo e ogni volta, forse con poca fantasia, rispondo che non lo so, perché non sono io che le cerco ma sono loro che trovano me.
Così è stato anche in questo caso, quando un giorno cominciai a domandarmi come funziona la memoria umana e dove archiviamo i nostri ricordi, le nostre emozioni, tutto il bagaglio della nostra vita, se questi hanno un “peso”, se occupano uno spazio fisico, se assorbono energia per rimanere in memoria e che meccanismo si attiva per richiamarli.
Molte cose le dimentichiamo, perché è impossibile e forse inutile conservare tutto, così come in certi casi si innescano meccanismi naturali di difesa che ci portano a rimuovere il ricordo di quanto ci ha fatto soffrire. Altre volte, invece, molte cose le serbiamo con cura e le stipiamo da qualche parte, tanto che ricordi lontani, come quelli della nostra infanzia, sono ancora lì, presenti e chiari come se li avessimo appena vissuti. Associare il meccanismo che regola la memoria umana – e quindi, in senso più ampio, il funzionamento del cervello – all’idea di ricreare in laboratorio un cervello “sintetico” venne da sé, vuoi per deformazione professionale e vuoi per vedere dove la storia sarebbe potuta arrivare.
Così nella mia mente si fece largo Francis, tanto chiara e distinta fin dall’inizio, che la fatica più grossa fu solo quella di trovare il tempo per scrivere. Cominciai la stesura nella primavera inoltrata del 2014 e a ottobre era già finita.
Man mano che Francis prendeva forma, mi resi conto che tutto non poteva essere ridotto a un mero esperimento di laboratorio, dato che la vicenda cominciò a stimolare riflessioni e a coinvolgere aspetti psicologici inizialmente non previsti.
Francis mi apparve subito molto più reale di quanto la fantasia iniziale non avesse prodotto. La scintilla che ne aveva rianimato le cellule, l’essenza che le aveva rese vitali e consce di se stesse, era qualcosa di ammaliante, affascinante e pericolosamente viva: una “terribile bellezza era nata”, proprio perché molto vicina a qualcosa di superiore. Francis rappresentava la forza della vita e il desiderio di vivere, nel senso più alto del termine, quello che a noi umani, con tutta la nostra scienza, ancora non è dato comprendere.

Un ringraziamento va alla mia piccola Franci, dal cui nome ho preso ispirazione.

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