Liliana Ugolini è giunta ad essere una delle voci più ricche ed innovative della realtà poetica contemporanea italiana. Autrice di straordinaria vivezza creativa ha coniugato la dizione e la declamazione del poiein con le figure e con le forme della rappresentazione teatrale, dando vita ad una molteplicità di offerte espressive che hanno originato realizzazioni sceniche di rottura e di ricerca, come il teatro di appartamento o come le messe in spazio in luoghi alternativi rispetto alla tradizione. L’aderenza al reale si risolve nella evanescenza dell’egocità del poeta, il cui io si è dissolto nello spessore materico e gnomico del linguaggio, chiamato a nominare la configurazione del mondo e a calarsi nell’esperienza fenomenologica della vita, ritratta per maschere, per miti, per favole classiche, per exempla luminosi tratti dal patrimonio d’invenzione mitologica, romanzesca, novellistica e conservati nella memoria della letteratura e del folklore. L’archivio delle esperienze è continuamente esplorato dall’autrice nel rovello di una inesauribile riflessione filosofica, che tende a frantumare le certezze, i collegamenti, le correlazioni e le equazioni stabili, per sostituirle con un dinamismo inquisitivo continuamente in tensione entropica e in ricerca di nuovi e di altri criteri di funzionamento o di elisione. La sperimentazione poetica non è mai il fine testuale dell’opera, ma diventa lo strumento necessario, seppure non bastevole e in sé non esauriente, per avviare lo sviluppo multiespressivo della creazione artistica.
Nel libro, Sandro Gros-Pietro traccia le tappe della poetica di Liliana Ugolini, cercando la formula ideale di quadratura del cerchio e, fuori di metafora, tracciando una rappresentazione palmare per schemi progressivi, lineari e consequenziali del magma creativo della poetessa e drammaturga fiorentina, il cui spessore d’innovazione e la cui portata di fantasia creativa alla fine emergono salve e valorizzate, nella complessità del loro operare sincronico e diacronico.
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