PREFAZIONE
Un giallo tra le parole, dichiara a tutte lettere il titolo: e va preso alla lettera. Infatti la vicenda è caratterizzata, più che da colpi di scena inaspettati ed emozionanti, dal bisticcio linguistico, dall’equivoco, dalla paronomasia, dall’annominazione, dalle figure etimologiche, dal cambio di lettera che sfiora lo scioglilingua, e non manca l’improvviso scoppiettare dei fuochi d’artificio delle rime, coadiuvate quando occorra da assonanza, consonanza e allitterazione.
Nelle indagini il Commissario Indaga (
nomen, omen) è assistito dal sergente Spallone («che era un po’ la sua spalla in quanto lo spalleggiava»), detto il Manetta (nome di aulica ascendenza: se non andiamo errati, era l’assistente del commissario Basettoni nelle avventure poliziesche di Topolino), nonché da un investigatore privato che si fa chiamare Marlowe («in ricordo di tanti film visti in gioventù»), come il protagonista dei romanzi di Raymond Chandler (per chi non lo sapesse, uno dei massimi esponenti dell’
hard-boiled school o del giallo d’azione che dir si voglia, e uno scrittore coi fiocchi), a cui sullo schermo hanno prestato la faccia attori come Humphrey Bogart e Robert Mitchum. Ma il nostro Marlowe ha ben poco del duro, e il suo contributo all’indagine si limita a qualche sporadica illuminazione, che peraltro avviene, con suo sommo disdoro, soltanto di notte. La compagnia è, dunque, bene assortita e non rifiuta nemmeno, quando càpitano, aiuti occasionali, come quello della signorina Ebe, la quale svolge, d’altra parte, anche il ruolo, che non può mancare in un giallo che si rispetti, di donna affascinante per quanto non fatale (ma il suo fascino, di cui rimane vittima in particolare il Manetta, si esercita soprattutto attraverso le molteplici citazioni in latino e la partecipazione trionfante ai vari giochi linguistici di cui il racconto è disseminato).
Come è nella migliore tradizione del giallo, per il primo omicidio si deve attendere poche pagine; ma l’indizio più importante è un’annotazione nel taccuino della vittima, che recita: «Seguire la pista della pasta col pesto, nel posto del pasto e nel vano del vino». E allora si capisce subito dove si andrà a parare. Se ne ha ben presto conferma: le indagini conducono i nostri eroi ad una delle tante feste di paese, dove un menestrello intona una canzone che ha per oggetto i fiumi (è un piccolo capolavoro): «Il Toce tace / sul Po c’è pace / e il Sesia giace / tra il profumo delle acacie. / Se sul Ticino / ti sto vicino / e l’Orco urla / e il Serio ti burla / un po’ con lascivia / vo’ sullo Scrivia / mentre la Dora / mi preme e accora». È soltanto l’inizio: si continua su questo tono per quasi un centinaio di versi.
A un’altra festa di paese, si gioca al gioco dei finti acrostici (parole vere vanno interpretate come se fossero una sigla formata dalle lettere iniziali, e come al solito la signorina Ebe sbaraglia gli avversari). Ce n’è per tutti, anche per l’incolpevole Editore: la guida del gioco «azzardò, per prova, una parola di sei lettere: GENESI, ma non aveva finito di pronunciarla che già la Ebe dette la risposta: – Gente Entrata Nelle Enciclopedie Senza Intrighi!». Che è, ci sembra, un bel complimento, o almeno un augurio per chi abbia la ventura di essere stampato da lui.
Per risolvere l’inghippo di un mistero sempre più fitto, il Commissario Indaga e i suoi più o meno estemporanei collaboratori non esiteranno a rivolgersi a una veggente, la quale li gratificherà di una risposta tanto sibillina quanto, alla prova dei fatti, chiarificatrice: «Il buco e lo speco e il ratto ratto è ritto e il rutto è rotto… Lui era mesto, prese il cesto e lasciò il resto… La pasta è condita col pesto… La vista sulla pista è vasta, il letto del lutto lotta col lotto ed il latte… Il palco sopra il palco e il talco del falco… C’è un corvo tra le corna del cervo e un altro hombre varcherà la porta delle ombre».
Non contento di stravolgere la lingua italiana, ogni tanto l’Autore se la prende con questo o quel dialetto: così che vien voglia di dire che con il
Giallo tra le parole ci troviamo pericolosamente a metà strada, incerti sul da farsi, fra
Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda e il
lasciatemi divertire! di Palazzeschi. Dato il mistero che regna sovrano, non vogliamo dire nulla di preciso sulla figura dell’Autore, ma siamo certi di non sbagliare affermando, in considerazione dell’esuberanza che traspare tra le righe e che non di rado si traduce in violenza iconoclasta, che si tratta di uno scrittore capace di rendere vivida l’immagine della gioventù, grazie alla sua esperienza che non è proprio alle prime armi.
Quanto allo scioglimento finale, che in un giallo, si sa, è quel che più conta, non anticipiamo nulla per non deludere le attese del lettore (e tuttavia possiamo almeno dire che non mancherà la sorpresa): se proprio qualcuno deve deluderle, lo farà autorevolmente l’Autore, e noi ce ne chiamiamo fuori, declinando ogni responsabilità. Intanto il lettore si goda la lettura, che è godibilissima.
Davide Puccini