La notte del pane (il riferimento preciso procede nel senso della riproposizione d’un rituale domestico, ricco di simboli che ineriscono alla stessa spiritualità della condizione umana: sia il lievito che dovrebbe essere principio di trasformazione spirituale, ma non lo è più per l’Autrice – “Cresce il lievito col pane / cresce l’angoscia” –, sia il pane stesso che dovrebbe configurarsi come nutrimento spirituale per eccellenza a tal punto che, in ebraico, “Berth-el”, la “casa di Dio”, ossia il betilo, la pietra eretta da Giacobbe, si è tramutato in “Berth-lehem”, la “casa del pane”, “locus sacer” della famiglia) non si identifica più come riferimento della nostra esistenza (“Il pane si rafferma nell’umidòre / di occhi invecchiati”), in quanto le parole che denotano e connotano il nostro cammino, sia storico sia sapienziale, come schegge impure “inquinano i ricordi”, tant’è vero che urge l’interrogativo: “C’è ancora spazio al ricordo / o è solo esaltante silenzio?”; quindi, non-parola.
Una raccolta poetica, quindi, breve, intensa, scabra, scritta con un linguaggio diretto ed essenziale, alle volte scarificato, che ha il pregio non comune di obbligarci a riflettere in un’epoca di vuoti trionfalismi.
Eraldo Garello