Lo svolgimento bipolare della poetica di Paolo Ferrara si è consolidato nell’alternare temi lirici a temi filosofici e nello sviluppo di una serrata dialettica tra emozione e ragione, tra dimensione finita della vita e sovradimensione indefinita del fluire del tempo. Il confronto del doppio, quindi, è l’espediente attraverso cui si avvia il percorso di ricerca intorno alla verità. Si tratta di una ricognizione bifase, capace di contrapporre due modi diversi di esplorare due mondi distinti, ma tra loro intimamente connessi: quello filosofico che sovrintende alla tensione di volere capire il reale, e quello emotivo, che demanda all’emozione di sentirsi parte viva, fragile ed effimera del mondo che costituisce il reale. In realtà, tutto ciò altro non rappresenta se non i due volti della letteratura e, meglio ancora, le due possibilità della poesia: quella connettiva e quella denotativa, cioè la parola pronunciata con l’intento vuoi di alludere alla natura delle cose vuoi di rappresentare, almeno per simboli, il fantasioso spettacolo dell’epopea delle cose.
Nel susseguirsi degli anni e delle opere pubblicate, ha finito per assumere una cifra caratteristica dell’autore la forma del suo dire poetico, che ancora una volta appare polarizzata su un contrappunto di osservanza e di rottura rispetto all’armonia e alle misure della tradizione e meglio ancora rispetto alla melicità e alla proporzione euritmica delle parti del discorso, come insegnerebbe la tradizione, ma che sovente viene contraddetta da una contrapposizione di discordanze, disfonie o sproporzioni degli elementi, volutamente ricercata da Paolo Ferrara per costruire una fuga antifrastica del discorso poetico, che rimane sempre aperto ed inquieto e che non si chiude mai nell’
hortus conclusus.
Sandro Gros-Pietro