“Albino Pierro è tra le voci più alte della lirica del nostro secolo”. Così Tullio De Mauro ha sintetizzato in anni recenti il giudizio “della vasta e varia falange di critici e studiosi di letteratura che la poesia di Pierro ha attratto e affascinato: da Bosco a Folena, da Petrocchi a Contini”.
Scomparso a Roma (dove abitava dal 1939) nel marzo del 1995, Pierro era nato a Tursi, in provincia di Matera, il 19 novembre del 1916. Dopo una giovinezza irrequieta e girovaga, aveva insegnato Storia e Filosofia nei Licei e aveva lasciato negli ultimi anni l’insegnamento per ricoprire incarichi ministeriali, ma soprattutto per dedicarsi interamente alla poesia, divenuta sempre più, con gli anni, la sua unica ragione di vita.
Ha esordito con alcune raccolte in lingua, che avevano destato l’interesse di diversi studiosi, tra i quali Ernesto de Martino: Liriche, 1946; Nuove liriche, 1949; Mia madre passava, 1956; Il transito del vento, 1957; Poesie, 1958; Il mio villaggio, 1959; Agavi e sassi, 1959; Il paese sincero, 1960; Appuntamento, 1967, che raccoglie una scelta di poesie pubblicate con alcune inedite.
Ma il suo grande momento comincia in una sera romana del 1959, al ritorno da Tursi, quando scrive una breve poesia, che è già un piccolo capolavoro, nella parlata di Tursi, ossia (secondo una definizione di Contini rimasta celebre) “nel dialetto protostorico della più isolata Basilicata”, per il quale non esisteva ancora una tradizione scritta. Nasce così una lunga, felicissima serie di libri di poesia in tursitano, a cominciare da ’A terra d’u ricorde (La terra del ricordo), 1960, sino a Nun c’è pizze di munne (Non c’è angolo di mondo), 1992. La morte lo sorprende mentre sta lavorando a una raccolta completa delle poesie in dialetto tursitano per uno dei maggiori editori italiani.
La scelta di questa “fresca parlata di paese” innesca il “caso Pierro”, documentato in una imponente bibliografia critica di alcune centinaia di voci. Tradotto in francese, inglese, svedese, neogreco e persino in persiano, Pierro è per due volte alle soglie del Premio Nobel per la letteratura. Dopo la morte, un silenzio quasi completo della critica. Da ciò l’esigenza di questo libro, che vuole farne riascoltare la voce e riproporne la lettura, soprattutto ai giovani, con un discorso affabile e appassionato. Il libro raccoglie diversi saggi, scritti nel corso degli anni da uno studioso, amico per un quarto di secolo del poeta, che più volte gli chiese di raccogliere in volume questi contributi critici che gli erano particolarmente cari e nei quali affermava di riconoscersi pienamente.
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