PREFAZIONE
Chi fa poesia, e non si accontenta di abbandonarsi alla gioia
della scrittura, ma accompagna latto creativo con una riflessione sul senso e sulle
condizioni del fare poesia, non sfugge alla domanda
Perché
i poeti? La grande domanda, ritenuta improponibile da Adorno
dopo Auschwitz, ritorna proprio nellultima lirica,
La
giostra, di questa raccolta
Per
misteriose strade di Simonetta Bachi: Perché
scrivono ancora i poeti / in questo mondo condannato al male? La tentazione
di una risposta negativa, che neghi legittimità e giustificazione alla poesia,
autorizzata non solo dalla presenza irrefutabile di un male senza misura né
rimedio ma anche da foschi presagi di catastrofi ecologiche, è esorcizzata
dalla fiducia ostinata nel potere della parola poetica, di infondere speranza a un
mondo votato a un progresso disumanizzante: Fino a quando un poeta canterà
su questa terra di genti tese / ad un progresso senza più ritorno, / [
] ci
sarà speranza tenace e folle (
Fino
a quando).
Il rapprendersi nel verso di un gesto, di unemozione, di un
ricordo, il farsi parola di un mondo interiore, altrimenti condannato alloblio,
è la sostanza dellesercizio poetico della Bachi, sostenuto da una vocazione
passata attraverso il travaglio del dubbio, della selezione tra la parola dissipata
e la parola che dura, che fissa listante, di un assiduo interrogarsi sul senso del
discorso umano, in un oscillare tra la paura delle parole che fanno male,
non servono, scavano / ferite lontane, sofferenze remote, / aprono
cicatrici nascoste da sempre (
Non dire nulla), e lattesa di una parola per ritornare a credere (
Per ritornare a credere), nella consapevolezza
che lalternativa tra la forza delle parole / o la loro inutilità,
tra le parole che danno conforto e quelle che fanno male
(
La forza delle parole )
è ineludibile. La certezza tuttavia che la mia mente che ascolta, /
la mia mano che scrive e la parola con forza / esplorandone il volto
/ ne riafferma la storia / su un nuovo foglio bianco (
Ad
incontrare il mondo) è risolutiva della crisi, in
una ritrovata gioia del canto che pone fine al silenzio: cerco nella memoria
le parole già scritte, / prendo una penna e con sforzo infinito / mi metto
a buttarle giù. / Allimprovviso sento che sono me stessa / e sopraggiunge
la gioia (
I mesi del silenzio).
Una poesia percorsa dallansia di comunicare, dal carattere
inequivocabilmente dialogico, quello della Bachi, che imprime al suo verso un andamento
discorsivo, evidente già nel titolo della prima raccolta
A
due voci, che fa posto ad alcune liriche del consorte.
Invano si cercherebbe il lussureggiare delle immagini, lo scatto metaforico, il gioco
sapiente delle analogie, anche se taluni chiaroscuri cromatici e tonali non mancano
di effetto. Limpressione di prosaicità che si può ricavare da una
superficiale lettura è tuttavia contraddetta dal ritmo vibrante, talora serrato
(si pensi a
Farfalle silenti),
o dalla ben calcolata struttura compositiva e dalluso efficace di figure retoriche
di suono e di stile. La trama dei simboli si rivela più scoperta in liriche
come
Levento (Non
conosci levento che ti attende, / per cui porti un vestito inadeguato / [
] Di rosso
e doro splenderanno domani / o senza luce saranno i tuoi vestiti. / Nella nicchia
da sola li dovrai indossare [
]) o in
Sul
lago dOrta (Sul lago il silenzio del tempo, / due
canne spezzate / e la montagna scura, / sulla distesa dacqua crepuscolare)
o ne
La sera sul porto di Palau
(Le navi si muovono lente / tra isole brune / e colonne di luce brillanti /
nellacqua placata del porto). Suggestioni pascoliane sono percepibili in
Agosto in città (La
luce intermittente di una stella. / La luna arancione su una casa [
] in questo cielo
livido dagosto).
A volte lincanto nasce dallestrema sobrietà e parsimonia
di effetti verbali e ritmici come in
Londa lunga o in
Amore,
per cui si sarebbe tentati di parlare di un grado zero di letterarietà, fine
cui la Bachi sembra mirare nella sua ricerca di non affettata semplicità di
mezzi espressivi, raggiunta spesso nella seconda parte della raccolta. Ricerca di
essenzialità che non va mai disgiunta dal recupero di presenze smarrite nel
tempo, sepolte nella dimenticanza, di eventi, di cose, di persone e soprattutto di
unimmagine di sé restituita nei suoi lineamenti originari. Le coordinate
dello spazio e del tempo segnano lorizzonte in cui si muove la poesia dellautrice,
a partire dalla lirica della seconda sezione che dà il titolo allintera raccolta
Per misteriose strade
(Per misteriose strade sto seguendo / tracce di ciò che non conosco.
/ Per coincidenze sto osservando / segni di ciò che sto cercando).
Lavventura dellesistenza si configura come
cammino o come
viaggio
già nella prima raccolta in
Verso la luce (Ho camminato felice / perché tu ceri e la luce mi accompagnava
[
] lontana, estranea, sola nel mio cammino di donna [
] Ora ci sei: il mio viaggio
non è finito. / Ci muoveremo insieme).
Limmagine della strada le è familiare per designare
il suo passato (le strade già percorse in
Ritornare
bambina, come quella delle scale salite da sola
in
Le strade di Roma)
e sta a significare un percorso arduo intrapreso nella speranza di un evento decisivo
(Dovrò salire un giorno là / sulla collina ed aspettare ancora
/ tra tanti che tu mi accolga / e illumini le mie speranze in
Salirò alla casa di mattoni rossi).
La dimensione dello spazio è inscindibile da quella
del tempo, come si avverte sin dalla lirica dapertura
A
Monemvasia, città morta, roccia
consumata dal tempo, in cui la storia sintreccia, si fonde con il presente
e trova esemplare conferma in una delle liriche dalla struttura più elaborata,
Torino è, in
cui lo spazio è scandito dai ritmi e dai momenti significativi della storia
cittadina (una casa sul corso di fronte alle macerie della guerra,
una scuola,
gli amici, una gita in collina,
un corteo, una piazza, un comizio
una strada
del centro tra addobbi di luce / che annunciano il Natale). Lossessione del
tempo nemico che scandiva lora (
Il
sogno), nella sua inesorabile furia distruttiva (Non
si ritorna indietro / nel tempo che divora tutto. / Tra fioriture brevi lacqua consuma
sassi / che sembrano indistruttibili in
Il
torrente ad aprile), metaforizzata dallimmagine del temporale
[che] porta nel caos lordine delle cose che tu vedi (
Se
il temporale), langoscia della fine (Se fine ci
sarà a tutto quanto è stato, / se la storia umana svanirà nellombra
di un futuro / senza più presenze che percorrano il tempo in
Fino a quando), stimolano la ricerca
di momenti senza confini (
Momenti) o di un giorno per sempre (
Un
giorno come oggi), il desiderio infinito di superare
i limiti del tempo (
Ritornare bambina), nella speranza di una felicità eternata / nellattimo
in cui si osserva (
Lo studio di Enrico Paulucci).
La tensione al futuro, lattesa dellevento che simprime indelebile
nella memoria e faccia storia, accendono di luce e di colore la poesia
della Bachi, che attraverso una costellazione di immagini, dai gerani rossi
nella neve sul balcone in
Dicembre, alle rocce accese dal sole, verdi cespugli intorno in
Il disgelo, al fiore
spuntato alla begonia in
Aria di primavera, dà corpo ed espressione a uno sguardo lieve e delicato, ma
fermo, teso a scoprire nel presente una traccia che duri e sfidi il tempo, di
attimi che sembrano fissati in eterno, / di generazione in generazione (
La sera di Kippur) in cui si riscopre
e si rinsalda il senso di identità e di appartenenza a un popolo.
Giovanni Ramella