PREFAZIONE
“La poesia è come una canzone senza l’accompagnamento della musica e a me piace cantare, raccontare, parlare dell’anima e della vita. Recitare una poesia è come cantare una canzone accompagnati solo dalla propria voce e dal silenzio. Potrei definirmi una “cantadora”, una cantastorie, una messaggera dell’anima e della sua incredibile bellezza in questo tempo atrocemente pragmatico, materiale, dominato dal consumismo e dal paradosso”, così afferma l’autrice nel comunicare amabilmente con me, parlando di se stessa, dei suoi sogni, del bisogno di esprimere sentimenti col “cuore nudo”, senza ipocrisie e falsi pudori.
Nelle sue poesie compare spesso il mare, percepito come un immenso essere vivente, un dio che sa ascoltare, in cui immergersi e “lavare l’anima stanca”.
Il mare, grande ispiratore, è l’inconscio, il vasto spazio dell’anima che racchiude tesori, come la “perla nella conchiglia”, ma è pure l’inquietante abisso da attraversare per arrivare a cogliere la meravigliosa perla.
Dolce ed intensa, nel parlare d’amore, proprio come le maree, si lascia trasportare dall’onda di un sentimento forte anche quando sembra arrendersi e perdersi nella malinconia.
Acqua e fuoco giocano in un’alternanza di ruoli alla ricerca dell’armonia, in un erotismo delicato che cerca la presenza degli dei , vivendo ardentemente sentimenti e sensazioni che superano la sfera della fisicità e del sesso fine a se stesso.
Il corpo, tempio dell’anima, è lo strumento di un abbraccio immenso con l’Altro. E l’Altro, a volte, può rappresentare anche il mondo invisibile che si vuole avvicinare.
Le tempeste dell’anima, come quelle marine, hanno una loro durata e poi svaniscono così come sono apparse: il senso di perdita e di abbandono, alla fine, lascia il posto alla fiducia e a nuove prospettive perché l’Angelo non si lascia “ingoiare” dal buio e, “paziente attende l’ora giusta per cantare”, vegliare, ammonire e salvare.
In questa raccolta, compaiono anche alcuni temi della tradizione iniziatica, come il karma e la reincarnazione, raccontati in modo conciso e forte attraverso un’analogia poetica originale e non facile da realizzare.
La morte non viene vissuta come tragedia immane ma come una “Porta sulla Luce” e la speranza, alla fine, vince sempre sulle tenebre, anche dopo terribili crisi, viste come “tzunami” dentro l’anima.
Le poesie di Gemma Bosio recano un messaggio che dà voce all’invisibile, al territorio dell’anima in cui non è poi così difficile addentrarsi se vi si crede, una volta che si è momentaneamente arginata la razionalità nel suo spazio limitato dal quale non può sconfinare. Il territorio dell’anima, invece, ci fa addentrare nell’infinito e nel meraviglioso che non è lontano da raggiungere, in quanto vive nel profondo del cuore dell’essere umano.
Pino Scarfò