PREFAZIONE

La misura del mondo poetico di Chiara Corridori appare essere orientata alla bidimensionalità, cioè a una corrispondenza integrata di due prospettive diverse entrambe contenute in una stessa visione: è il concetto della Femme assise dipinta da Pablo Picasso nel 1953, ma divenuto in seguito una tematica più volte riproposta, con adattamenti e soluzioni diverse.
Già nel titolo di questa intensa e preziosa raccolta di poesie vi è il tema della composizione binaria: due candele, infatti, espandono un soffio vitale. Più ancora che una luminosità, c’è nel titolo il richiamo del soffio, ossia l’alito vitale, che può essere uno sbuffo o un refolo, una corrente d’aria improvvisa o al contrario una dolce, carezzevole e leggera bava d’aria. Volendo insistere su tale concetto -che è quasi una curiosità e che certo non rappresenta il fondamento della poetica di Chiara Corridori- sono anche le due figure dei genitori ad aprire la silloge, entrambe riflesse nello spezio magico del tempo, ove è possibile rivederle nel decorso del tempo, per giungere fino agli anni conclusi del loro longevo percorso di vita: abbiamo un fermo immagine / in bianco nero, che suscita la commozione della Poetessa.
Il rapporto di duplicità si sviluppa tra il cuore e la memoria ovvero il corpo e l’anima o, per dirla in modo esaustivo, tra il mondo esteriore e il mondo interiore. In questo caso, allora, non si potrebbe più parlare di una semplice bidimensionalità, ma occorrerebbe immaginarsi una pluralità indefinita di modi e di occasioni, anche le più disparate, che concorrono a formare il concerto del sentire poetico. Certamente l’attività orfica è centrale, ma non si tratta dei sogni notturni che durano per il tempo del sonno, ma che si cancellano al risveglio. Si tratta, invece, dei sogni compiuti a occhi aperti, innescati dal gioco delle nuvole, dai paesaggi in fiore della primavera o dell’autunno colorato dalle mille tinte diversificate e tenui assunte dagli alberi, dalle onde del mare, dai riflessi della luce solare. La natura è la Grande Madre dell’antichità che sempre vive nei versi della Poetessa: trasmette una varietà di emozioni che poggiano come un ponte sospeso tra i due estremi: da un lato, la gioia e l’incanto della bellezza e dall’altro canto il sentimento di un’incolmabile solitudine, in cui si alimenta la nostalgia e un vago sentimento diffuso di malinconia o di grigiore. Nel punto di massima espressione del suo malumore, Chiara Corridori arriva a lanciare l’urlo di Edvard Munch, immaginato come un grido lanciato agghiacciante in un silenzio sospeso.
La Poesia di Chiara Corridori si poggia in un’area soffusa di percezioni e di emozioni, nella ricchezza dei colori del mondo a cui è dedicato il gioioso testo intitolato Un quadro appeso, ma anche nella pervasa delicatezza di immagini cariche di ricordi del passato, in un carosello di mondi e di modi del vivere quotidiano, che sono sempre dilatati dalla propensione poetica di vivere in un altrove indefinito e quasi ermetico.

Sandro Gros-Pietro

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Luglio

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