Dario Padovan 
Fotografie del viaggio
anno: 2005
pagine: 64
prefazione: Sandro Gros-Pietro
prezzo: € 5,5
ISBN: 88-7414-084-3

SCHEDA DELL'AUTORE
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Il concetto di viaggio è connesso ad un’idea di movimento, al contrario di quello di fotografia che demanda, invece, ad una condizione di stato. Ne viene fuori che già dal titolo questo primo libro di Dario Padovan si presenta come una dialettica argomentativa delle condizioni e delle possibilità. In altri tempi, diciamo due secoli fa, si sarebbe usata l’espressione taccuini di viaggio, cioè riflessioni, osservazioni, riverberi, elucubrazioni e sogni di un viandante che si muove intorno a se stesso e agli altri seguendo una rotta di evasione e/o di intrusione dalla e nella realtà oggettuale che lo circonda. Ogni scrittore, alla fine della fiera, finisce per dare due ricognizioni fondamentali del suo lavoro: la ricerca di sé e la ricerca del reale. Non è possibile, infatti, fare il nome di un solo scrittore che non ci abbia fornito precise istruzioni su di sé e sul modo che egli ha avuto di osservare la realtà: tutto il resto della letteratura è sempre un optional, ma questi due aspetti sono assolutamente ineliminabili. Essi rappresentano i fondamenti di ogni scrittura creativa: ci sono sempre in ogni opera e non ci può essere scrittura d’autore senza che questi due aspetti si manifestino, in modo più o meno codificato, ma comunque intelligibile.
Il chi è d’autore consiste nel delineare la fisionomia poetica di Dario Padovan, cioè il modo con cui egli si manifesta sulla pagina. La sua scrittura è indagine personale, in forma diaristica e autoreferenziale; è l’appunto evocativo, il percorso della memoria, la ricognizione proustiana della realtà attraverso il ricordo, la ricostruzione di una verità ruminata, emersa a posteriori, nel disegno del percorso mentale contrassegnato da simboli svelati, da momenti di forza del vissuto, da lampi acclarativi che sono i flash, cioè sono le citate fotografie del viaggio compiuto intorno a sé. Ma esiste anche il viaggio intorno alla realtà, per lo più metropolitana, consumato con reali trasferimenti su autobus o carrozze di metrò o di treno, ma anche sfumato nei contorni esotici di località orientali, il lontano Nepal, collocato in altre albe, altri tramonti, altre dolcezze paesaggistiche che suggeriscono armonie tra il corpo e lo spirito. Vi sono due sponde del reale a confronto, dunque, in queste pagine, anche se la prima ha molto più spazio espositivo della seconda. La prima dimensione è quella ambientata tra rovelli di nevrosi, impasticcati, elettrizzati da paradisi artificiali oppure logorati da cadute nel grigiore appiattito del tran tran, nella quotidiana liturgia dei gesti alienati degli abitanti di una capitale europea del benessere, come è Milano e i suoi dintorni: un amore infelice e lungamente sofferto snocciola il rosario di scene e di occasioni che contrassegnano come pietre miliari il viaggio di rimembranze cui il lettore assiste. La seconda dimensione è collocata all’altro estremo dell’arcobaleno — è opportuno rifarsi alla poesia che proprio s’intitola così, come l’iride celeste che rappresenta il segno della pace biblica tra terra e cielo, dopo il diluvio universale — ed è situata vicino a Jenny, la musa poetica che riaccende gli interessi e che marca il ritorno alla vita dell’autore. La realtà, dunque, è osservabile oltre i finestrini del metrò che corre nel ventre della città ed è osservabile all’altro estremo dell’arco celeste, in Nepal, secondo polo dell’iride, dove la leggenda dice sia custodita una pignatta di ricchezze, metafora rappresentativa delle gioie della vita. Ma la realtà è anche ciò che capolina all’interno della carrozza in viaggio, sono le facce illividite dalla fatica troppe volte ripetuta di sottomettersi alle regole del gioco, di tollerare il basto dello sfruttamento del lavoro salariato; sono i volti da battaglia di alcuni giovani dark, che esibiscono creste da pellerossa metropolitani, e che rinnovano il drammatico destino di autoescludersi dalla corsa verso il West, escludersi dal mito della frontiera e del benessere. Vi è, in queste pagine, uno zoccolo anche contestativo e denunciatario che, nei casi estremi, approda a soluzioni volutamente proposte come slogan, ed è quanto succede nel testo Vicini all’insurrezione definitiva, che adotta la forma dell’elencazione alliterativa di un programma scandito con forza, e che abbatte sulla pagina l’urto del gesto di protesta, d’insofferenza e di rottura, lo slam, si amerebbe dire oggi, cioè l’intenzione di sincopare il messaggio in un codice comunicativo d’immediatezza bruciante ed eversiva. Concorrono, dunque, queste due anime nella poesia di Dario Padovan: il sogno e la comunicazione, cioè l’evasione e la denuncia dei fatti, in modo che si crea un’armonia unitaria di discorso collocato su diversi piani interagenti, a riprova di quanto sia già maturo ed articolato il linguaggio poetico di questo giovane scrittore, rappresentante dell’ultima generazione dei nati negli anni Ottanta.

Sandro Gros-Pietro

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  autore   titolo   anno   pagine   prezzo  
 

Enzo Sturiale  

 

Poesie scelte

 

2005

 

pp. 216

 

€ 11  

 
 

Tania Re  

 

Sentieri dell’anima

 

2005

 

pp. 48

 

€ 5,5  

 
 

Enzo Sturiale  

 

I ragazzi della Galassia Nove

 

2005

 

pp. 80

 

€ 7,5  

 
 

Dario Padovan  

 

Fotografie del viaggio

 

2005

 

pp. 64

 

€ 5,5  

 
 

Mino De Blasio  

 

Gocce di dentro

 

2004

 

pp. 144

 

€ 12  

 
 

Angela Donna  

 

Farfalle di Dio

 

2004

 

pp. 64

 

€ 5,5  

 
 

Andrea Fontana  

 

Amore e morte

 

2004

 

pp. 68

 

€ 7  

 
 

Enzo Sturiale  

 

Momenti di bello Giochi aspri della vita Lotte sociali in Italia

 

2004

 

pp. 144

 

€ 9  

 
 

Walter Chiappelli  

 

Vampa celestiale

 

2002

 

pp. 80

 

€ 6,5  

 
 

Nicola Prebenna  

 

Dacruma

 

2001

 

pp. 80

 

€ 7,75  

 
 
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