Flaminio Gastone Pezzuoli 
Dialoghi franchi su questioni del mondo
anno: 2006
pagine: 64
prefazione: Sandro Gros-Pietro e Paolo Ruffilli
prezzo: € 7,5
ISBN: 88-7414-196-3

SCHEDA DELL'AUTORE
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PRESENTAZIONI

Quest’opera è un poemetto dialogico nel quale sono dialogati i versi di sei poeti di differenti nazionalità, un francese, un inglese, un cinese, uno spagnolo e un tedesco, i quali cinque insieme dialogano con l’autore dell’intera opera, che è ovviamente l’italiano Flaminio Gastone Pezzuoli. Si vedrà subito che vi è un primato italiano, saldamente tenuto dal Nostro, a regolare il movimento dialettico dei convitati al dialogo, sia per maggiore estensione del discorso sia per maggiore qualità, profondità e autorevolezza definitiva del parlato, in quanto tocca all’italiano aprire in chiave propositiva e tocca a lui chiudere in fase conclusiva. Più che di un primato, si potrebbe discettare di una primazia, stante il fatto che il discorso è sostanzialmente religioso, non laico, e, quindi, demanda figurativamente ad un consesso poetico-profetico-sacerdotale, di memoria cattolica e romana. I sei poeti pronunciano sostanzialmente lo stesso sermone e si esprimono con l’identico linguaggio poetico. Ciò accade perché a Flaminio Gastone Pezzuoli occorre dare una forma di valenza universale del suo dire: il messaggio è identico al di qua e al di là di quale mare, così come ugualmente si pronuncia in quale lingua si voglia. Lo stile del discorso è prevalentemente un alto stile, con una retorica lessicalmente attrezzata nel decoro e nell’ornamento abbellitivi, ma impiegata in proiezione offensiva, coi vessilli innalzati da battaglia tonante contro il male e la depravazione, con piglio interrogativo ed esclamativo, con uso di ripetizioni insistite come le ondate dei dragoni, e con un lavoro di rifinitura sul posto, stretto e sincopato, come fosse il passo del legionario. Nessuno si salva. La potenza argomentativa dispiegata sul foglio è tale da oscurare il bianco niveo della carta con le frecce della scrittura in ogni dove. L’impatto è affascinante, prorompente, magico. Non mancano neppure gli attimi di delicato sogno – ove si parla della speranza – o di soave estasi, ove si parla dell’amore. Tuttavia, nel complesso i Dialoghi mantengono il loro carattere unitario di prolusione cipigliosa, pronunciata dai coturni di una tragedia che si evolve, verso un ultimo giorno che è sempre più vicino, come le sacre scritture ci assicurano.
Infatti, antico e nuovo Testamento rappresentano la fonte del vero dalla quale Gastone Pezzuoli trae ispirazione e conforto per pronunciare la sua arringa, che è un atto di accusa contro la follia dei superbi, contro la prepotenza dei dementi e degli stolti, contro la concupiscenza degli avidi, contro la violenza dei temerari che offendono la divina umanità degli esseri umani, creati ad immagine e sembianza del Signore dell’universo. Quello dei sei poeti non è un atto di ribellione al governo dei destini dell’uomo, ma è anzi un atto di amore, un pianto sdegnato eppure profondamente amorevole per lo scempio che l’uomo stesso sta facendo della sua divina umanità. Il pianto lascia aperta la luce della speranza e la confidenza nella possibilità del riscatto, che è la grande forza di ogni vero cristiano consapevole della potenza di redenzione del Cristo, il quale perennemente espia sulla croce i mali passati presenti e futuri dell’uomo, purché l’uomo sappia riconoscere il Salvatore e sappia pentirsi del peccato, abbandonare il demonio e rivolgersi verso la luce. Alla fine, allora, i sei poeti uniti nell’unica parola dialogizzata da Gastone Pezzuoli pronunciano una sola preghiera o forse una sorta di omelia implorante – a dispetto dei focosi accenti impiegati – rivolta all’uomo perché riconosca il Cristo e perché si ravveda dei peccati. Dalla verità immutabile delle sacre scritture, si passa, di conseguenza, all’attualità della storia contingente in cui viviamo e il discorso di Gastone Pezzuoli diviene anche una citazione e un’applicazione di quanto i pastori della Chiesa oggi raccomandano ai fedeli. Così viene in mente la preoccupazione del cardinale Giacomo Biffi espressa ai giovani: “Non vi sembra, ragazzi, che viviamo in una società di maniaci sessuali? Se si vuole fare pubblicità ad un’auto non si punta sulla bontà del motore, ma su una ragazza svestita!”. Ancora di più appare chiaro il riferimento alla raccomandazione del Papa espressa l’8 ottobre 2000 al giubileo dei vescovi, dopo avere osservato che “l’umanità possiede oggi mezzi d’infinita potenza: può fare di questo mondo un giardino o ridurlo ad un ammasso di macerie”, ecco l’invocazione pronunciata con forza e speranza affinché l’uomo sappia essere né superbo né cieco davanti a Dio, e non faccia prevalere l’egoismo del più forte, la ferinità del malvagio, l’avidità dello sciocco ed, infine, “non riduca il mondo ad un ammasso di macerie”. I Dialoghi sono tracciati come ideale continuazione del discorso sulla Umana civiltà e Fra terra ed infinito, le precedenti sublimi raccolte in versi di Gastone Pezzuoli, che tracciano con forza di accenti, fieri e sdegnati di lotta contro il male, una via di speranza e di amore per il futuro dell’uomo, nell’insegnamento delle sacre scritture e della parola dei pastori della Chiesa.

Sandro Gros-Pietro


Come dice subito in modo limpido ed efficace il titolo, Dialoghi franchi su questioni del mondo è un libro scritto a più voci che si misurano a confronto su grandi temi della vita e dell’attualità: dall’amore all’etica, dalla felicità alla dignità umana, dalla speranza alla fede, dalla conoscenza al mistero, dalla verità alla morte. L’autore stesso e i suoi “alter ego” portano sulla scena i loro argomenti, le loro personalità, le loro diverse storie e culture, affratellati oltre che dallo stesso afflato cristiano da un comune gusto per la poesia.
Gli attori dell’azione dialogica sono infatti tutti poeti. L’autore cita direttamente il proprio nome tra i dialoganti e inventa i nomi degli altri: Giselle Dupré, John Ellington, Shen Lin Kiang, Diego Madero, Erhard Schleicher. Lui dà il “la” ogni volta e gli altri intervengono a tema; poi gli altri ricapitolano ciascuno il proprio punto di vista in ordine a nuove questioni e lui conclude in forma di bilancio finale.
È un’opera originale per contenuti e per stile: ricca di un’energia intellettuale e contrassegnata da una grande forza espressiva. E i modi traggono intensità dalle ragioni profonde, le questioni affrontate lievitano per la musica di cui sono piene. Insomma, in un reciproco scambio di tensioni e di assunti che offrono stimoli e suggestioni al lettore.
La ricomposizione delle forze incommensurabili, l’incontro della linearità dell’eterno e della puntiformità del quotidiano, contraddistinguono quest’opera di poesia di Flaminio Gastone Pezzuoli. E le difficoltà di raggiungere sottili e inquieti equilibri, sia esistenzialmente grazie al lavoro della scrittura, sia entro la scrittura stessa nel suo farsi, tramano tutto il discorso poetico, rendendolo come sospeso e incalzandolo nello stesso tempo. Così che un reticolo di ostacoli, anche minimi, di raccordi o deviazioni, di condensazioni e rarefazioni (frutto della molteplicità delle voci di cui si è detto), tende a comporsi in una continuità profonda, tale anche da superare i singoli componimenti nel costante richiamo alla presenza di un “libro”, cioè di un insieme, di un organismo.
Il “libro” che la poesia di Flaminio Gastone Pezzuoli qui disegna è il percorso dal sensibile all’io meditante; in una chiave morale, che impegna totalmente e costantemente l’essere, ma secondo una prospettiva e un metodo, in questo rapporto dell’autore con la realtà, che implicano soprattutto l’uso della ragione. Dunque, su una linea di logos, meditato e sofferto; capace, intanto, di non escludere affatto la voce interiore più immediata. Insomma, con l’effetto poeticamente efficace di coniugare investigazione e misticismo, logica e metafisica, attraverso un orfismo fatto scivolare al grado di elegia.
La poesia di Pezzuoli è commisurata a regole precise, ai canoni addirittura classici. Limpida, trasparente, lucidissima, sul piano della forma; ma densa e avviluppata in grossi nodi drammatici, quanto a sostanza. In questo senso, la contrapposizione di situazioni divergenti e divaricate è una costante di questa poesia che non cessa di essere esistenziale mentre si fa religiosa e filosofica. È una poesia drammaticamente consegnata alla consapevolezza dell’incontro paradossale tra l’eterno e il tempo, tra l’infinito e il finito, sulla linea della morte.

Paolo Ruffilli

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  autore   titolo   anno   pagine   prezzo  
 

Jo Ronco  

 

Diario di Abraxas / Abraxas Tagebuch

 

2006

 

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Raffaele Cavazzoni  

 

In una botte di ferro

 

2006

 

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Luisa Gregorj  

 

Piastrelline e ricordi

 

2006

 

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Luigi De Rosa  

 

Approdo in Liguria

 

2006

 

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Flaminio Gastone Pezzuoli  

 

Umana civiltà

 

2006

 

pp. 144

 

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Flaminio Gastone Pezzuoli  

 

Dialoghi franchi su questioni del mondo

 

2006

 

pp. 64

 

€ 7,5  

 
 

Flaminio Gastone Pezzuoli  

 

Fra terra ed infinito. Canti dell’età giovane

 

2006

 

pp. 96

 

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Maria Teresa Codovilli  

 

L’ora che riarde – Nella palpebra del giorno

 

2005

 

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Beppe Previtera  

 

Un giallo tra le parole

 

2005

 

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Simonetta Bachi  

 

Per misteriose strade

 

2005

 

pp. 112

 

€ 10  

 
 
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