Nella nostra tradizione la luna č un luogo del femminile. Per conseguenza č bianca, fredda, passiva, umida, qualitą che vengono sistemate dalla scienza antica e ibernate dalla letteratura (ancora oggi č piuttosto raro trovare in letteratura una luna rossa o gialla, rarissimo una luna calda).
Anche la luna di Vaghenąs č leterno femmina (das ewig Weibliche: ma i contatti con Goethe sono pił articolati). Diana verginale ed etera, Regina caeli e meretrice, sacerdotessa augusta e ragazza coi tacchi a spillo, peccatrice immacolata, essa pervade luniverso dagli inferi ai cieli stregando gli uomini, soprattutto i poeti. Tuttavia la luna di Vaghenąs presenta alcuni tratti che sono inconfondibilmente maschili o solari. Č rossa, č calda, č relativamente attiva. Vir rubeus, mulier candida dicevano gli alchimisti per designare il sole e la luna. Mulier rubea direbbe Vaghenąs, il quale sembra leggere nella tabella degli alchimisti, ma capovolgendola. Per conseguenza la luna di Vaghenąs non figura un sesso ma prefigura quellunitą dei contrari che gli alchimisti chiamavano mysterium coniunctionis, al punto che egli descrive persino le nozze della luna (cioč dellargento) con lo zolfo, cioč col seme generatore del sole.
Vaghenąs non si č mai occupato di alchimia, eppure nella sua poesia vediamo emergere un simbolo alchemico dotato di innegabili caratteri archetipici. Come spiegare che un poeta nostro contemporaneo lavori, senza saperlo, sulla stessa tabella su cui lavoravano Khunrath o Paracelso? Come spiegare che Vaghenąs maneggi la stessa simbologia che incontriamo fra le storte, i crogioli, i mercuri e gli zolfi? E comč che la luce fievole, diffusa e variabile della luna, non gią quella puristica e univoca del sole, č la sola degna di essere amata, la sola capace di salvarci? Apparentemente profana, la poesia di Vaghenąs č in realtą una ricerca sulla concordia discorde, cioč una ricerca di Dio. Quando egli chiama la luna divina, ieratica discarica, non č affatto lontano da chi crede che Dio č nato in una stalla.
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