passato il primo momento di incertezza e di disorientamento, ci si accorge che nel buttare tutto il possibile e tutto limpossibile nella sua pentola il Parboni riesce a stabilire un suo rapporto diretto, coinvolgendo lo spettatore nelle sue aspirazioni e nelle sue ambizioni. (Carlo Bo)
ripercorrendo la storia della Sua poesia, accompagnandola con lo straordinario teatro dellinterrogativo. È, la Sua, unesperienza davvero singolare, originalissima, che spicca nella vicenda della nostra letteratura degli ultimi trentanni. (Giorgio Bárberi Squarotti)
Linterrogativo dei personaggi si mescola a motivi artaudiani di teatro della crudeltà in Vero, miss Dlsgraziata? ove è messo alla gogna il rapporto uomo-donna, chiamando in causa lincomunicabilità, la problematica insieme del doppio pirandelliano, in quanto nessun protagonista può essere se stesso e mai si riconosce come laltro lo vede. Lintento provocatorio ha, per inciso, dellironia, una sua forza e la vita entra prepotente nel teatro con tutta la sua fallacità ed il teatro entra a sua volta nella vita, quasi chiamato, attraverso il fittizio o la maschera a mettere ordine. (Maria Grazia Lenisa)
in Lui sovente si intuisce qualcosa che può far ricordare Luigi Pirandello: è come trovarsi al cospetto dun palcoscenico sul quale si recita a soggetto: il teatro dellignoto o del quasi impossibile. Rileggendo Parboni si può trovare quel riflettere interiore, che tuttavia rifugge da ogni patetismo; anzi quasi si ribella allevidenza fabbricata sovente ad hoc nel mondo esteriore che può far anticipare ogni dunque, ma non può ignorare levidenza del tutto: del passato, del presente concreto e del supposto futuro. Eloquente a questo proposito (anche per una certa sua viva attualità) il teatro dellinterrogativo. Una originale e forse inedita invenzione, che oserei definire prettamente Parboniana. È un susseguirsi di intrecci, equivoci, diatribe, requisitorie, arringhe e dialoghi a distanza, sovente propedeutici lun laltro o vicendevolmente consequenziali anche al nostro momento storico. (Giovanni Puglielli)
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