Sarebbe più esatto dire che, per Mino De Blasio, la poesia è la sublimazione della vita in versi, per applicare, forse in modo non del tutto pertinente al nostro Autore, un’espressione coniata da Giovanni Giudici, tanto è vero, infatti, che il Nostro ha titolato una sua precedente raccolta
Il vivere lirico, anziché
la vita in versi, cosa che la dice lunga circa l’intenzione di imparentarsi più con un passato di classicità latina che non con una attualità metropolitana e milanese, come è quella di Giudici. Ma ritorniamo all’autobiografia, la quale, nella concezione di De Blasio, è l’architettura della poesia, è lo scheletro portante, lo spazio possibile del discorso. Diciamo che se il poeta è anima del mondo, allora tutto il mondo è la sua anima, per cui Barcellona, Varsavia e Praga altro non sono che quartieri di una patria poetica ideale, come esattamente abbiamo visto: le esperienze del mondo sono pezzi della memoria personale del poeta, sono pagine della sua vita autentica e partecipata, sono la coscienza del mondo che egli si è ricostruito. Ma avverrà di più, anzi avverrà l’esatto contrario, motivo per il quale anche l’anima del poeta diventerà espressione del mondo, ed anche la sua storia personale diventerà la storia del mondo, e la sua autobiografia sarà la storia di tutti. Ecco perché la malattia del poeta, il suo tormentoso stato di salute, diventa la malattia di tutti e si fonde con l’evento delittuoso ed agghiacciante del crollo delle torri gemelle a New York. Ecco perché la perdita della dolce madre del poeta è un lutto cosmico ed universale che impoverisce l’intero creato e che costringe il poeta ad avere una coscienza diversa, più dolorosa ed affranta, della realtà che lo circonda. Alla figura della madre è dedicato oltre un terzo dei testi di questo libro in versi, a riprova della straordinaria forza egemone e trionfatrice che la figura materna svolge nella poetica di De Blasio:
Mamma è volata via, in data 11 dicembre 2002, segna il discrimine tra una coscienza del mondo irradiata dalla luce materna e una coscienza del mondo sbigottita dal vuoto dell’assenza, assordata dall’abisso del silenzio, defraudata da ogni sicurezza ed identificazione.
Sandro Gros-Pietro
Sono settantasei liriche, che continuano un cammino ideale con i precedenti libri di poesie.
Le
Gocce di dentro sono le emozioni, incontenibili ed irrefrenabili, che
motu proprio vengono fuori dall’intimo e parlano o sussurrano in chiave universale.
Gli aspetti toccati sono tutti quelli che appartengono alla sfera dell’uomo: i paesaggi, l’amore, il dolore.
Sono temi che affiorano prepotentemente o delicatamente in ognuno di noi: per sintonizzarsi basta aprire le chiavi, talvolta tenute nascoste, della sensibilità, presenti in ogni persona.
Gocce di dentro si inserisce nell’ampio filone delle sue liriche (ne ha scritto e pubblicato circa seicento), sempre coerenti ma sempre originali.
Anche stavolta il folto stuolo del pubblico di Mino De Blasio troverà quello che ama di quest’autore: la capacità di saper svelare i segreti labirinti del cuore, la spontaneità, l’immediatezza delle sensazioni, il verso colto e semplice nello stesso tempo, il legarsi alle radici più autentiche della sensibilità.