PREFAZIONE
Lo specimen dellhaykay, almeno nella riscoperta che ne fecero i poeti francesi
ed italiani del secondo ottocento, ha una sua ben precisa collocazione geo-temporale
e cioè il Giappone a cavallo tra il 17º e il 18º secolo.
Esso si basava, oltre che su determinazioni strettamente letterarie, su principi
religiosi quali il Buddismo Zen, nonché sul convincimento filosofico che il
dolore fosse il fondamento del vivere umano. Da qui il bisogno di liberarsi da esso,
con la contemplazione e lelevazione dello spirito fino al contatto con lAssoluto,
tema poi ripreso da Schopenhauer e dai suoi seguaci.
Ma, nella sua essenziale compiutezza, lhaykay altro non è che la immediata
correlazione del verbo poetico con larcano della natura e dellEssere.
Questa perfetta corresponsione sembra talvolta essere troppo breve, ovvero più
ellittica e centripeta di quanto occorrerebbe, per una piena simbiosi lirica e quindi
per una maggiore compiutezza espressiva del pathos.
Ed ecco che già, nella stessa letteratura giapponese troviamo i Tanka,
con cinque anziché tre versi e complessive trentuno sillabe, secondo lo schema
5-7-5//7-7, invece che quello dellhaiku di diciassette sillabe in tre versi con
schema 5-7-5.
Michelangelo Cammarata intende lasciare intatta la sacrale scansione dellhaiku,
aggiungendo quasi un distico, non come margine, né chiosa, semmai come contrappunto,
un sintomatico sussulto di spontanea ispirazione, in quella che poi constatiamo essere
la sinallagmatica corrispondenza tra correlante e correlato.
Citiamo come exemplum lhaiku n. 16: Un mite
sguardo arpiona lorizzonte e vi si immerge (correlante), Sulla ribalta
variopinta lalba incede per le scale del mattino (correlato).
Questo stretto sinallagma, come operazione lirica invasiva, quasi work in progress,
diviene schema quasi fisso di tutte le composizioni, riservando generalmente alla
prima parte la funzione correlante dellispirazione poetica e alla seconda il correlato
oggettivo ad essa corrispondente.
A parte queste disquisizioni stilistiche e stechio-metriche, dobbiamo sottolineare
come limpianto scelto dal Nostro regga efficacemente e in modo congruo e piacevole
lungo tutta la raccolta.
Semmai questa assunzione di nuovi stilemi può suggerirci il trovarci di
fronte ad una svolta nellopera di Cammarata. In tal senso ci piace ricollegarci
alla precedente opera I germogli di Ground Zero, quale significativo vestibolo
a questa Amorosa cicala, citandone i versi della lirica Ambizione,
ove si proclama: lambizioneÖ di remare verso un futuro daria / riscattando
in bucoliche sequenze / un passato incompreso.
Queste bucoliche sequenze impolpano gran parte della presente silloge:
Uno scoiattolo si esibisce nel parco (3), Rotta
tra i fiori che picchiettano il prato (15), Scende
sul lago un confetto di luna (20), Presagio destasi
di fronte a un nudo dalba (35), Tenera scende
la rugiada adagiandosi sui chiari fiori (62), Glicine
a grappoli mi si affolla negli occhi (64), Nettare
in calici che la terra dischiude (67), e ancora Fiori
di campo sonnecchiano abbioccati lungo il sentiero (115),
Lucciole spente come cicche (142), Piante
e animali immersi nella gioia di questo aprile (143),
Sfarzosi oleandri recitano per strada (159), Lestate
sfoca quando il castagno infiora e il melo è neve (202),
e ancora altrove.
Molti di questi flash hanno una compiuta toccante bellezza quasi da idullion
greco: Danza damore di una rana. Il ruscello è sonnolento. Dai rami
titillati dal richiamo si sporgono le foglie (154).
Nella articolazione tematica con cui canta questa Amorosa cicala, possiamo
cogliere molti altri elementi di una erlebnis propria del nostro autore, importante
e suggestiva, ad esempio quello che ci riporta ad una istintiva sensualità
panica, quasi bergsoniano elan vital: Ciliegio in fiore. Il piacere
dei sensi sgruma la vita (104) e più scopertamente:
Fiori di pesco fluttuano nel giardino. Il pene pizzica le corde di un amore
mercenario fresco di brina (102) o Peperoncini
ardono a una finestra come passioni (157).
Fa da contraltare alla raccolta una affabulazione memoriale che opera come leitmotiv
ritornante: Un vecchio disco mi regala fruscii e nostalgie. La memoria ha movenze
nei solchi e tanta polvere di immagini (5).
Una affabulazione ora distesa: Se il giorno ha ombre forse il passato ha
acceso qualche rimpianto (57), ora coagulata in grumi
di spleen: Spento il presepe i pastorelli sciamano verso i cassetti
(79), Spenti ombrelloni ripiegano in letargo nei magazzini
(85) e Sullo scaffale il sorriso di un libro invita a
un tuffo nel lago di parole a scandagliarne linconsueto sentire (110),
Dentro il mio nido un cuculo ha deposto il suo passato. Ecco perché
sestrania il tuo ricordo che non sento più mio (114)
e ancora La tua ombra bevuta dalla sera si scioglierà ben presto in
un respiro (152).
In questo itinerario affabulatorio un posto a sé ha evidentemente Eros:
Lamore ha lacrime nel suo grembo ma anche rugiada in fiore (162),
Sul tuo volto il mio sguardo si placa (170). Lamore
ha quasi una sua trincea, riparo e sosta per una nuova avanzata: Sulla corteccia
il vecchio pino parla di nomi e amori (175).
Come generalmente avviene ai poeti Eros richiama leopardianamente il suo gemello
Tanatos. È il grande confronto di ogni poeta con larcano del tempo, onnivoro
ed impietoso, che ci avvicina ineluttabilmente alla morte: Una candela ha dentro
il suo futuro di poche gocce (195). Da questi versi esemplari,
tutta una teoria di immagini sacrificali al dio Crono: Il tempo passa fra le
imposte socchiuse (18), A cavalluccio sulle spalle
del tempo sgraniamo il cuore (36), Scrutando il
tempo si scorgono fantasmi ma anche cori (51), Un
libro si apre alle dita del tempo che lo richiudono (84)
e più efficacemente: Nella clessidra il passato è impalpabile
e teme il vento (132) o anche Dalle incombenti
regioni del dolore gronda il futuro (145).
Resta allora, ultima spes, quel diretto contatto con lAssoluto di cui
abbiamo detto: Una preghiera ha cavalcato il fiato di un pellegrino (186).
È ancora una volta il kantiano cielo stellato sopra di noi
che apre lultimo varco allo spirito in cerca della sua infinitudine e la poesia,
per questo transito, è uno dei veicoli più efficaci.
In conclusione possiamo ritenere positiva e stimolante questa nuova fase poetica
di Michelangelo Cammarata. Limpianto lirico della raccolta, volutamente ermetico
per esigenze di essenzialità ed immediatezza, ci porta ad esiti che valutiamo
certamente come apprezzabili, e per la varietà dei contatti ispirativi
e per la congruità delle risultanze nel sun-pathos instaurato con il lettore-fruitore.
Questa Amorosa cicala è canto e preghiera, esorcismo e celebrazione,
dialogo con la natura e con la vita, per riempire di aspettative e certezze questo
nostro breve esserci, acché non abbia a dissolversi in un pauroso ed
implausibile nulla, pesante quanto la stessa perdita delleternità.
Alfio Inserra